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Il paesaggio delle acque nell’Agro Pontino

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Il processo ecomuseale: teoria e pratiche nell’Agro Pontino (conferenza a cura di Antonio Saccoccio)

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Una volta lì c’erano le paludi…

Alessandro aveva vissuto la sua vita in quella pianura ai piedi del monte. Una volta lì c’erano le paludi. Ora il territorio era travolto da un progresso frenetico, ma un tempo, quando lui era bambino, erano esistite distese selvagge, spiagge vuote, borghi pieni di malia e campagne dai ruderi antichissimi.
Lui aveva lasciato il suo cuore a quel mondo scomparso, durato per millenni, proprio fino alla sua nascita. Sentiva che laggiù c’era qualcosa, un’avventura sepolta, distrutta dalla chiassosa bonifica di redenzione che aveva dato il via allo sviluppo agricolo. Molta gente era stata sfamata così, la malaria era scomparsa ma qualcos’altro si era perduto. era questo un pensiero proibito che Alessandro teneva per sé. Con le spalle al Circeo e al sole nascente, i suoi grandi occhi marrone vedevano la pianura rischiararsi da lontano, in un gioco di effetti luminosi.
Il sole investiva i profili con geometrica gerarchia. Ogni collina, ogni bosco residuo fino al mare si trasformava al suo tocco gonfiandosi di colore. L’Agro Pontino splendeva, come una scacchiera dalle strade rette e i punti bianchi, le case coloniche.
Era stata l’arena di lotte massacranti tra razze e tribù di verse all’alba della civiltà, una landa affascinante di acquitrini e selve. Ora era sparito quasi tutto. Rimaneva qualche rudere, circondato da ansie nuove, da gente diversa. I suoi primi abitanti erano scomparsi. I loro progenitori erano considerati autoctoni, figli degli alberi, si diceva. Ma anche gli alberi erano quasi del tutto spariti. Restavano intorno al Circeo, e in pochi angoli trascurati. Gli abitanti producevano e legavano i propri interessi ad altre cose, intorno alle poderose strade asfaltate che s’incrociavano dappertutto tra paesi di orrida geometria. Dal monte, Alessandro non vedeva questa nuova faccia dell’Agro Pontino, se non per quella scacchiera  di case sparpagliate che pareva un gioco. Da quassù si intravedevano i margini antichi delle paludi che l’agronomo sognava. In quel quadro, che il sole continuava a svelare salendo dietro il monte, brillò un fiume, poi un borgo dal colore sfatto. Alessandro lo riconobbe. Vi aveva abitato da bambino. Lo assalì un’onda di ricordi. Storie svanite, di ogni ragazzo. Tornavano con l’aurora che correva sulla pianura. Vedeva un luogo lungo il fiume Astura, sulle basse colline vicino al mare. Era un posto che non aveva mai visitato ma che un tempo scorgeva dalla vecchia strada di casa. Per qualche ragione l’aveva sempre considerato un luogo inesistente, come un buco, la fine di qualcosa. Talvolta l’aveva anche sognato, popolato da fauni danzanti insieme alle menadi. Ricordava che questi erano personaggi usciti da un’antica stampa litografica appesa in casa, un’incisione, portata dal Veneto quando erano venuto ad abitare lì con la famiglia, al seguito del padre ingaggiato nei lavori di drenaggio delle paludi. Ora il padre se n’era andato, e l’incisione era scomparsa, chissà dove.

[tratto da: Stanislao Nievo, Aurora, 1979, pp. 16-18]

