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Conversazioni pontine: Claudio Galeazzi

(Antonio Saccoccio) Buongiorno Dott. Galeazzi, tra le sue pubblicazioni figurano studi su Pontinia, ma anche su Latina, Sabaudia, Borgo San Michele. Quando e per quale motivo ha iniziato a occuparsi della storia del territorio?

(Claudio Galeazzi) Verso la seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso, gli studenti delle Scuole di Pontinia furono coinvolti nella ricerca di notizie su Pontinia in occasione dell’Anniversario della fondazione  ed inaugurazione della Cittadina. Non essendoci sul campo materiali o libri in merito, si rivolsero al sottoscritto, allora impiegato in Comune.
Al fine di dare notizie certe, non solo basate sulla memoria orale di chi aveva vissuto quei giorni, iniziai le ricerche nell’Archivio comunale e nelle varie Emeroteche: il risultato, oltre che erudire i ragazzi su quanto trovato, fu condensato nel mio primo libro, Pontinia. Appunti, annotazioni e documenti di interesse e di storia locale, del 1978.
E da allora è iniziato il mio interesse per la ricerca storica, basata soprattutto su documentazione.

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C. Galeazzi, Pontinia. Appunti, annotazioni e documenti di interesse e di storia locale, 1978

(A.S.) C’è una ricerca, uno studio in particolare che ricorda con emozione?

(C.G.) Ho coordinato il riordinamento dei documenti e l’inventario dell’Archivio Storico (dal 1934 al 1945) del Comune di Pontinia, effettuati dal dott. Oscar Gaspari e dal dott. Claudio Olivieri  conclusi nell’anno 1984.
Leggere le carte e i documenti conservati nell’Archivio storico del Comune è stata un’esperienza che mi ha portato a scoprire la vita vissuta della comunità in cui vivo e molte specificità ai più sconosciute.
Inoltre, uno dei passaggi fondamentali per chi fa ricerca è la disseminazione dei risultati raggiunti: rendere pubblico il proprio studio per presentarlo agli altri studiosi e fare in modo che sia accessibile per tutta la comunità.
Il mio Archivio personale raccoglie documenti originali o in copia  che sono serviti per le mie  pubblicazioni: Giornali d’epoca, Manifesti e Avvisi relativi all’occupazione germanica, planimetrie e progetti, fotografie d’epoca e contemporanee di Pontinia e delle Città di Fondazione, testimonianze varie.
Avevo una raccolta degli articoli della cronaca di Pontinia dal 1975 al 2005, divisi per anno, mese e giorno, che ho donato, per problemi di spazio, alcuni anni fa al Comune di Pontinia e sinceramente non so che fine abbiano fatto.
Poiché i miei 20 libri, oltre a saggi, articoli ed interventi su riviste specializzate,. riguardano la storia locale, il mio Archivio insieme alla mia biblioteca riguarda la Storia locale.
Personalmente ho messo sempre a disposizione di studenti, anche per tesi universitarie, le notizie e i documenti in mio possesso, chiedendo, anche se non sempre è avvenuto, la citazione.

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Pontinia, Chiesa Sant’Anna, Cresimati con Mons. Navarra Vescovo di Terracina, Anni Cinquanta

(A.S.) Lei ha accumulato esperienze in molteplici campi, è stato operaio, commerciante, docente, responsabile del Settore Servizi alla Persona del Comune di Pontinia, sindacalista, Consigliere dell’Amministrazione Provinciale di Latina, Assessore alla Cultura e alle Pari Opportunità della Provincia di Latina. Quanto queste singole esperienze sono state importanti nel suo percorso di vita? E quanto la hanno aiutata a comprendere la storia del territorio pontino?

(C.G.) Ogni singola esperienza è stata importante nel percorso della mia vita perché mi ha portato a conoscere e a vivere le varie situazioni, i vari stati di attività istituzionali e non.
È implicito che tutto ciò mi ha aiutato a comprendere, a capire e a vivere la storia passata e presente del nostro territorio, mescolata alla quotidianità di adulti e ragazzi che cercano di vivere la propria vita nonostante tutto.

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50° Fondazione di Pontinia, 17 dicembre 1984

(A.S.) Lei è stato Fondatore e Direttore del Museo comunale di Pontinia “La Malaria e la sua Storia”. Ci racconta come è nata e si è sviluppata questa iniziativa culturale?

