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L’origine della località “Chiesuola” e la non più esistente chiesa di S. Carlo di Piscinara (di Francesco Tetro)

Ripubblichiamo l’articolo L’origine della località “Chiesuola” e la non più esistente chiesa di S. Carlo di Piscinara di Francesco Tetro, pubblicato l’11 febbraio 2008 sul quotidiano “Il Tempo” nella rubrica “Latina da vivere”. Tetro è referente scientifico per l’Ecomuseo dell’Agro Pontino e responsabile, con Antonio Saccoccio, del Centro Studi dell’Ecomuseo sito presso la Libera Università della Terra dei Popoli (Pontinia).

L’incrocio tra le strade La Cava, Chiesuola e Congiunte Destre, attraversato dal Collettore delle Acque Medie e un tempo da un ramo del tristemente noto Fosso Fuga degli Ebrei, è più conosciuto come La Chiesuola, intorno al quale si aggregarono durante la Bonifica una decina di abitazioni, una scuola e una chiesa. La località non diventò però mai un Borgo per lo scoppio del 2° conflitto mondiale; è noto però che avrebbe dovuto chiamarsi Borgo Tagliamento, in memoria dei sacri fiumi italiani, teatro della prima guerra mondiale, come avvenne per Borgo Isonzo e per Borgo Piave nelle località rispettivamente di Casale Antonini e Passo Barabino. Il toponimo Chiesuola però ricorda, non già la piccola chiesa posta attualmente all’incrocio citato, ma un’antica chiesa, ormai non più esistente, dedicata a S. Carlo da Sezze che, nei documenti antichi e nella cartografia sette-ottocentesca, viene indicata come S. Carlo di Piscinara dei Caetani. Furono infatti proprio i Caetani ad edificare questa piccola pieve e sono noti anche la data, il nome del Duca che la fece costruire e la ragione: Gaetano Francesco Caetani (1656-1716), nel 1691, per un voto che fece a S. Carlo da Sezze, per essersi salvato da un temporale, grazie al riparo offertogli da un’ imponente quercia. Quel sito abbandonato e spogliato di tutti i suoi arredi sacri, a causa del decreto napoleonico di confisca, che come rudere, anche consistente, rimase a testimoniare l’antico culto, negli anni Trenta venne completamente trasformato, grazie anche alla costruzione di una decauville che ad anello (da cui deriva il nome di una strada della località) trasportava da Monticchio il pietrisco necessario a realizzare le massicciate delle nuove strade di bonifica. Dell’antica strada, forse romana, percorsa dal Duca Caetani, che proveniva dalla via Appia, di cui nei campi spesso compare qualche basolo, non c’è più traccia, ma il luogo dove attualmente sono degli impianti sportivi coincide con il sito dell’antico culto di S. Carlo da Sezze. Ma il Caetani fu famoso soprattutto per ben altra ragione: la congiura contro il re di Napoli. Gaetano Francesco, che sposò Costanza, la pronipote di Urbano VIII e figlia di Maffeo Barberini, dal 1702 rinnegò i sentimenti filospagnoli che avevano caratterizzato la famiglia e fu parte attiva nella congiura contro Filippo V, che la casa d’Austria intendeva rovesciare dal trono del Regno di Napoli. Aderendo al progetto di congiura, Gaetano Francesco Caetani radunò a Sermoneta grosse truppe di banditi e di sgherri, un temibile esercito che fu spedito alla volta di Napoli in aiuto dei congiurati. Le cose però non andarono per il verso giusto e Filippo V, scoperta la congiura, condannò il Caetani alla pena capitale e alla confisca dei beni di Caserta (più tardi i Caetani furono costretti a vendere a prezzo politico il loro feudo napoletano sul quale poi verrà costruita la famosa Reggia), mentre il papa lo privò di Sermoneta e lo mise al bando. Papa Clemente XI, ovviamente filospagnolo, pare volesse addirittura distruggere la rocca sermonetana con un esercito di velletrani e di sezzesi, ma non riuscì nell’intento e si dovette accontentare dell’esilio del Caetani. Questi, dopo aver affidato i propri beni ai Barberini, i parenti acquisiti, si rifugiò ovviamente a Vienna con il figlio Michelangelo e con un piccolo seguito di fedelissimi sermonetani e solo nel 1711 potè finalmente lasciare l’esilio e rientrare nel pieno possesso dei suoi beni.

