Archivi tag: Latina

Pianificazione attività educative al Museo della Terra Pontina

Il Museo della Terra Pontina e l’Ecomuseo dell’Agro Pontino stanno pianificando una serie di attività educative rivolte a studenti della scuola primaria e secondaria.
Questo martedì Manuela Francesconi (direttrice del Museo), Ornella Donzelli (responsabile della didattica museale), Angelo Valerio (responsabile legale dell’Ecomuseo), Antonio Saccoccio (direttore tecnico-scientifico dell’Ecomuseo) si sono confrontati con alcune docenti dell’Istituto Comprensivo “Frezzotti-Corradini” di Latina per elaborare un percorso didattico per gli alunni di numerose classi scolastiche. Il percorso, suddiviso in due momenti coincidenti con i due quadrimestri, comprenderà una visita alle principali sale tematiche del Museo, l’illustrazione di vari progetti elaborati dal Museo, la visita alla mostra ecomuseale “Voci dalle acque” curata da Chiara Barbato e l’approfondimento di alcune idee e pratiche del processo ecomuseale. Parteciperanno agli incontri con gli studenti diversi collaboratori del Museo e dell’Ecomuseo.

Conversazioni pontine: Emilio Andreoli

La storia di Emilio Andreoli è certamente legata alla Andreoli Hi-fi, storica attività commerciale che per 52 anni è stata un punto di riferimento per i cittadini di Latina e non solo. Ma c’è molto di più, perché da tempo Emilio è diventato uno dei testimoni e dei narratori della comunità latinense, della vita, più o meno nascosta, che tutti i giorni ha animato e anima il capoluogo pontino.

 (Antonio Saccoccio) Buongiorno Emilio, partiamo da lontano. Cosa ricorda di quel giorno, nel 1968, in cui avete aperto Andreoli Hi-fi in Corso della Repubblica?

(Emilio Andreoli) Ricordo bene quel giorno, anche se avevo solo nove anni, era il 24 novembre del 1968 e al Supercinema davano “C’era una volta il West” di Sergio Leone. Quando mi capita di rivedere le foto dell’inaugurazione o il film, torno a quei momenti. Oggi sembra proprio un “C’era una volta…”. Il negozio lo progettarono due grandi designer di Latina, Tonino D’Erme e Gianni Brustolin, che allora erano molto giovani. Mio padre lo aveva voluto caldo e accogliente, chi entrava in quel negozio doveva sentirsi a casa. C’erano infatti un grande divano e due comode poltrone, per accomodarsi e ascoltare musica. Il pavimento era rivestito di moquette verde, sulle pareti stoffa verde, soffitto blu e i mobili di legno color noce. Sul soffitto due grandi lampadari, a scacchi di legno laccati bianchi, fatti a mano sul posto. Ricordo tanta gente all’inaugurazione, e tutti i vertici della Grundig, che allora era il marchio che andava per la maggiore. Purtroppo nella mia famiglia stavamo vivendo un dramma in quei giorni, perché mio nonno Emilio era stato ricoverato il giorno prima dell’inaugurazione per un malore, e il 26 novembre morì, aveva solo cinquantasei anni. Quindi nella mia mente  i bei momenti si intrecciano con quelli tragici. Comunque quel negozio fece scalpore, vennero a vederlo pure da fuori regione.   

Andreoli Hi-fi il 24 novembre del 1968, giorno dell’inaugurazione. Di lato il Supercinema con “C’era una volta il West”.

(A.S.) Il vostro negozio era un punto di riferimento a Latina per l’hi-fi. Ma la vostra fama andava ben oltre i confini cittadini.

(E.A.) Sì, era diventato un punto di riferimento, tanti clienti che venivano da fuori Latina. Avevamo clienti in tutta la Ciociaria, molti venivano dal sud pontino, Formia, Gaeta, Sperlonga, Fondi, ma anche da Roma. Tantissimi dai Castelli Romani, e qualcuno addirittura da Napoli. Avevamo prodotti di grande qualità e poi mio padre aveva applicato la politica del prezzo fisso, ma molto concorrenziale. Ricordo inoltre tanti clienti dell’est, rifugiati nel campo profughi “Rossi Longhi” di Latina, loro acquistavano soprattutto radio con le onde corte, c’era un modello della Grundig che aveva queste caratteristiche che si chiamava “Satellit”. Lo compravano per ascoltare le trasmissioni radiofoniche dei loro paesi.