(C.G.) L’idea di costituire a Pontinia un museo sulla malaria nell’Agro Pontino nasce nel 1986, all’indomani del riordinamento dell’Archivio storico e dell’Archivio dell’Ufficio Sanitario del Comune.
In quella occasione furono rinvenuti una serie di interessantissimi documenti sull’attività del Comitato Antimalarico di Littoria, prima e dopo la Seconda guerra mondiale, tra i quali alcune mappe, tavole colorate a mano, che illustrano con dei grafici la lotta antimalarica nella pianura pontina prima e dopo la Bonifica degli Anni Trenta.
Oltre a questo materiale, sono state trovate numerose confezioni di medicinali utilizzati nella prevenzione e nella cura della malattia, diffusa nella zona fino al 1949 e opuscoli del Comitato Provinciale Antimalarico.
Questo materiale fu utilizzato, ma solo in parte e per problemi di spazio, in due occasioni: per realizzare una Mostra sulla malaria in Agro Pontino, tenutasi la prima volta a Pontinia dal 14 dicembre 1986 al 25 gennaio 1987 e la seconda a Latina dal 27 febbraio al 20 marzo 1987.
Quindi il materiale costituì l’apposito Museo, che fu inaugurato il 19 dicembre 1993, in occasione del LIX Natale della Città.

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C. Galeazzi e C. Barbato, La malaria e la sua storia, 2004

(A.S.) Lei è stato molto impegnato anche in ambito ecclesiale.

(C.G.) Sono Diacono permanente, ordinato il 19 aprile 1998 e incardinato nella Diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno.
Sono Collaboratore pastorale presso la Parrocchia S. Anna di Pontinia.
Attualmente presto servizio volontario presso la Curia vescovile, dove, tra l’altro, il Vescovo mi ha nominato Notaio del Tribunale Ecclesiastico diocesano.
Dal 1991 sono Membro e Segretario della Commissione diocesana per l’Arte Sacra e i Beni Culturali.

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Claudio Galeazzi diacono

(A.S.) Ha una o più idee da proporre per il presente e il futuro di Pontinia e dell’Agro Pontino?

(C.G.) È una domanda che mi lascia un poco interdetto.
Nel corso dei miei anni vissuti in Pontinia (la prima volta vi giunsi il 12 ottobre 1968, proveniente da Sabaudia per dare origine ad un gruppo scout), ho cercato sempre di proporre e dare il mio impegno per la realizzazione di attività che potessero migliorare in tutti i sensi la vita e la conoscenza di questa cittadina.
Insieme ai Pontiniani abbiamo messo in atto realtà oggettive.
Ora mi si chiede di proporre idee per il presente e il futuro.
Orbene quello che propongo a chi di competenza, con tutto il cuore e lucidità mentale,  è di amare questa cittadina e tutto l’Agro: si sono chiuse, distrutte e abbandonate molte opere messe in atto con l’impegno e con il lavoro costante di uomini e donne.
È il nostro vissuto che, soprattutto adesso, – come ebbi già occasione di dire – ci insegna come la strada verso la complessità del futuro passa sempre attraverso il recupero del passato e non il suo oblìo o la sua distruzione.

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Claudio Galeazzi

Ancora Sibò e l’Agro Pontino in mostra a Roma (presso la galleria Futurism & Co, a cura di A. Saccoccio)

Dopo la mostra personale su Pierluigi Bossi (Sibò) dello scorso anno curata da Giancarlo Carpi, la Galleria romana “Futurism & Co” torna a esporre un’opera dell’aeropittore in occasione di una mostra intitolata I quattro elementi. Visioni futuriste, a cura di Antonio Saccoccio. Nella mostra la tela Dalle paludi alle città di Sibò è posta in dialogo con tre opere di altri pittori futuristi: Incendio nella città di Gerardo Dottori, Ritmi di rocce e di mare di Benedetta Cappa Marinetti e Paesaggio collinare di Alessandro Bruschetti.

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Qui sotto le annotazioni riguardanti l’aeropittura di Sibò tratte dal saggio scritto da Antonio Saccoccio per il catalogo della mostra, .

