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Sonnino, Museo Terre di Confine: presentazione del libro “Polvere d’Africa” di Marco Novati

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Sesta Giornata di Studi sulla Triplice Cinta a Sonnino

Alcuni momenti della Sesta Giornata di Studi sulla Triplice Cinta, tenutasi a Sonnino (14 agosto 2022).
Relazioni di Giuseppe Lattanzi, Vito Lattanzi, Marisa Uberti, Sabrina Centonze, Giovanni Barella.

Fotografie di Vittoria Lattuille, Angelo Valerio, Eros Ciotti, Antonio Saccoccio.

Sesta Giornata di Studi sulla Triplice Cinta (Sonnino, 14 agosto 2022)

Giuseppe Lattanzi (Direttore Scientifico Museo delle Terre di Confine, referente scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino)
La classificazione urbanistica del Centro Storico medievale di Sonnino
Abstract – Il ben conservato centro storico di Sonnino si presenta con una pianta particolarmente interessante per gli studi di urbanistica medievale. Il suo schema radiocentrico rappresenta la
grande novità urbanistica operata proprio nel Medio Evo. La sua origine è orientale? Oppure è frutto della nuova struttura sociale prodotta dal fenomeno dell’incastellamento? In ogni caso la
presenza di questi due elementi in rapida successione può aiutare a capire la grande particolarità sonninese.

Vito Lattanzi (Antropologo e Fondatore Museo delle Terre di Confine)
Il valore culturale del gioco e le Terre di Confine
Abstract – Il rapporto tra gioco e la complessità culturale riscontrata nel comprensorio delle Terre di Confine fanno della triplice cinta un grafito particolarmente interessante per la comprensione dei rapporti sociali nel procedere della storia.

Marisa Uberti (Centro Studi Triplice Cinta – CSTC)
Gli obiettivi del CSTC nell’ambito dell’analisi statistica quantitativa (censimento internazionale) e qualitativa fin qui condotta, con particolare riferimento alla regione Lazio.
Abstract – La relazione presenta gli obiettivi del CSTC nell’ambito dell’analisi statistica quantitativa (censimento internazionale) e qualitativa fin qui condotta, con particolare riferimento alla regione Lazio, che si qualifica al primo posto in Italia per numero di esemplari documentati (32% del totale nazionale), principalmente diffusi nelle province di Latina e Frosinone. Nei borghi medievali arroccati su rilievi collinari si assiste ad una elevata concentrazione di tavolieri da gioco, nella fattispecie Triplici Cinte (alias filetti o tavole-mulino), la cui datazione non è da liquidare superficialmente ma va contestualizzata per capire il valore sociale e aggregante del soggetto perlomeno fino alla metà del secolo scorso per poi, come altrove, entrare gradualmente nel dimenticatoio. A Sonnino la massiccia presenza di tali schemi sparsi un po’ ovunque nel centro storico deve incuriosire e stimolare la ricerca di risposte, verosimilmente situate negli usi e nei costumi della tradizione locale, aprendo al contempo un interessante confronto con paesi urbanisticamente simili situati nell’Italia Settentrionale. Oltre all’aspetto ricreativo, tuttavia, il censimento mondiale dimostra che una piccola ma significativa casistica non è ludica, poiché esistono esemplari incontrovertibilmente impossibili come schemi da gioco e che rispettano alcuni precisi parametri. In base alla ventennale analisi qualitativa condotta, è stato possibile individuare quattro grandi gruppi alternativi al gioco, discussi in questa sede. Non si tratta di una valenza simbolica univoca e i casi illustrati permetteranno facilmente di capire perché. La corretta metodologia di ricerca che coniuga ricerca sul campo, confronti multidisciplinari e aggiornamenti dalla letteratura internazionale, apre le porte a un mondo affascinante rimasto inesplorato per secoli.