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Inaugurazione della mostra “Voci dalle acque” (Museo della Terra Pontina di Latina)

Blocchi rompi-flutti preparati per la foce del Rio Martino (fotografia storica)

I blocchi rompi-flutti preparati per la foce del Rio Martino (indicazione riportata sul retro della fotografia). Primavera del 1933 (sul retro)
Dall’Archivio Fotografico Digitale della Libera Università della Terra e dei Popoli.
Provenienza e proprietà: Archivio del XX secolo (Latina).

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Il paesaggio delle acque: Torre Astura

Astura (dalla preistoria all’epoca romana)

In preparazione della giornata di interpretazione ecomuseale presso l’Astura prevista per domenica 27 settembre, riportiamo alcune annotazioni di Francesco Tetro, referente scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino.

Nell’antichità il toponimo “Astura” si riferiva al fiume di Satricum; veniva chiamato così, insieme ad un’isola, da Plinio; “Stura” da Festo, “Storas” da Strabone, “Isturas” e “Istura” negli Itinerari. “Astura” è stato collegato con il termine greco “Asterìas” (airone) e con “Astir”, “Astur”, l’alleato di Enea ricordato da Virgilio nell’Eneide. Alla foce del fiume si costruì il porto di Satricum con banchine e ormeggi, da lì si poteva raggiungere l’entroterra fino all’importante centro volsco e agli accertati e consistenti resti di insediamenti precedenti (databili a partire dal XIV sec.).

Ma la presenza dell’uomo nella zona risale a decine di migliaia di anni prima; infatti sui rilievi debolmente ondulati, prospicienti il Canale delle Acque Alte, resti di antiche dune e terrazzi fluviali inquadrabili nel Pleistocene Pontino, si è rinvenuta una notevole quantità di oggetti (raschiatoi, piccole punte, bulini, grattatoi, lame, etc.) appartenenti a due facies ben distinte del Paleolitico medio (tipologia musteriana) e superiore (tipologia gravettiana finale): sono quello che rimane di stazioni all’aperto. Gli oggetti attualmente in fasi di studio sono stati raccolti sui terrazzi di un remoto corso d’acqua ed appartengono all’attività di cacciatori neandertaliani, che in cerca di selvaggina si fermarono sulla sommità delle antiche dune e vi insediarono i loro accampamenti. I musteriani prima, gli aurignaziani e altri gruppi del Paleolitico superiore in seguito, frequentarono quindi la regione.

Per un’immagine complessiva degli stanziamenti nell’area pontina è utile una visita al Museo Pigorini di Roma, che espone reperti dalla Preistoria alla Protostoria, oltre che plastici e sezioni-campione del terreno originale con evidenziati gli strati, la cronologia e una ricca documentazione di reperti.

La rada compresa tra il Castello di Astura e la Torre di Foce Verde, protetta dai venti settentrionali ed occidentali, con la foce del fiume offriva le migliori condizioni naturali per un ormeggio sicuro. Per la risalita della via d’acqua sicuramente si utilizzava il sistema del traino fino al centro più importante: Satricum. È facile comprendere come lungo tutto il corso del fiume, che corrisponde alla direttrice Colli Albani-Monti Lepini-Mare, si attestassero i primi insediamenti stabili legati proprio a tale penetrazione. Ma la guerra latina e la distruzione di Satricum fa decadere l’importanza dell’ancoraggio da un punto di vista commerciale, anche se nell’età imperiale il porto è una tappa consueta nei viaggi marittini, come attestano Svetonio e Plinio, accennando ai viaggi di Augusto, di Tiberio e di Caligola.

Successivamente un secondo porto costituirà la dotazione della villa costruita dopo il 45 a.C. sull’insula. La villa, erroneamente attribuita a Cicerone, passò a parte di un praedium (proprietà fondiaria) imperiale (la presenza di un porto di notevoli dimensioni lo proverebbe) e venne coivolta, probabilmente sotto Claudio, nel progetto più generale di ristrutturazione dei porti esistenti.

Cicerone aveva una villa non ancora identificata sulla costa: si ha infatti notizia di un suo soggiorno dopo la morte della figlia Tulliola, e che nel 43 a.C. da lì si imbarcò per Formia.