In diverse aeropitture di Sibò che rappresentano le nuove città sorte nell’Agro Pontino dopo la bonifica (Dalle paludi alle città, 1936-37; Sorvolando Littoria, 1937; Virata su Sabaudia, 1936 ca), emerge lo scontro tra aria, terra e acqua. Tale contrasto affiora nella caotica giustapposizione fra linee curve (le scie degli aerei, i profili ondulati costieri e del promontorio del Circeo) e rette (il tracciato regolare della nuova viabilità nell’Agro Pontino e gli edifici appena realizzati delle città di fondazione). La terra torna a vivere, è una “terra redenta”, si prende la rivincita sull’acqua e le paludi, che avevano paralizzato la vita in quel territorio per secoli. È una terra che, attraverso l’opera dell’uomo e l’impiego delle nuove tecniche, può finalmente sprigionare la propria energia. Tutto questo affiora anche nel coevo Poema della bonifica (1935) di Giuseppe Trecca: «L’assalto dei carri armati / travolge le zolle / groppe di terra nei filari / ondulosi, nerigni e riarsi / urlano le sirene / dei locomotori che giostrano tripudianti / è una mandria scatenata / che sconvolge i sogni pigri / della terra / e la risveglia con fischi laceranti». La bonifica integrale dell’Agro Pontino fu un grande esempio della capacità dell’uomo di impiegare le moderne tecniche per domare elementi e forze naturali. Un’opera pienamente futurista, tanto che lo stesso Marinetti in quell’occasione affermò lapidario: «Sono le macchine che dominano la natura».

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Pierluigi Bossi (Sibò), Dalle paludi alle città, 1936-37

 

Tentativi di bonifica (Monti, Feroniade)

Negli ultimi versi della Feroniade Vincenzo Monti riassume i coraggiosi tentativi di bonifica delle paludi pontine citandone i protagonisti: Appio Claudio Cieco, Cornelio Cetego, Ottaviano Augusto, Traiano, il re goto Teodorico, vari pontefici fino a Pio VI.

Non lagrimar sul tuo perduto impero:
Tempo verrà che largamente reso
Tel vedrai, non temerne, e i muti altari
E le cittadi e i campi e le pianure
Dai ruderi e dall’onde e dalla polve
Sorger piú belle e numerose e cólte.
D’Italia in questo i piú lodati eroi
Porran l’opra e l’ingegno. Io non ti nomo
Che i piú famosi; e in prima Appio, che in mezzo
Spingerà delle torbide Pontine
Delle vie la regina. Indi Cetego:
Indi il possente fortunato Augusto
Esecutor della paterna idea;
Al cui tempo felice un Venosino
Cantor sublime ne’ tuoi fonti il volto
Laverassi e le mani; e tu di questo
Orgogliosa n’andrai piú che l’Anfriso
Già lavacro d’Apollo. Ecco venirne
Poscia il lume de’ regi, il pio Traiano
Che, domata con l’armi Asia ed Europa,
Col senno domerà la tua palude;
E le partiche spade e le tedesche
In vomeri cangiate impiagheranno,
Meglio d’assai che de’ Romani il petto,
Le glebe pometine. E qui trecento
Giri ti volve d’abbondanza il sole
E di placido regno, infin che il goto
Furor d’Italia guasterà la faccia.
Da boreal tempesta la ruina
Scenderà de’ tuoi campi; ma del pari
Un’alma boreal, calda e ripiena
Del valor d’occidente, al tuo bel regno
Porterà la salute. E poi di nuovo
(Ché tal de’ fati è il corso) alto squallore
Lo coprirà: né zelo, arte o possanza
Di sommi sacerdoti all’onor primo
Interamente il renderan, ché l’opra
Immortal, glorïosa ed infinita
Ad un più grande eroe serba il destino.
Lo diran Pio le genti, e di quel nome
Sesto sarà.   .   .   .   .   .   .   .
.   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .

Natale Prampolini ringrazia Mussolini per l’incarico della bonifica pontina (lettera)

PRAMPOLINI A MUSSOLINI

Consorzio della Bonifica di Piscinara
Roma, 24 Giugno 1927

Eccellenza,
Rinnovando a V.E. i sentimenti di gratitudine per la benevola accoglienza usatami, mi permetto di ripetere le richieste che ho avuto l’onore oggi di illustrare:
1) Necessità, da parte del Ministero dei Lavori Pubblici, di aumentare gli stanziamenti di bilancio per dar luogo alle concessioni dei successivi lotti di lavori.
2) Predisporre fin da ora la possibilità di sconto dei contributi governativi e provinciali man mano che si matureranno per il procedere dei lavori presso gli Istituti parastatali di Credito.
In questo modo la promessa fatta a V.E. di ultimare i lavori entro un quinquennio sarà mantenuta, e la bonificazione dell’Agro Pontino inclusa in questo Consorzio, sarà effettuata.
Con profondo ossequio della E. V. Devotissimo, Prampolini.
Al Cav. Benito Mussolini
Presidente Consiglio dei Ministri, Roma