Sabrina Centonze (redattrice rivista Mathera)
Tabulae lusoriae graffite: le acquisizioni lucane in ambito rupestre e subdivale
Abstract – L’intervento riguarda i graffiti acquisiti negli ultimi anni in Basilicata, con particolare riferimento ai siti rupestri e subdivali del territorio di Matera. La relazione finale verterà sui dati emersi analizzando una lastra lapidea riscoperta al Museo Archeologico Nazionale Domenico Ridola, che presenta un campionario di tabulae, simboli e parti figurate di grande interesse storico, che hanno permesso di collegarla a un blocco di calcarenite erratico, ancora parzialmente affrescato, proveniente da una chiesa rupestre della zona.

Giovanni Barrella (Centro Studi Triplice Cinta, Società Speleologica Italiana, Gruppo di Ricerche Archeologiche di Luino)
La presenza della Triplice Cinta nel territorio della Daunia
Abstract – La relazione prende in considerazione la presenza della Triplice Cinta nel territorio della Daunia, che corrisponde all’incirca all’attuale Capitanata e provincia di Foggia. I luoghi in cui tale simbolo è presente possiedono un forte legame con il sacro e a tal proposito si cerca di proporre una possibile interpretazione, contestualizzando lo stesso simbolo da un punto di vista sia spaziale che temporale. Inoltre, la Triplice Cinta in Daunia verrà messa in rapporto con altri simboli di cui il territorio è estremamente ricco; simboli lasciati da pellegrini diretti alla Sacra Spelonca del Gargano, eremiti, viandanti, monaci, cavalieri, sovrani. Il fascino di tale territorio si mescola con il fascino di simboli che attraversano i secoli e si caricano di valenze tra sacro e profano. Un vero e proprio viaggio iniziatico dell’uomo con i suoi sentieri e i suoi archetipi.

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Peregrinatio della Lampada Marciana e del Vangelo di San Marco (Sonnino, 20 aprile 2022)

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Centenario della nascita della poetessa Elena Bono (presso Museo Terre di Confine di Sonnino)

Sonnino (poesia di Dante Bono)

A guardalla
da ‘ncima la Madonna,
t’è la forma
de ‘nna scolamaccarùne
arevotata,
co glié vicolétte rípede
co tante cemase1
e le case colle fenestrélle
strette strette,
come vócche raperte,
pittate
una deversa dall’ètra:
turchine, rósce,
azzurre e gialle.
Ió paese è ‘ncastrato
a ‘nno scenario aspro
che gode quase l’ombra
deglio monte delle Fate,
co ‘nno mucchio de case,
una che aregge l’ètra,
comm’a ‘nno meracolo,
quase tenissero paura
de scivolà.
E Tu San Marco méio,
protiggeio bóno
sto paese,
non gn’jabbandonà.
perché, se Tu te ne scurde,
po’ ì a fenì
pebballe2 alle Piève.

1 Cemàsa (s.f.): spazio esterno della casa antistante alla porta d’ingresso, sorretto con scala esterna.
2 Pebballe (avv.): laggiù, dalla parte di sotto.

Progetto ecomuseale “C’è In-Pronta” (presentazione pubblica)

Ottimi l’interesse e lo spirito comunitario durante la presentazione pubblica del progetto ecomuseale “C’è In-Pronta”, in risposta al bando per le “Comunità Educanti”, gestito dall’impresa sociale “Con i Bambini” e rivolto a tutti gli enti del terzo settore.

Sono intervenuti: la Prof.ssa Dolores Fernandez per l’Università Sapienza di Roma, che ha coordinato l’intero progetto; il Sindaco di Sonnino, Luciano de Angelis; il Direttore del CAF in Europrogettazione dell’Università “Sapienza” di Roma, Prof.ssa. Paola Campana; Beatrice De Paolis, Maria Giulia Di Lizia, Marina Nanni, Andrea Borsato, Andrea Di Matteo e Massimiliano Marcuccio, studenti protagonisti del percorso di apprendimento; il Presidente dell’Associazione ONDA, Angelo Valerio; il Museo Terre di Confine; Associazione Brigante Antonio Gasbarrone; Associazione Turistica Pro Loco di Sonnino; Istituto Comprensivo Statale Leonardo Da Vinci; Global & Local Srl; Il Seme della Gentilezza; Libera Università della Terra e dei Popoli APS; Associazione Sportiva Dilettantistica Città di Sonnino; Tunuè Srl; Concerto Bandistico V. Bellini Città di Sonnino; Associazione culturale Crescere con Gioia.