Della statio romana di Astura sulla Severiana si ha notizia dalla Tabula Peutingeriana, che riporta anche la distanza dalle altre stationes: sette miglia da quella di Antium e nove da quella di Clostris. Lunga tale strada, così chiamata perché sotto i Severi vennero selciati e razionalizzati tratti di viabilità precedente, si attestarono, solo nel tratto Anzio-Astura, una quindicina di ville costiere. Il percorso lungo il mare della Severiana è comunemente accettato e la cartografia antica (G.B. Cingolani, 1692 e G.F. Ameti 1693) mostra una via che ha lo stesso percorso dell’attuale Via Litoranea. Lo stagno parallelo alla Via Severiana e quindi alla duna tra l’Astura e la Torre di Foce Verde, costituendo la prosecuzione del Lago di Fogliano, ricostruibile dalle curve di livello e dalle quote, con andamento provato anche dalla natura geologica del terreno, venne utilizzato certamente come tratto naturale della Fossa Augusta. Il nome di tale fossa è convenzionale, ma corrisponde ad una lunga tradizione ed è perciò accettato da tutti i topografi. Progettata da Nerone, razionalizzava probabilmente strutture di età repubblicana e mettendo in comunicazione i laghi costieri tra loro, dava alle navi un percorso interno, permettendo di evitare la pericolosa navigazione esterna al largo del Promontorio del Circeo.

Paola de Paolis – Francesco Tetro, La Via Severiana. Da Astura a Torre Paola, Regione Lazio Ente Provinciale per il Turismo Latina, 1986

Presentazione dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino 2020

L’11 gennaio l’Ecomuseo dell’Agro Pontino ha presentato le proprie attività per il 2020, primo anno in cui l’Ecomuseo figurerà nell’Organizzazione Museale Regionale. È stata l’occasione  per sintetizzare e rivivere il lavoro svolto dal 2004 a oggi, facendo intervenire molti di coloro che si sono impegnati maggiormente per il processo, dai membri più attivi delle varie comunità locali ai tecnici ed esperti di varie discipline, ai rappresentanti del mondo politico e produttivo.
Hanno introdotto la prima parte della mattinata, che si è svolta presso il Museo della Terra Pontina (dal 2017 anche Centro di Interpretazione dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino), le operatrici ecomuseali Vittoria Lattuille e Monia Signore, passando il testimone al gestore dell’Ecomuseo Angelo Valerio e al coordinatore Antonio Saccoccio. Valerio ha riassunto la storia dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino, dalle fasi progettuali iniziali ai vari rapporti con le comunità, le associazioni e le istituzioni locali. Dopo i saluti del Direttore del Museo della Terra Pontina Manuela Francesconi, che ha illustrato la storia del Museo e le attività formative portate avanti con l’architetto Ornella Donzelli, si è voluto ricordare il geologo Giancarlo Bovina, tra i principali animatori dell’Ecomuseo nelle sue fasi iniziali, e ringraziare la Rossato Group per aver contribuito alla realizzazione dei pannelli didattici esposti in sala. Sono quindi intervenuti: l’ex direttore del Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino Stefano Salbitani, che ha ricordato l’importante Protocollo d’Intesa stipulato nel 2007 con l’Ecomuseo; l’architetto e storico dell’arte Francesco Tetro, che ha illustrato un suo recente studio sulla toponomastica; Rita De Stefano e Giulia Sirgiovanni, presidente e vicepresidente dell’Istituto Pangea, hanno riassunto le attività dell’Istituto, soprattutto in campo formativo; Nicola Giampietro, responsabile Progettazione e Sviluppo Locale della Camera di Commercio di Latina.
Il sindaco di Latina Damiano Coletta ha mostrato il suo apprezzamento per l’idea di partecipazione e condivisione che emerge nel processo ecomuseale. Il consigliere regionale Enrico Forte, che ha presentato la legge sugli ecomusei nel 2013, ha spiegato l’importanza culturale di questa proposta, precisando che al centro del processo debba esserci l’idea di “comunità” più che quella di “identità”. Il coordinatore dell’Ecomuseo Antonio Saccoccio ha ribadito che l’obiettivo non è far rivivere il passato o abbandonarsi a sentimenti nostalgici, ma ricostituire la continuità perduta con il passato per avviare un processo di sviluppo locale, ovviamente sostenibile, con un rinnovato spirito comunitario. Giosuè Auletta, promotore dell’Ecomuseo del Lazio Virgiliano, ha illustrato il suo progetto, a partire dalle nostre radici latine.
Sono poi intervenuti i membri di alcune delle comunità locali: per Tor Tre Ponti Felice Calvani, impegnato a valorizzare le eccellenze e tipicità locali in campo ortofrutticolo; per Sabaudia Stefano Menin e il consigliere con delega ai percorsi culturali Francesca Avagliano; per Norma Fabio Massimo Filippi, ideatore del Norbensis Festival; per Latina Adriana Vitali Veronese, memoria storica della città, e Simone Di Leginio, presidente dell’A.N.C.R. sezione di Latina; per Sonnino Maurizia De Angelis, Pino Lattanzi e l’assessore Gianni Celani, che hanno avanzato proposte in campo educativo e produttivo (olio EVO prima di tutto, ma non solo); per Vallecorsa Davide Mirabella ed Ernesto Migliori, impegnati rispettivamente nella valorizzazione della cultura del lino e in quella dei terrazzamenti; per Sezze Roberto Vallecoccia, che ha presentato un originale progetto per l’impiego della canapa. È intervenuto anche l’assessore al bilancio e al patrimonio culturale del Comune di Terracina Danilo Zomparelli, che si è mostrato interessato all’Ecomuseo. Ilaria Nappi ha ricordato a tutti che l’Ecomuseo aggiorna costantemente il proprio sito web ed è presente sui principali social network (facebook, twitter, instagram).
Linda Siddera ha quindi introdotto la seconda parte della giornata, che si è svolta a Casale del Giglio. Qui Antonio Santarelli ha personalmente condotto per oltre due ore il gruppo alla scoperta della sua azienda, dai vitigni alle varie fasi della vinificazione. Santarelli ha portato avanti un enorme lavoro di selezione per individuare i vitigni italici e internazionali più idonei al microclima aziendale. Inoltre ha curato alcuni vitigni autoctoni del Lazio, riscoperti in zone limitrofe all’azienda, come la Biancolella di Ponza e il Bellone di Anzio. Il successivo momento del rinfresco è stato occasione per intessere e consolidare rapporti per le future attività dell’Ecomuseo.