Norma in una sera d’agosto: Norbensis Festival e visita al centro storico

La prima serata del Norbensis Festival 2018 ha avuto il consueto riscontro di pubblico. Il centro cittadino è stato letteralmente inondato di cittadini e turisti, ansiosi di assistere alle esibizioni dei diversi gruppi. Il canto, la musica e la danza sono state tutte di grande interesse e ottimo livello, un buon segnale anche per il curatore della manifestazione, Fabio Massimo Filippi, presidente dell’associazione Norbensis e membro del comitato di gestione dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino.
Dopo le esibizioni sul palco (notevoli quelle di Ungheria e Slovacchia, addirittura spettacolare quella dei bambini e ragazzi della Georgia), il gruppo dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino, guidato dalla infaticabile Elisabetta Zaralli, ha approfittato della serata per una visita al centro storico. Purtroppo il centro di Norma, pur vantando una storia millenaria, non è in buone condizioni, e di notte lo spettacolo è ancora più desolante. Molte vie, scalinate, vicoli appaiono quasi abbandonati a se stessi. Non ha senso attribuire le responsabilità di questa condizione a questa o quell’altra amministrazione. Ha senso, invece, ripartire proprio da quella parte della popolazione che continua a offrire il proprio contributo al paese, senza alcun fine di lucro. E’ il caso delle associazioni come la già citata Norbensis, come la storica Domusculta e altre ancora attive nel territorio. Da queste realtà si sta ripartendo per una Norma che possa restituire un’immagine diversa del proprio centro storico. Questo è uno degli obiettivi anche dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino, che da anni lavora a Norma nella direzione di uno sviluppo locale comunitario.

Norbensis Festival a Norma, 22-26 agosto 2018

A Norma, dal 22 al 26 agosto 2018, torna per la ventiduesima volta il Norbensis Festival. Un Festival Internazionale di musica e danza “popolare”, con la partecipazione di gruppi provenienti da numerosi paesi stranieri (Slovacchia, Georgia, Egitto etc.).
L’Ecomuseo dell’Agro Pontino è partner storico della manifestazione.

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Programmazione attività autunno/inverno 2018-19 (presso il centro d’interpretazione a Latina)

Riunione di coordinamento per la programmazione delle attività dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino per l’autunno e l’inverno 2018-19, presso il Centro di Interpretazione “Museo della Terra Pontina” di Latina. Presenti il comitato di gestione, gli operatori ecomuseali e parte del comitato scientifico.
Organizzato un ciclo di incontri con alcuni tra i maggiori conoscitori dell’agro pontino: cultura viva in dialogo con le discipline storiche, artistiche, demo-etno-antropologiche in funzione dello sviluppo locale.

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“Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà”, un pezzo dell’Agro Pontino in esposizione a Villa Torlonia

Martedì 5 giugno l’Ecomuseo dell’Agro Pontino organizza una visita ai Musei di Villa Torlonia per l’inaugurazione della mostra Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà, curata da Daniela Fonti, responsabile scientifico dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti, e Francesco Tetro, ideatore e direttore del Civico Museo “Duilio Cambellotti” di Latina e membro del Comitato scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino.
La mostra, come prevedibile, documenta il fortissimo legame di Cambellotti con l’Agro Pontino (leggere la presentazione della mostra più in basso, dopo la locandina).

L’appuntamento è alle ore 15.30 presso la Stazione di Latina.
L’inaugurazione della mostra è prevista per le ore 18.00.
I Musei di Villa Torlonia sono in via Nomentana, 70 – Roma.

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Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà
Inaugurazione martedì 5 giugno, ore 18.00
A cura di Daniela Fonti e Francesco Tetro
Musei di Villa Torlonia
via Nomentana, 70 – Roma

La cerimonia d’apertura sarà tenuta dal Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele
Presidente Onorario della Fondazione Cultura e Arte

COMUNICATO STAMPA

Il mondo d’immagini di Duilio Cambellotti
in mostra nei Musei di Villa Torlonia
Casino dei Principi, Casino Nobile e Casina delle Civette illustrano con circa 200 opere il lavoro multidisciplinare dell’artista romano