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La comunità ecomuseale come aggregatore di pensiero educativo e strumento di cooperazione locale (presentazione pubblica)

Il 29 aprile è stato presentato, tramite la piattaforma Chairos, il progetto “C’è In-PRONTA” in risposta al bando per le “Comunità Educanti”, gestito dall’impresa sociale Con i Bambini e rivolto a tutti gli enti del terzo settore. L’invito a presentare proposte “esemplari” per sostenere o creare le “comunità educanti” intese come comunità locali di attori (famiglie, scuola, singoli individui, reti sociali, soggetti pubblici e privati) era rivolto a tutte le organizzazioni che, a diverso titolo, hanno la responsabilità nell’educazione e nella cura dei minori che vivono nel proprio territorio e che si trovano, oggi più che mai, in situazioni di povertà educativa.

Il progetto ha, come obiettivo specifico, l’Utilizzo della Comunità Ecomuseale, come aggregatore di pensiero educativo e strumento di cooperazione locale, per ridurre la povertà educativa di Sonnino, coinvolgendo minori e famiglie in interventi co-creativi di musealizzazione diffusa in rete.

L’intero iter progettuale, dal disegno del progetto all’invio della proposta è stato realizzato all’interno del percorso di Alta Specializzazione in Europrogettazione dell’Università La Sapienza di Roma, Facoltà di Economia, sede di LT, di cui è direttore la Prof.ssa. Paola Campana. Tale progettualità è stata sviluppata dagli studenti del corso nel quadro di uno dei project work esperienziali, coordinato dalla Prof.ssa. Dolores Fernandez.

Il percorso di apprendimento alla progettualità bassato su metodologie di learning on the job, ha visto protagonisti gli studenti Beatrice De Paolis, Maria Giulia Di Lizia, Marina Nanni, Andrea Borsato, Andrea Di Matteo e Massimiliano Marcuccio. Un gruppo di studenti che ha messo tutta la sua energia a supporto della rete di organizzazioni impegnate ad avviare la comunità educante di Sonnino. Tale simbiosi tra studenti e territorio ha restituito come beneficio un progetto di sistema co-progettato da tutti.

Capofila del progetto è l’Associazione ONDA, coordinatore dell’Ecomuseo dell’Agropontino che si avvale di in partenariato composto da 11 organizzazioni: Comune di Sonnino con i servizi sociali e il Museo Terre di Confine – Associazione Brigante Antonio Gasbarrone – Associazione Turistica Pro Loco di Sonnino – Istituto Comprensivo Statale Leonardo Da Vinci- Global & Local Srl – Il Seme della Gentilezza – Libera Università della Terra e dei Popoli – Associazione Sportiva Dilettantistica Città di Sonnino – Tunuè Srl – Concerto Bandistico V. Bellini Città di Sonnino – Associazione culturale Crescere con Gioia.

Il progetto C’è In-PRONTA sarà presentato in diretta sul canale Facebook di Global & Local il 7 maggio alle ore 16.00 con la partecipazione del Comune di Sonnino e di tutte le organizzazioni del partenariato. Interverranno il Sindaco di Sonnino, Luciano de Angelis; il Presidente dell’Associazione ONDA, Angelo Valerio; il Direttore del CAF in Europrogettazione di Sapienza Università di Roma, Prof.ssa. Paola Campana, e gli studenti che hanno partecipato al Laboratorio coordinato dalla Prof.ssa. Fernandez.

Gli studenti Europrogettisti, in project team, metteranno in evidenza il percorso di co-progettazione partecipata che hanno attuato con i portatori di interesse, articolato in desk check documentale, rilevazione di informazione tramite questionario, 13 riunioni di lavoro bilaterali e un incontro finale di presentazione della proposta progettuale, in plenaria.