Fotografie di Vittoria Lattuille, Monia Signore, Antonio Saccoccio

Il paesaggio delle acque: per una progettazione dello sviluppo locale (presso Libera Università della Terra e dei Popoli)

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Fotografie di Alfonso Simone

I Caetani tra Otto e Novecento (conferenza a cura di Francesco Tetro)

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I Caetani tra Otto e Novecento (a cura di Francesco Tetro)

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“Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà”, un pezzo dell’Agro Pontino in esposizione a Villa Torlonia

Martedì 5 giugno l’Ecomuseo dell’Agro Pontino organizza una visita ai Musei di Villa Torlonia per l’inaugurazione della mostra Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà, curata da Daniela Fonti, responsabile scientifico dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti, e Francesco Tetro, ideatore e direttore del Civico Museo “Duilio Cambellotti” di Latina e membro del Comitato scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino.
La mostra, come prevedibile, documenta il fortissimo legame di Cambellotti con l’Agro Pontino (leggere la presentazione della mostra più in basso, dopo la locandina).

L’appuntamento è alle ore 15.30 presso la Stazione di Latina.
L’inaugurazione della mostra è prevista per le ore 18.00.
I Musei di Villa Torlonia sono in via Nomentana, 70 – Roma.

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Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà
Inaugurazione martedì 5 giugno, ore 18.00
A cura di Daniela Fonti e Francesco Tetro
Musei di Villa Torlonia
via Nomentana, 70 – Roma

La cerimonia d’apertura sarà tenuta dal Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele
Presidente Onorario della Fondazione Cultura e Arte

COMUNICATO STAMPA

Il mondo d’immagini di Duilio Cambellotti
in mostra nei Musei di Villa Torlonia
Casino dei Principi, Casino Nobile e Casina delle Civette illustrano con circa 200 opere il lavoro multidisciplinare dell’artista romano