L’accogliente sala interna di Andreoli Hi-fi

(A.S.) Oggi è certamente un altro mondo rispetto agli anni Settanta e Ottanta. Avete chiuso a marzo 2020, proprio quando è iniziato il lockdown nazionale a causa dell’epidemia da Sars-COV-2. È solo una coincidenza?

(E.A.) La decisione era nell’aria, ormai eravamo aperti solo per amore e per passione. La crisi economica, ma anche il modo nuovo di ascoltare musica non ci ha certo aiutato. Oggi si ascolta la musica dal cellulare, orribile per me, ma purtroppo è così. La cosa che mi ha fatto più piacere negli ultimi anni, è che molti ragazzi hanno tirato fuori i vecchi impianti dei loro papà, messi in cantina dalle loro mamme, e tanti erano stati acquistati nel nostro negozio. Certo che se la scelta di chiudere poteva essere reversibile, la pandemia e il relativo lockdown l’ha resa irreversibile. È stata senza dubbio una scelta dolorosa, ma non si può combattere contro i mulini a vento.

(A.S.) Da diverso tempo sta scrivendo e pubblicando articoli su Latina e dintorni. Da dove nasce questa sua passione?

(E.A.) La passione per la scrittura l’ho sempre avuta. Da ragazzo avrei voluto fare il giornalista, ma poi ho scelto l’indipendenza economica e quindi ho lasciato l’università e il mio sogno nel cassetto. Ho iniziato, quindi, a lavorare nell’azienda di famiglia. Le storie di Latina mi hanno sempre affascinato, poi è nato Facebook e ho cominciato a fare ricerche sulla storia del mio territorio. Due anni fa ho avuto l’occasione di frequentare un corso sostenuto dalla Regione Lazio di social media editor. Mi sono messo in gioco alla soglia dei sessant’anni, ho partecipato ai test di ingresso e sono riuscito a superarli. Alla fine del corso ho fatto uno stage nella rivista web “Fatto a Latina” e ho cominciato a mettere a frutto il percorso formativo, pubblicando ciò che più mi piaceva, le storie della mia città e anche del mio territorio.

(A.S.) Spesso sono storie di comunità quelle che lei racconta. Ad esempio quando ricorda “il giro di Peppe” o “i ragazzi del palazzo M”…

(E.A.) Mi sono sempre interessato ai fenomeni sociali che mi hanno circondato e che continuano a circondarmi. Non a caso il mio primo articolo è stato “Latina, dal giro di Peppe alla via dei pub”. Ho sfruttato la mia memoria e i cinquant’anni di negozio, dove ho visto passare di tutto. Ho visto formarsi lì davanti, sotto i portici, una delle più grandi comitive della città, che poi è stata anche l’ultima. Ho dedicato a quei ragazzi un articolo “I ragazzi del Manzoni, l’ultima grande comitiva di Latina”. Poi sono arrivati i centri commerciali, i social e i ragazzi del Manzoni sono spariti, lasciando un vuoto incolmabile nel centro della città. Nei miei racconti c’è tutto il mio vissuto, per me Latina è come un jeans sdrucito, un giubbotto di pelle consumato. Mi sono sposato molto tardi e quindi ho vissuto le sue strade, i suoi bar e i luoghi dove si formavano le comitive. Ora ho due figli, la più grande ha quindici anni e quindi continuo ad informarmi e tenermi aggiornato su cosa fa la gioventù di oggi, è un modo per non invecchiare.

La copertina del libro di Emilio Andreoli dedicato a Francesco Porzi “Biscotto

(A.S.) Ha anche scritto un libro di grande successo, quello su Francesco Porzi, il leggendario “Biscotto”. A cosa è dovuta secondo lei l’attenzione che i cittadini di Latina hanno dedicato a questa pubblicazione?