Il progetto ha messo in evidenza che la chiave di volta della nascita e del radicamento della nuova Comunità Educante, nel territorio di Sonnino, sta nel coinvolgimento di molte associazioni diverse tra loro che, ognuna nel proprio ambito di esperienza, riuscirà a creare “contributo valoriale ed esperienziale” per la riduzione della povertà educativa. Tuttavia, purchè tale contributo non si disperda nel tempo, vanificando la creazione della Comunità educante, l’accordo preso tra le parti verrà suggellato tramite un patto educativo di Rete e con l’impegno, visto che non sono gli unici player presenti e attivi sul territorio, a non essere un circolo chiuso, ma una realtà accogliente, pronta ad ampliarsi in futuro qualora altri soggetti desiderassero aderire. In tal senso, all’interno del progetto, è stato avviato, anche, un processo di gemellaggio con una comunità educante della Regione Sicilia.

Si ringraziano tutti gli attori coinvolti per il prezioso contributo fornito e con l’auspicio che il progetto possa essere scelto per dar vita ai preziosi laboratori creativi e interculturali che sono previsti dal programma delle attività.

Per partecipare alla diretta, segue la pagina facebook di Global & Local: https://www.facebook.com/fondoeuropeo

Dolci della tradizione pasquale dei Monti Lepini e Ausoni (ricette)

Nei paesi collinari dei Monti Lepini e Ausoni i dolci pasquali hanno una lunga tradizione. Si dividono in due grandi gruppi: dolci lievitati con lo stesso impasto delle ciambelle cresciute (o ricresciute), ma con la caratteristica sagoma di “pupa” (la bambolina) o di “cavalluccio”; dolci a base di ricotta, senza farina. Abbiamo raccolto alcune ricette da nostri informatori residenti nei paesi di Sermoneta, Cori, Sezze e Sonnino. Ringraziamo tutti per la preziosa e amichevole collaborazione, buona pasqua e buoni impasti.

CORI: “Torta di ricotta corese” (ricetta di Caterina Pistilli)

Per Pasqua, non può di certo mancare la torta di ricotta della tradizione contadina del mio paese.
Una vera squisitezza nella sua semplicità, aromatizzata da rum, vaniglia, caffè e cannella, che danno a questa torta un sapore e un profumo che mi riportano lontano nel tempo.
Un tempo che profumava di semplicità, di cose fatte con il cuore, di voci di donne che risuonavano nei vicoli del mio piccolo paese. Di vaniglia e di cannella, che impregnavano l’aria.
Quando da ragazza ero aiutante nel negozio di generi alimentari di mia mamma e le nostre clienti venivano ad acquistare tutti gli ingredienti, le loro voci coloravano e animavano la piccola bottega, discutendo talvolta sul procedimento o altresì sulle dosi degli ingredienti da utilizzare.
Ingredienti che sono per lo più ad occhio come tradizione vuole.

DOSI
1 kg di ricotta di mucca o di pecora
500 grammi di zucchero
5 uova
3 cucchiai di caffè in polvere
150 grammi di cioccolato fondente grattugiato
Una fiala di aroma vaniglia
Due fiale aroma rum
3 cucchiaini di cannella in polvere

PROCEDIMENTO
In una planetaria o a mano unire la ricotta allo zucchero.
Incorporare le uova una alla volta.
Aggiungere tutti gli ingredienti.
Assaggiare (anche da cruda è buonissima) e sistemare l’impasto in una teglia.
Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 30 minuti
Quando la superficie sarà dorata la torta sarà pronta.
La torta si conserva in frigorifero per 4 o 5 giorni.

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Torta di ricotta corese realizzata da Caterina Pistilli

SERMONETA: “Torta di ricotta sermonetana” (ricetta di Adele e Gloria Monti)
È un dolce tipicamente sermonetano, di solito si prepara per la Pasqua.

DOSI.
1 kg e ½ di ricotta
15 uova (se la ricotta è asciutta), 7/8 uova (se la ricotta è umida)
4 etti di miele
1 bicchierino di sambuca
Cannella q.b. per una spolverata

PROCEDIMENTO.
Impastare la ricotta con le uova e il miele solo e rigorosamente a mano. Non usare lo sbattitore, perché crescerebbe troppo l’impasto.
Aggiungere la sambuca e continuare a impastare.
Sistemare l’impasto in una teglia.
Cuocere in forno a 180 gradi, per circa 40 minuti.
Sfornare e spolverare con la cannella.