(tratto dal volume Natale Prampolini e le bonifiche (1915-1950), a cura di Daniela De Angelis e Nicola Tirelli Prampolini, Emigli editore, 2017)

Festa dei Musei 2017 al Museo della Terra Pontina

Sabato 20 maggio

Ore 21.00  Visita guidata in collaborazione con UICI, Progetto “Scopriamo… Scoprendo”

Ore 22.00 Esperienza sensoriale nello storico giardino dell’O.N.C. con le essenze autoctone e la partecipazione della Scrittrice Adriana Vitali Veronesi.

 

Domenica 21 maggio

Ore 18.00  Incontro con l’autore: “Quando la terra era promessa” di Mario Tieghi

Introduzione della Dott.ssa Manuela Francesconi, Direttrice del Museo della Terra Pontina. Presentazione del Prof. Giovanni Raponi

 

Orari delle visite guidate tradizionali al Museo nelle giornate di sabato e domenica:

10.00 – 12.00 -16.00 – 18.00 – 20.00

Argomenti della Visita guidata

· Sezioni del Museo: Scientifica, Trasformazione agraria, O.N.C., Quotidiano del Pioniere e Artistica.

· Giardino storico dell’O.N.C. con allestimento museale all’aperto del pre-bonifica.

· Postazioni relative alle Celebrazioni del Centenario della Grande Guerra 1915/18.

Presentazione del libro “Natale Prampolini e le bonifiche” presso il Museo della Terra Pontina

Venerdì 12.05.2017, alle ore 18,00, presso il Museo della Terra Pontina di Latina, si presenterà, a cura dell’arch. Francesco Tetro ed alla presenza degli autori, il libro NATALE PRAMPOLINI E LE BONIFICHE (1915-1950) di Daniela De Angelis e Nicola Tirelli Prampolini.
Si tratta di un’esaustiva raccolta di lettere d’archivio riguardanti la Bonifica dell’Agro Pontino, di Sibari, della Parmigiana-Moglia, della Grande Bonifica Ferrarese, dei Terreni Ferraresi, di Monte San Biagio-Fondi e dell’Albania.
Le lettere sono di Prampolini, Serpieri, Tassinari, Giuriati, Bianchi, Jandolo, Petrocchi ed altri, protagonista di una vicenda centrale nella storia d’Italia del XX secolo.
Il carteggio più ampio riguarda la Bonifica Pontina: dalle lettere si evince che il lavoro di Natale Prampolini fu difficile ed irto di difficoltà, che i finanziamenti diminuirono in modo disastroso dopo il 1932, che l’ingegnere reggiano ebbe vari problemi con ONC, con la Milizia Forestale, con le autorità di Littoria, Pontinia e Sabaudia. Dai documenti risalta poi il suo duro lavoro per far accettare il sistema consorziale in una parte d’Italia assai vicina, allora, al più profondo sud. Particolarmente significative sono poi le testimonianze degli anni della guerra, quando gli operai vennero richiamati in armi, cominciarono a mancare i materiali e Prampolini intuì che la zona rischiava di tornare allo stato ante-bonifica.
Del tutto inedite sono poi le carte che dimostrano che Prampolini accettò di occuparsi gratuitamente del vicino consorzio di Monte San Biagio-Fondi, che versava, alla fine degli anni Trenta, in pessime condizioni.
Il lavoro d’archivio sta dunque dissipando equivoci e veti, rivelando, ancora viva e parlante, una vicenda che ebbe come protagoniste delle forti personalità, disposte a collaborare con la dittatura ma non per questo asservite e docili, anzi, più che mai impegnate a far entrare il Paese nella Modernità.

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Mimma Negrosini Lucci: dagli anni Trenta nel podere di Tor Tre Ponti

Io ricordo ciò che mio padre mi raccontava, perché io della palude non ricordo nulla, sono arrivata nel 1932.