(E.A.) Biscotto è stato il primo mito della città, morto giovanissimo a soli ventitre anni. Era un ragazzo che piaceva a tutti, non solo per la sua bellezza, ma anche per i suoi modi e perché molto attaccato alle sue radici. Nonostante fosse diventato cittadino del mondo, lui amava Latina, amava tornarci e stare con gli amici di sempre. Era uno che sapeva mettere tutti d’accordo, sapeva fare comunità. Credo che il successo del libro sia stata proprio la sua storia che ha interessato, non solo i suoi vecchi amici, ma anche tantissimi giovani. Mi hanno scritto ragazzi di vent’anni per questo libro, magari di Francesco Porzi ne avevano sentito parlare dai nonni. Penso che questa città abbia bisogno di persone che conoscano il senso di comunità, identità e orgoglio delle proprie radici, Biscotto racchiudeva tutto questo. In una intervista alla sua fidanzata, l’attrice americana Monique Van Vooren, disse che il suo ragazzo era di Roma, poi si corresse subito e disse al giornalista di scrivere “Latina”, altrimenti Francesco si sarebbe arrabbiato molto.

Francesco Porzi seduto con alcuni amici al “giro di Peppe” di Latina
Francesco Porzi a New York, 1969

(A.S.) Lei è anche amministratore, con Mauro Corbi e Fabrizio Nicosia, del gruppo facebook più seguito di Latina: “Sei di Latina se la ami”. Mi sembra che stiate riuscendo a creare un senso di comunità anche attraverso i social network. È questo il vostro obiettivo?

(E.A.) All’inizio il gruppo è nato quasi per gioco. Tre amici appassionati di storia della città e dei suoi dintorni. Nei primi due giorni si sono iscritte quattrocento persone, che hanno iniziato a postare foto private, ovviamente lo sfondo doveva necessariamente contenere l’immagine di Latina. Abbiamo iniziato così a ricostruire la storia della nostra città, dalla palude a Littoria per arrivare a Latina. Una storia breve, ma così intensa e affascinante. Credo che con il nostro gruppo, che oggi conta più di tredicimila iscritti, ricostruendo un po’ della nostra storia, siamo riusciti a dare un piccolo contributo a quel senso di comunità, di cui questa città ha tanto bisogno. Certo non è stato facile gestirlo, abbiamo sacrificato molto del nostro tempo, però lo abbiamo fatto con passione infinita, anche se certe volte siamo stati accusati di essere fascisti, poi comunisti, ma noi siamo andati dritti per la nostra strada. Sono state scritte delle regole che abbiamo sempre fatto rispettare e continueremo a farlo. Sì, comunque il nostro obbiettivo, oltre a quello di fare comunità, è quello di far sentire il senso di appartenenza, per questo abbiamo deciso di chiamare il gruppo “Sei di Latina se la ami”.

Mauro Corbi, Emilio Andreoli, Fabrizio Nicosia, fondatori del gruppo Facebook “Sei di Latina se la ami” nel 2014

(A.S.) Concludo tornando al punto di partenza: Andreoli hi-fi. L’insegna del negozio è parte  della storia della città e ora possiamo ammirarla al MUG, il Museo di Carlo e Luigi Ferdinando Giannini, nei locali dell’ex tipografia Ferrazza in via Oberdan.

(E.A.) Quando Luigi Giannini mi ha chiamato per chiedermi se avessi piacere di mettere l’insegna nel museo, per un attimo ho pensato a uno scherzo o che non avessi capito bene. Poi il giorno dopo si è presentato in negozio e allora ho capito che faceva sul serio. Una cosa così prestigiosa come avrei potuto rifiutarla!? Ho pensato a mio padre, ai suoi sacrifici, alla sua attività nata nel 1957 con un piccolo negozio e laboratorio di riparazioni, di fronte le case popolari. Quando c’è stata l’accensione dell’insegna nel museo MUG di Giannini, per me e la mia famiglia è stato un momento di grande commozione che ricorderò per sempre, come se ci fosse stata una nuova inaugurazione.