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Torta di ricotta sermonetana

CORI: “Pupe e cavagli” (ricetta di Caterina Pistilli)

Dolce della tradizione contadina, molto semplice e poco goloso. Veniva preparato durante la settimana della Pasqua dalle mamme come regalo per i loro figli, ognuno avrebbe avuto il suo. Simbolo di prosperità e abbondanza.
Mia mamma mi racconta che lo ricevevano in dono la domenica di Pasqua e lo mangiavano il giorno dopo, a Pasquetta. Lo portavano con sé nella scampagnata nei campi.
Mia nonna per i figli maschi faceva il ferro di cavallo, molto più semplice da realizzare, ma lo stesso molto gradito. Venivano cucinati nei forni a legna del paese, poiché non tutte le abitazioni avevano il forno a disposizione.
Ogni donna preparava il dolce nelle proprie abitazioni e poi, tutte insieme, andavano, con i testi appoggiati sopra la testa su una corona formata da un grosso fazzoletto, al forno del quartiere a cucinarlo.
Io ho voluto riprendere questa tradizione saltando la generazione di mia mamma, lei non li ha mai realizzati.
Ho imparato dalla ricetta della famiglia di mia suocera e di sua sorella, zia Giustina.
Ora per le mie figlie è un classico, lo pretendono ogni anno e a me fa molto piacere accontentarle.
Anche se effettivamente è un dolce poco goloso e molto semplice, ottimo per la colazione, pucciato nel caffè latte.

DOSI.
4 uova intere
10 g di bicarbonato di sodio
20 g di cremore tartaro
4 etti di zucchero
1/2 bicchiere di olio
1/4 di latte
Arancia grattugiata
Liquore a piacere, circa un bicchierino da caffè
Un kg di farina 00
Confettini colorati per decorare e zucchero Semolato

PROCEDIMENTO
In una ciotola o nella planetaria incorporate le uova con lo zucchero, poi il latte, l’olio, il liquore e la scorza di arancio.
Unire il cremore tartaro e il bicarbonato e poi la farina poco alla volta.
Lasciare l’impasto amalgamato e morbido il giusto per poterlo lavorare con le mani per fare le pupe. Io mi aiuto con il cucchiaio.
A cucchiaiate formare due sagome per la testa e per il corpo direttamente su carta forno in teglia, mettendo poco impasto perché lievita moltissimo.
Per fare i capelli e tutti i particolari fare l’impasto più duro e aggiungere il cacao per differenziare i particolari.
Fondamentali sono le sisotte e l’uovo legato a forma di croce.
Appena formate le sagome, spennellare la superficie con uovo battuto o latte freddo in modo da fare attaccare i confettini e lo zucchero semolato.
Cuocere in forno caldo a 180 gradi per circa 30 minuti finché non sono dorate.
Unica raccomandazione: cercare il più possibile di mantenere l’impasto morbido per renderlo anche piacevole al gusto.
Con queste dosi vengono 3 pupe piccole e 2 cavalli.

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Pupe e cavaglio realizzati da Caterina Pistilli (Cori)

SONNINO: “Pupa e cavagliuccio” (ricetta di Francesco Verdone, detto “Ciccio”)

Pupa e cavagliuccio sono due dolci tipici della cucina sonninese che si regalavano ai bambini per il giorno di Pasqua. Oggi ci sono uova di cioccolato e colombe e quasi nessuno li fa più. Con lo stesso impasto si realizzano anche le ciambelle cresciute.

Per tener viva la tradizione Maurizia De Angelis (che ringraziamo), membro della Pro-Loco di Sonnino, presidente dell’Associazione Fra-Menti e referente locale dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino, si è recata presso il laboratorio di Americo Leoni, in pieno centro storico, e ha intervistato il pasticciere Francesco Verdone, conosciuto da bambino come “Ciccino”, che ha spiegato come realizzarli. “Ciccino” è il figlio di Maria Grazia, nota in paese come “la fornara”, perché era proprietaria del forno della zona della Brigata a Sonnino. Maria Grazia ha lasciato in eredità al figlio il suo sapere acquisito in decenni di esperienza.