Mio padre viveva nella palude. Avevano bestiame: cavalli, mucche… Andavano alle fiere e guadagnavano qualche soldino per vivere. Una vita tranquilla, serena. Non si pretendevano tante cose. […] Mangiavano la polenta. Mangiavano molta caccia. VIvevano di caccia. Tant’è vero che la vendevano pure. Ogni settimana passava uno che ritirava questa caccia e la portava a Roma. […]

Io già da bambina avevo il mio ruolo in questa famiglia, perché  dovevo governare i conigli, i polli… Mamma e papà avevano il bestiamo. Quando sono diventata un pochino più grande, nel ’44, subito dopo la guerra, avevo 12 anni, dovevo governare 50 mucche: due stalle più il recinto. Però si faceva come una cosa normale, lavorare non era una fatica. La mattina ti alzavi, io non ho mai munto una mucca, perché quello lo faceva papà. Il lavoro è stato sempre per me una soddisfazione, non un peso. […]

Il podere aveva il bestiame, il grano, granturco. Non avevamo ortaggi allora. […] Noi eravamo tre persone, io, mamma e papà. Poi, nel ’53, mio marito è venuto a vivere qua.

VIcino a me c’era una famiglia che aveva 7 figli. Con tutti questi bambini si giocava, erano tutti allegri, uniti… Non era come adesso che ci si mette dentro casa… C’era anche il momento in cui si giocavo, Io mi ricordo la sera, quando si era finito tutto, che si era cenato, sul ponte, fuori, tutti i bambini, poi venivano altri vicini, si stava là, si vedevano le stelle, si facevano tante cose, cose belle. Si era di una serenità unica. Non c’era da pensare ad altro. Si vedeva al momento. Si era contenti e sereni.

Noi eravamo di Sermoneta. Io sono nata a Sermoneta, poi siamo venuti qui. La strada, ci si riuniva. Adesso non ci si conosce più, ma prima eravamo tutti uniti. […] Molte famiglie venivano dall’Alta Italia. Sulla mia strada era tutta Università di Sermoneta. Dall’Altra strada, invece, era l’Opera Nazionale Combattenti. E poi una cosa: mia madre, che aveva fatto la quinta elementare a quei tempi, leggeva. La sera questi ragazzi, anche questi dell’Opera nazionale, se c’era un libro, un romanzo, lo portavano a mia madre, e mia madre leggeva in continuazione. Noi tutti attorno a questo tavolo ad ascoltare mia madre che leggeva. […]

Abbiamo vissuto con i tedeschi in casa per una settimana. Noi tutti in una stanza sopra. Si faceva da mangiare con un fornelletto e un po’ di carbone. I tedeschi stavano sotto e in una camera sopra. […] Non hanno toccato niente, ci hanno trattato benissimo, nella nostra stanza non sono mai venuti. Però poi papà disse “così non è possibile, dobbiamo andare via”. E siamo andati via.

Questo mio zio, fratello di mamma, che non ha mai avuto bambini… Sono andati in tribunale e hanno fatto un’adozione e ho dovuto aggiungere un cognomei. […] Io ho due cognomi. Mi chiamo Negrosini, che è mio padre, Lucci, che è mio zio e Guglielmina di nome. Però mi chiamano Mimma, perché per Guglielmina non mi conosce nessuno. Tant’è vero tante volte arriva la posta: “Signora, ma lei da quando abita qua?”. “Ma io ci sono nata qui”. “Non la conosce nessuno”. Perché Guglielmina non esiste, solo sui documenti. Per tutta la zona sono Mimma.

(Mimma Negrosini Lucci, Tor Tre Ponti, 31 Gennaio 2014)

ImmagineIl ponte sul canale fa da ingresso al podere

ImmagineIl podere con vista sui monti Volsci

ImmagineUna caratteristica che rende unico il podere: le galline che vivono sugli alberi

ImmagineL’originale porta in legno del podere, ancora al suo posto.

ImmagineGuglielmina (Mimma) Negrosini Lucci: in questo podere dagli anni Trenta ad oggi

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Ecomuseo del Litorale Romano: il Litorale incontra la sua Storia

Le testimonianze dei possessori di memorie di storia del Litorale Romano nell’ultimo secolo e la raccolta certosina dei materiali documentari atti a illustrare, spesso con l’immagine in movimento, i tanti momenti di vita sociale e familiare delle comunità qui residenti, sono stati gli elementi determinanti per la costituzione degli archivi esistenti nell’Ecomuseo del Litorale Romano, fondato dalla Cooperativa Ricerca sul Territorio ad Ostia Antica e a Maccarese. Questo lungo lavoro di ricerca e conservazione di documenti familiari è stato reso possibile grazie al coinvolgimento e alla conseguente parteciapzione dei discendenti dei primi abitatori e delle genti che sono approdate sul territorio in tutti questi anni di espansione antropica e urbanistica. Alcuni di questi documenti sono stati presentati nella odierna edizione de Il Litorale incontra la sua Storia.