Il giorno dell’accensione dell’insegna nel museo MUG

 (A.S.) Per concludere, lei ha qualche proposta per il presente e il futuro di Latina?

(E.A.) Ci sarebbero così tante cose da proporre, ma iniziamo dal presente. Alcune eccellenze che abbiamo sono poco conosciute e secondo me andrebbero valorizzate, come per esempio il conservatorio Ottorino Respighi, ci vengono a studiare pure da fuori. Ma non sarebbe bello far diventare Latina, la città della musica? D’altronde la nostra città ha tirato fuori diversi cantanti e musicisti di grande valore, penso a Tiziano Ferro e a Calcutta. Potrebbe essere un’idea creare nel centro storico delle postazioni, per far suonare i giovani studenti del conservatorio o le band locali. Un’altra eccellenza è l’istituto agrario San Benedetto, ai suoi studenti darei la possibilità di fare un orto botanico ai giardinetti. Poi illuminerei le statue e tutti i palazzi di fondazione, e con apposite targhe per raccontarne la storia. Insomma cercherei di uscire dalla tristezza del presente. Per il futuro immagino il Palazzo M di nuovo scuola/università/conservatorio, canali navigabili, il lago di Fogliano con il suo borgo restaurato per accogliere il turismo. Immagino un lido con una spiaggia immensa con tutti i vantaggi che ne conseguirebbero. Nell’immaginazione non tralascio i borghi, che rappresentano la storia più importante della nostra città, li vedo collegati con piste ciclabili e dotati di tutti i servizi. Insomma ce n’è da immaginare, in una città che ha mare, laghi, colline e un clima eccezionale.

(A.S.) La ringraziamo per la disponibilità e la passione con cui si sta impegnando per la comunità di Latina.

Immagine

Storia di Latina, percorso didattico interattivo (a cura di Ornella Donzelli)

terra-pontina-23gennaio

Immagine

Il paesaggio del Novecento al Museo Cambellotti di Latina

CAMBELLOTTI-2018_locandina

Immagine

“Le radici del futuro”, presentazione del processo ecomuseale (Ecomuseo dell’Agro Pontino presso Museo della Terra Pontina di Latina)

TERRA-PONTINA-2017_OK35-lit

 

“Le radici del futuro”: conferenza e presentazione del processo ecomuseale, a cura dell’Ecomuseo dell’Agro pontino.
Venerdì 23 giugno 2017 – ORE 18:30, presso il Museo della Terra Pontina, Palazzo ex O.N.C., Piazza del Quadrato 24, Latina.
 
INTERVENGONO:
Manuela Francesconi, direttrice del Museo della Terra Pontina
Felice Calvani, testimone della comunità lepino-pontina
Fabio Massimo Filippi, presidente Associazione Norbensis
Antonio Saccoccio, direttore dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino
Francesco Tetro, direttore del Civico Museo del Paesaggio di Maenza
Angelo Valerio, presidente Associazione O.N.D.A.
 
Progetto M.A.G.I.S.T.E.R. Università “Sapienza” di Roma – Protocolli d’intesa con Museo del Paesaggio di Maenza, Museo della Terra Pontina di Latina, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (A.I.I.G.), Amici dei Musei e Associazioni culturali pontine.
 
Al termine: DEGUSTAZIONE DI PRODOTTI LOCALI
 
ondaecomuseoagropontino@gmail.com
Immagine

Giornata Europea del Paesaggio 2016 (Ecomuseo dell’Agro Pontino – Latina, 3 aprile)

Giornata-Paesaggio_GANCI-3-4-2016-locandina-rid

Incontro tra gli operatori dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino e Gastone Gaiba, delegato della LIPU Latina

Visita al Centro di Educazione Ambientale gestito dalla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) di Latina, incontro con Gastone Gaiba, delegato locale, che ci mostra la casa cantoniera presso cui è ospitata la sede e il giardino didattico.

LIPU_1

LIPU_7

LIPU_5

LIPU_2

Gastone Gaiba e alcuni operatori dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino nel giardino didattico della LIPU Latina.

LIPU_6

LIPU_3

LIPU_4