Qui il video in cui Maurizia De Angelis dialoga con il pasticciere Francesco Verdone. Le riprese sono state realizzate da Candido Paglia, che ringraziamo, del sito www.sonnino.info .

DOSI (in passato le quantità non erano misurate in grammi, ma in pugni o al massimo bicchieri)
5 uova
1 bicchiere di olio EVO
1 bicchiere di latte
2 bicchieri di zucchero
20 grammi di lievito di birra
1 pizzico di sale
1 bustina di vaniglia
Semi di anice
Sambuca
Farina q.b. per l’assorbimento

SEZZE: “Spaccatelli” (ricetta di Antonella Costantini ereditata dalla mamma Annunziata)

DOSI
12 uova
1 kg di zucchero
1 bicchiere di latte
150 grammi di strutto
1 limone grattugiato
Farina (quanta ne serve)

PROCEDIMENTO
Il procedimento è piuttosto semplice, non si ha bisogno di lievitazione.
Impastare bene le uova, lo zucchero, il latte, lo strutto e il limone grattugiato con la farina, come per preparare una pasta frolla.
Formare delle pagnottelle tondeggianti.
Con un coltello fare un’incisione a forma di croce (x) sulle pagnottelle.
Mettere in forno per mezz’ora circa.

SEZZE: “Tortoli” (ricetta di Antonella Costantini ereditata dalla mamma Annunziata)

DOSI
40 uova
1 kg e ½ di zucchero
1 bicchiere di sambuca
¼ di litro d’olio
½ litro d’acqua
1 limone grattugiato
Una pagnotta di pasta di pane lievitata
Farina (quanta ne serve)

PROCEDIMENTO
Preparare un impasto con la pasta di pane lievitata e tutti gli altri ingredienti.
Se l’impasto è troppo liquido, aggiungere altra farina. Non c’è una dose fissa di farina, ci si regola a seconda della consistenza dell’impasto, di quanto “tira l’impasto”.
Preparare delle pagnottelle di pane e metterle a lievitare.
La lievitazione dura circa 7/8 ore.
Infornare e cuocere a bassa temperatura. Le pagnottelle devono cuocere molto lentamente per evitare che restino crude.
In passato, si metteva di solito a lievitare di sera e la mattina del giorno dopo si infornava le pagnottelle.

Tortolo sezzese (Pasticceria “Bontà setine” di Laura e Loretta)

Trascriviamo ora le ricette dei dolci pasquali locali raccolte da Adriana Vitali Veronese nel suo volume Latina in cucina. Aromi e sapori antichi e nuovi, Latina 2013. Adriana è una collaboratrice storica dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino.

Ciambelle di magro
Comunissime in tutta la provincia per la Pasqua: 1 tazza di olio, 1 tazza di vino, 1 tazza di zucchero, 1 pizzico di cannella e farina quanta ne occorre per un impasto di giusta consistenza. Cuocere in forno a calore moderato. Qualcuno aggiunge anche un po’ di cacao per renderle più brune e anche semi di anice per renderle più aromatiche.

Ciammellone (Ciambellone)
Di solito si prepara a Pasqua: 4 uova, 4 etti di zucchero, ¼ + ½ quarto di latte, 1 bicchiere medio di olio, una grattatina di buccia di limone, 1 bustina e ½ di lievito Pane degli Angeli.

Giglietti dolci di Pasqua
8 uova, gr. 600 di zucchero, 800 gr. di farina. Lavorare a lungo gli ingredienti. Prima solo le uova con lo zucchero. Con un cucchiaio prendere l’impasto e disporlo a forma di dischi distanziati sulla placca del forno unta. Cottura in forno a calore dolcissimo. Devono restare chiari.

Caciatella di Pasqua (Roccasecca dei Volsci)
1 kg. di ricotta, 4 uova, 4 cucchiai di zucchero, cannella. Buccia di limone grattugiata. Con questi ingredienti si fa una crema, lavorando bene la ricotta col cucchiaio di legno. Si prepara una sfoglia con farina e uova; si riveste una teglia e si riempie con la crema di ricotta. Si cosparge di zucchero e cannella. Si guarnisce con strisce di sfoglia, tagliate magari con la rotella, sino a formare un grigliato. Infornare.