Musei di Villa Torlonia
6 giugno – 11 novembre 2018
Roma 24/05/18 Con la mostra monografica Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà, la città di Roma avrà l’opportunità di conoscere nelle sue diverse sfaccettature l’opera di uno degli artisti più versatili della prima metà del ‘900, in un contesto museale fra i più affascinanti di Roma Capitale.
Nel verde della storica Villa Torlonia, all’interno dei prestigiosi spazi del Casino dei Principi e del Casino Nobile, integrati nel percorso dalle famose collezioni di vetrate Liberty della Casina delle Civette, viene presentato un percorso monografico che consente di ricollocare ed apprezzare appieno il lavoro multidisciplinare di un artista spesso presente nei più grandi eventi espositivi nazionali e internazionali.
La mostra – promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dall’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti di Roma, dal Civico Museo “Duilio Cambellotti” di Latina e realizzata con il fondamentale sostegno della “Fondazione Cultura e Arte”- è curata da Daniela Fonti, responsabile scientifico dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti e da Francesco Tetro, ideatore e direttore del Civico Museo “Duilio Cambellotti” di Latina.

Duilio Cambellotti (Roma 1876-1960) fu orafo, ceramista, illustratore, pittore, scenografo teatrale e cinematografico, costumista, infine fotografo e collezionista (anche di ceramiche popolari, acquisite dal Civico Museo del Paesaggio di Maenza, LT); ma soprattutto fu uno scultore originalissimo che la più recente storiografia artistica identifica come il vero antagonista del dinamismo plastico boccioniano.

La mostra si confronta con la difficoltà implicita di esporre il lavoro di un maestro che utilizza costantemente tecniche diverse e che lavora in ambiti e situazioni artistiche (e anche socio-politiche) sempre differenti; tenacemente aderente allo spirito del suo tempo, ma attingendo al patrimonio di una figuratività di stampo classico – sempre reinterpretata e reinventata – che rende il suo mondo d’immagini assolutamente originale e riconoscibile.

L’esposizione è articolata in due sedi distinte: la parte più cospicua è ospitata nelle otto sale del Casino dei Principi mentre una sezione dedicata alla scenografia e una “galleria” di sculture” concludono la mostra nella sede del Casino Nobile. Si aggiunga, quale integrazione ideale alla visita la collezione permanente di vetrate liberty e déco ospitata nella splendida Casina delle Civette. Nel Casino dei Principi una sequenza di sale tematiche impagina un serrato racconto costituito da circa 230 opere, all’interno del quale si ricomprendono sei decenni d’intenso lavoro. Dopo l’avvio che lo vede abile incisore e cesellatore nell’inquieto mondo degli artisti decoratori di fine secolo, Cambellotti si misura con il tema della modernità, di cui è palcoscenico la città contemporanea, progettando per le industrie artistiche nazionali e straniere e disegnando per esposizioni, banche e teatri splendide affiche pubblicitarie (Progetto per palo – sostegno, 1896 ca.; Manifesto per l’Esposizione Nazionale di Torino del 1898, 1897), non mancando tuttavia d’interrogarsi sui cambiamenti sociali che il progresso aveva introdotto nella vita degli uomini (La falsa civiltà, 1905). La brillante società borghese della capitale – allora emergente – che si riflette nelle sinuose e avvolgenti forme del Liberty, si colloca agli antipodi di quel mondo ancestrale che nel primo decennio l’artista va scoprendo nella Campagna Romana, già ritratta poeticamente dagli artisti eredi di Nino Costa, ma che malaria e miseria sembravano aver chiuso in un sigillo di eternità senza tempo (Campagna arata, 1912).
Il dualismo fra modernità e arcaismo, che faceva di Roma neo-capitale una città unica al mondo, si riflette per un ventennio nel suo lavoro di progettista e decoratore; nella storica Esposizione del Cinquantenario (per la quale disegna il manifesto ufficiale Roma 1911), non lontano dal raffinato villino de La Casa (la rivista cui collabora fin dal 1908), figura la “sovversiva” Capanna dell’Agro, esplicita rappresentazione delle condizioni dei braccianti nomadi del territorio pontino, ma anche manifesto del lavoro sociale compiuto insieme al gruppo umanitario dei sostenitori delle “Scuole per i contadini”.
Il profondo rapporto con il mondo naturale dell’Agro Pontino influenza in modo definitivo il suo orizzonte di scultore che nei decenni successivi sarà popolato dall’incessante interpretazione plastica delle creature che popolano da secoli quel paesaggio; i cavalli al galoppo sfrenato o curvi ad abbeverarsi, i bufali lenti, il nervoso puledro, i tori accosciati e le placide mandrie su cui vigila il silenzioso buttero avvolto nel mantello e nel silenzio della palude (Conca dei bufali, 1910; Il buttero, 1918-1919).
La mostra mette inoltre costantemente a confronto le due direzioni operative: il lavoro di ideatore di arredi per le abitazioni private, iniziato con le vetrate artistiche negli anni dieci e portato avanti nei due decenni successivi con la progettazione di mobili, stoffe, ceramiche, piccoli bronzi (Tavolo dei timoni, 1912; Le curiose, stipo 1923) e la dimensione pubblica dell’artista capace d’interpretare nella grande scultura e nella pittura monumentale le aspirazioni di autorappresentazione del regime fascista, impegnato in grandi imprese collettive (la bonifica delle Paludi, la progettazione delle città nuove, l’edificazione di palazzi pubblici in tutta Italia). Dalle sculture monumentali per esterni ai cicli pittorici e scultorei ideati per Littoria (Latina) e per il territorio pontino, fino alla progettazione integrata (di pitture parietali, stucchi e arredi mobili per il Palazzo dell’Acquedotto di Bari nel 1931-1932), proseguendo fino agli anni del secondo dopoguerra, emerge il profilo di un grande artista, attivissimo fino all’ultimo e sempre fedele ad un’idea dell’arte nutrita di alte idealità ma anche concepita come servizio prestato alla collettività; un protagonista della prima metà del secolo passato che riconosce nel lavoro per il teatro, al quale si è dedicato per tutta la vita (illustrato dalle fotografie e dalle splendide maquette allestite nel Casino Nobile), l’espressione più completa e comunicativa di quell’idea di arte totale – d’ispirazione wagneriana – sulla quale ha modellato per decenni il suo lavoro.
Il catalogo, a cura di Silvana Editoriale, conterrà saggi dei curatori Daniela Fonti e Francesco Tetro e di Giovanna Alatri, Francesca Maria Bonetti, Alberta Campitelli, Carlo Fabrizio Carli, Monica Centanni, Anna Maria Damigella, Daniela De Angelis, Elena Longo, Nadia Marchioni.
Ufficio Stampa Csc vision
Via di Ripetta, 22 – 00186 Roma
sara.torquati@cscvision.com
347 579 8854

