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I cippi confinari di Sonnino (di Giuseppe Lattanzi)

L’antica festa pagana dei Terminalia celebrava  i confini resi sacri da una cerimonia in onore del dio Terminus. In questo contesto la posa di un cippo di confine detto termine prevedeva il sacrificio di fondazione: la linea confinaria  sarebbe durata solo dopo aver sgozzato e bruciato un animale sacrificale assieme ad offerte di incenso, frutta, miele e vino.  La festa di Zeus TERMINUS  si celebrava  il 23 febbraio ultimo mese del calendario romano.

Il tema del confine, che caratterizza l’antenna sonninese dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino, valorizza una vocazione del territorio, in vario modo percepita e rappresentata nella vita sociale contemporanea.

La storia sonninese ha continuamente avuto a che fare con questioni riguardanti i confini. Sonnino era la “Frontiera” celebrata nelle cronache e nell’iconografia europea per l’indole ribelle dei suoi abitanti, briganti di fama, impegnati in contese e conflitti territoriali con le comunità limitrofe. Per questo motivo il paese è entrato nell’immaginario dei viaggiatori del “Grand Tour” e ancora oggi vanta, tra le sue principali manifestazioni, una processione che in occasione dell’Ascensione percorre a lume di torcia i confini del comune.

Per molti secoli i confini comunali sono stati quelli dello Stato della Chiesa.

Il 20 giugno 1838 sotto il regno di Ferdinando II (1810-1859) e il pontificato di Gregorio XVI (1765-1846), iniziarono ufficialmente le trattative per dare un confine stabile e condiviso ai due stati.

Il 26 settembre 1840 venne firmata la convenzione di confine che poneva termine a più di due secoli di contenziosi territoriali tra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie. Il confine, lungo circa 500 Km, non era mai stato ben definito. «…La incertezza in cui trovasi per vicende di tempi in molti punti la linea di confine, che segna lo Stato pontificio dal Regno delle Due Sicilie […] che rimonta a tempi lontani, ha gravemente turbato, al pari che turba tuttavia la pace e la tranquillità delle popolazioni limitrofe, causa sempre rinascente di contese e misfatti» .

I confini naturali non erano sempre presenti per cui si resero necessari segnali artificiali come «…piccolle piramidi, o obelischi, o colonne di proporzionata consistenza».

L’articolo 3 della convenzione esprimeva i principi a cui si doveva sottostare per costruire una adeguata linea di confine. L’utilizzo di massi o colonnine per demarcare una linea di divisione risale ai tempi più antichi. I Romani con il dio Termine, ereditato dagli Etruschi, diedero il nome a quello che oggi comunemente si definisce come cippo di confine.

Per identificare i due stati dalla parte pontificia furono incise le chiavi decussate (incrociate) di San Pietro con sotto l’anno, mentre dalla parte borbonica si  incise il giglio con il numero progressivo dal mar Tirreno al mar Adriatico.

La forma dei TERMINI doveva essere cilindrica nella parte esposta con un lieve cappelletto sferico o conico in testa sul quale dovevano incidersi le linee direttrici. La parte esposta era lavorata a buccia d’arancia e doveva essere alta 1,10 m. con un diametro di 40 centimetri. La base doveva avere la forma di un parallelepipedo di circa 40 cm. Le colonnette di dimensioni maggiori  non dovevano misurare più di 1,80 m. Il peso variava dai 7 ai 12 q.

Dei 686 Termini messi in opera quelli dal n. 1 al 17 riguardarono la zona di Terracina. Furono posizionati dal 9 novembre 1846 al 17 novembre 1846. Nella zona di Sonnino furono posizionati quelli  dal n. 18 al 47. Gli scalpellini, che avevano anche l’obbligo del trasporto, operarono dal 18 novembre  al 14 dicembre 1846.

Sotto ogni colonnina in una scatola di legno venne posta una medaglia di ghisa detta “testimone”. Su di essa sono riportati gli stemmi di Ferdinando II Re delle Due Sicilie, di Papa Gregorio XVI  e di Papa Pio IX  .

L’operazione di demarcazione dell’intero confine , dal Mar  Tirreno a quello Adriatico, durò dal 9 novembre 1846 al 18 settembre 1847.

Giuseppe Lattanzi

(responsabile scientifico del Centro di Interpretazione locale dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino “Museo Terre di Confine” di Sonnino)
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Termine n. 22 (Pero Ciavolone 1)

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Termine n. 32 (Località Fossa del Tavanese)

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Termine n. 1 (Foce del fiume Canneto, Terracina)

Fotografie tratte da: Giuseppe Albrizio, Le mie passeggiate
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Terminalia, festa dei confini. Inaugurazione del Centro di Interpretazione di Sonnino

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Sonnino: incontro con operatori ecomuseali e sopralluogo

Ieri incontro organizzativo tra operatori dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino presso il Comune di Sonnino, una delle antenne dell’Ecomuseo. Presenti, tra gli altri, il coordinatore Antonio Saccoccio, il gestore Angelo Valerio, il sindaco di Sonnino Luciano De Angelis, l’assessore al Bilancio Gianni Celani, gli operatori museali ed ecomuseali Maurizia De Angelis e Pino Lattanzi.
Argomento dell’incontro è stato lo sviluppo dell’antenna ecomuseale di Sonnino, gli elementi patrimoniali che potrebbero essere valorizzati, le risorse umane e gli strumenti da utilizzare per la valorizzazione e lo sviluppo locale (mappe di comunità, interviste, inventario partecipato, paniere dei prodotti tipici etc.).
Prima della riunione, sopralluogo al centro storico medioevale di Sonnino, un piccolo gioiello ben curato ma ancora troppo poco conosciuto anche da chi abita in Agro Pontino.

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Il paesaggio delle acque e dei briganti (itinerario ecomuseale)

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Il brigante “imprigionato”: Gasbarrone, Sonnino e il Museo Lombroso di Torino

Ripubblichiamo l’articolo apparso su Editoriale Oggi il 23 febbraio 2014, in cui si ripercorre parte della vicenda che vede protagonisti il brigante Gasbarrone, la città di Sonnino e il Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” di Torino.

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