Ciambelle ricresciute (Priverno, Roccasecca, Sezze – per Pasqua)
6 uova, 2 etti di zucchero, ½ bicchiere di olio, un pizzico di anice, un cubetto di lievito, limone grattugiato e farina quanta ne occorre per un impasto morbido. S’impastano gli ingredienti lavorando bene. Lasciare lievitare in ambiente caldo per un giorno intero. Rimpastare e formare le ciambelle. Disporle su una placca da forno unta e infarinata. Lasciare lievitare, in ambiente caldo, finché non sono ricresciute. Spennellare la superficie con uovo battuto per lucidare. Infornare.
In occasione della Pasqua si sagomano queste ciambelle a forma di cavalluccio (per i maschietti) e a forma di pupazza (per le bambine) inserendo un uovo sodo nella pancia della pupazza: simbolo di buon auspicio e augurio di fertilità.

Caciata (Sezze)
Viene preparato per la Pasqua. Ricotta kg. 1.500, condita con 3 tuorli e 1 uovo intero, buccia di limone grattugiata, 2 o 3 cucchiai di cognac o altro liquore profumato, poco zucchero e un pizzico di cannella. Amalgamare bene gli ingredienti che devono formare una crema, con la quale si farcirà una sfoglia di pasta frolla. Cospargere la superficie della crema di ricotta con una spolveratina di cannella (qualcuno preferisce cospargere caffè in polvere).

L’annessione al Regno d’Italia di Sonnino e delle province romane (plebiscito del 2 ottobre 1870)

“Dichiariamo la nostra unione al Regno d’Italia sotto il governo monarchico costituzionale del Re VITTORIO EMANUELE II e de’ suoi Successori”.

Alle ore 10 antimeridiane del 2 ottobre 1870 si aprirono i seggi e le operazioni di voto durarono tutta la giornata. I cittadini di Sonnino segnando a scrutinio segreto il Sì o il No su una scheda stampata decisero il futuro del paese nel Regno d’Italia. Tutti i sonninesi di sesso maschile che avevano compiuto il ventunesimo anno di età, domiciliati nel comune e che si trovavano nel godimento dei diritti civili, furono ammessi al voto. Furono esclusi i condannati per frode, furto, bancarotta e falsità, ed anche coloro dichiarati falliti per sentenza.
A garantire il voto a tutti nel comune furono formate le liste dei cittadini chiamati a votare. Sembra incredibile, ma il destino di appartenere all’Italia fu deciso da un voto libero e segreto. Ciascuno votò dichiarando il suo nome che venne annotato in un’apposita lista da uno dei membri componenti l’ufficio o dal segretario del seggio. Le regole del voto furono le stesse delle nostre consultazioni referendarie per cui è possibile affermare che sono 150 anni che i cittadini delle nostre contrade votano nel rispetto di regole sicuramente democratiche. A garanzia del voto ordinato il Presidente di ciascun seggio fu incaricato del mantenimento dell’ordine pubblico, a sua disposizione aveva a disposizione la guardia cittadina e nessuna forza armata poteva essere collocata nella sala della votazione senza la richiesta dello stesso Presidente.
Chiuso lo scrutinio, fu eseguito pubblicamente lo spoglio dei voti, facendo risultare l’esito della votazione in un apposito verbale firmato dai membri presenti nell’ufficio di Presidenza. A Sonnino votarono in 234 su 263 aventi diritto, i No furono solamente 2 mentre i Sì, che misero fine alla millenaria storia delle Terre di Confine, furono 232. I verbali con i risultati parziali furono portati dai sonninesi Stefano Tucci e Luigi Grenga alla Giunta Provinciale di Governo di Frosinone, dove in seduta pubblica fu fatto lo spoglio generale e proclamato il risultato. Nella provincia di Frosinone su 32.288 inscritti nelle liste elettorali, i votanti furono 25.964. Votarono Sì in 25.645, votarono No solo in 319.

Giuseppe Lattanzi