ImageImagePaolo Isaja e Maria Pia Melandri (Ecomuseo del Litorale Romano)

ImageImageImageImageAntonio Saccoccio (Ecomuseo dell’Agro Pontino) e Paolo Isaja (Ecomuseo del Litorale Romano)

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ImageLorenzo Iervolino (Ecomuseo del Litorale Romano)

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Visita all’Ecomuseo Valli di Argenta e Fiera degli Ecomusei

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ImmagineImmagineFulvio Porena (direttore CEDRAV – Umbria) con A. Saccoccio e A. Valerio

ImmagineEtelca Ridolfo (Ecomuseo delle Acque del Gemonese) tra Antonio Saccoccio e Angelo Valerio (Ecomuseo dell’Agro Pontino)

ImmagineGuido Donati (Rete ecomuseale del Trentino) tra Antonio Saccoccio e Angelo Valerio (Ecomuseo dell’Agro Pontino)

ImmagineHugues De Varine e il caso messicano: la comunità è proprietaria del Museo.

ImmagineDSCN9588_OKRossella, Angelo Valerio, Adriana Stefani (Rete Ecomusei del Trentino)

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La lunga vita piena di guai di un uomo qualunque (di Flavio Pietrantoni): il lavoro del padre, barozzaro, poi bracciante per la bonifica

Io sono nato a Cisterna di Roma il 29 ottobre 1924. Appena nato, il tempo necessario che mamma si rimettesse in sesto dopo il parto alle Castella (una frazione) a nord di Cisterna, lontana circa tre chilometri, dove lavorava mio padre in qualità di barozzaro per conto di un imprenditore agricolo il quale provvide a farlo alloggiare con la famiglia in un manufatto a forma cilindrica che sembrava castello (da qui il nome alla località). Era abitabile solo il primo piano, mentre al piano terra c’erano gli attrezzi da lavoro. Il compito di mio padre era trasportare cose, di conseguenza non stava quasi mai a casa, a volte tornava a casa la sera tardi, non aveva orario, si lavorava dall’alba al tramonto. […]

Lentamente passarno tre anni finchè trovò un altro lavoro e si trasferirono a Cisterna, presero in affitto una casetta di due stanze a Torrecchia di proprietà di Renato Salvatori; era una casetta isolata vicino la strada in mezzo ad un vasto terreno recintato. C’erano tante piante da frutto. Il lavoro che aveva trovato mio padre era sempre lo stesso, solo che prima faceva il trasportatore con le vacche, poi faceva il trasportatore con i bufali. Lavorava per conto del Duca Caetani al procoio di Foceverde dove erano ricoverate le bufale per la produzione del latte. Oltre che i prodotti del latte trasportava ogni sorta di merce, specialmente grano, che porvata al granaio di Cisterna.

La bonifica dell’agro pontino era ancora agli inizi pertanto si viaggiava su stradoni di terra battuta. L’unica strada era quella di Passo genovese che partiva da Foceverde fino a Barabini (oggi Borgo Piave), proseguiva per Cisterna passando per Sessano (oggi Borgo Pogdora) e arrivava a Cisterna. Il canale Mussolini ancora non era incominciato, perciò non si passava sul ponte. In estate si camminava relativamente bene ma d’inverno era un’impresa – direi – più che eroica. Figuriamoci guidare i bufali in mezzo a quella fanghiglia! Mio padre tutti i giorni faceva avanti e indietro trasportando sul baroccio carichi fino a dieci quintali. […]

Allora gli orologi non esistevano (almeno per i poveracci) il tempo non contava, quello che contava era il giorno e la notte, dove ti trovavi dovevi arrangiarti. Tutto questo durò un paio d’anni, poi incominciò a svilupparsi la bonifica integrale. Serviva tanta manodopera, c’era lavoro per tutti, il territorio si riempì di gente proveniente da tutte le parti d’Italia, e partirono gli scavi. Il primo fu il canale Mussolini che partiva da sotto la montagna di Norma e arrivava a Foceverde (mio padre fece carriera: da barozzaro diventò bracciante). Non avendo più a che fare con le vacche né coi bufali respirò: il nuovo lavoro era ugualmente faticoso però sapeva quando incominciava e quando finiva.

Il lavoro era a cottimo, appena attaccava gli davano un tot di metri cubi da scavare, quando aveva finito era libero.

[tratto dal volume autobiografico La lunga vita piena di guai di un uomo qualunque, di Flavio Pietrantoni]