SCHEDA INFO

Titolo mostra Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà

Luogo Musei di Villa Torlonia, via Nomentana 70, Roma

Apertura al pubblico 6 giugno – 11 novembre 2018

Inaugurazione martedì 5 giugno ore 18.00

Orario Da martedì a domenica ore 9.00-19.00
La biglietteria chiude 45 minuti prima
Giorni di chiusura: lunedì
La biglietteria è presso il Casino Nobile

Biglietti Biglietto Casino Nobile e Mostra presso il Casino dei Principi
€ 8,00 biglietto intero per i residenti a Roma; € 7,00 biglietto ridotto per i residenti a Roma; € 9,00 biglietto intero per i non residenti a Roma; € 8,00 biglietto ridotto per i non residenti a Roma;

Biglietto unico integrato Casina delle Civette, Casino Nobile e Mostra presso il Casino dei Principi
€ 10,00 biglietto “integrato” intero per i residenti a Roma; € 8,00 biglietto “integrato” ridotto per i residenti a Roma; € 11,00 biglietto “integrato” intero per i non residenti a Roma; € 9,00 biglietto “integrato” ridotto per i non residenti a Roma;

Rimane invariato il costo del biglietto per la Casina delle Civette:
€ 5,00 biglietto intero per i residenti a Roma; € 4,00 biglietto ridotto per i residenti a Roma; € 6,00 biglietto intero per i non residenti a Roma; € 5,00 biglietto ridotto per i non residenti a Roma;

Ingresso con biglietto gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali; Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti di Roma; Civico Museo “Duilio Cambellotti” di Latina

Promossa da A cura di Daniela Fonti, Francesco Tetro

Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)
www.museivillatorlonia.itwww.museiincomune.it

Servizi museali Zètema Progetto Cultura

SPONSOR SISTEMA MUSEI CIVICI

Con il contributo tecnico di Ferrovie dello Stato Italiane

Servizi di vigilanza Unisecur srl

Organizzazione mostra GALLERIA RUSSO
In collaborazione Fondazione Cultura e Arte
Con il contributo tecnico di MEF; Agenzia Telesia S.p.A, Ciù Ciù Winery
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tel. +39 066789949
fax. +39 0669920692

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