Musei di Villa Torlonia
6 giugno – 11 novembre 2018
Roma 24/05/18 Con la mostra monografica Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà, la città di Roma avrà l’opportunità di conoscere nelle sue diverse sfaccettature l’opera di uno degli artisti più versatili della prima metà del ‘900, in un contesto museale fra i più affascinanti di Roma Capitale.
Nel verde della storica Villa Torlonia, all’interno dei prestigiosi spazi del Casino dei Principi e del Casino Nobile, integrati nel percorso dalle famose collezioni di vetrate Liberty della Casina delle Civette, viene presentato un percorso monografico che consente di ricollocare ed apprezzare appieno il lavoro multidisciplinare di un artista spesso presente nei più grandi eventi espositivi nazionali e internazionali.
La mostra – promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dall’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti di Roma, dal Civico Museo “Duilio Cambellotti” di Latina e realizzata con il fondamentale sostegno della “Fondazione Cultura e Arte”- è curata da Daniela Fonti, responsabile scientifico dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti e da Francesco Tetro, ideatore e direttore del Civico Museo “Duilio Cambellotti” di Latina.

Duilio Cambellotti (Roma 1876-1960) fu orafo, ceramista, illustratore, pittore, scenografo teatrale e cinematografico, costumista, infine fotografo e collezionista (anche di ceramiche popolari, acquisite dal Civico Museo del Paesaggio di Maenza, LT); ma soprattutto fu uno scultore originalissimo che la più recente storiografia artistica identifica come il vero antagonista del dinamismo plastico boccioniano.

La mostra si confronta con la difficoltà implicita di esporre il lavoro di un maestro che utilizza costantemente tecniche diverse e che lavora in ambiti e situazioni artistiche (e anche socio-politiche) sempre differenti; tenacemente aderente allo spirito del suo tempo, ma attingendo al patrimonio di una figuratività di stampo classico – sempre reinterpretata e reinventata – che rende il suo mondo d’immagini assolutamente originale e riconoscibile.

L’esposizione è articolata in due sedi distinte: la parte più cospicua è ospitata nelle otto sale del Casino dei Principi mentre una sezione dedicata alla scenografia e una “galleria” di sculture” concludono la mostra nella sede del Casino Nobile. Si aggiunga, quale integrazione ideale alla visita la collezione permanente di vetrate liberty e déco ospitata nella splendida Casina delle Civette. Nel Casino dei Principi una sequenza di sale tematiche impagina un serrato racconto costituito da circa 230 opere, all’interno del quale si ricomprendono sei decenni d’intenso lavoro. Dopo l’avvio che lo vede abile incisore e cesellatore nell’inquieto mondo degli artisti decoratori di fine secolo, Cambellotti si misura con il tema della modernità, di cui è palcoscenico la città contemporanea, progettando per le industrie artistiche nazionali e straniere e disegnando per esposizioni, banche e teatri splendide affiche pubblicitarie (Progetto per palo – sostegno, 1896 ca.; Manifesto per l’Esposizione Nazionale di Torino del 1898, 1897), non mancando tuttavia d’interrogarsi sui cambiamenti sociali che il progresso aveva introdotto nella vita degli uomini (La falsa civiltà, 1905). La brillante società borghese della capitale – allora emergente – che si riflette nelle sinuose e avvolgenti forme del Liberty, si colloca agli antipodi di quel mondo ancestrale che nel primo decennio l’artista va scoprendo nella Campagna Romana, già ritratta poeticamente dagli artisti eredi di Nino Costa, ma che malaria e miseria sembravano aver chiuso in un sigillo di eternità senza tempo (Campagna arata, 1912).
Il dualismo fra modernità e arcaismo, che faceva di Roma neo-capitale una città unica al mondo, si riflette per un ventennio nel suo lavoro di progettista e decoratore; nella storica Esposizione del Cinquantenario (per la quale disegna il manifesto ufficiale Roma 1911), non lontano dal raffinato villino de La Casa (la rivista cui collabora fin dal 1908), figura la “sovversiva” Capanna dell’Agro, esplicita rappresentazione delle condizioni dei braccianti nomadi del territorio pontino, ma anche manifesto del lavoro sociale compiuto insieme al gruppo umanitario dei sostenitori delle “Scuole per i contadini”.
Il profondo rapporto con il mondo naturale dell’Agro Pontino influenza in modo definitivo il suo orizzonte di scultore che nei decenni successivi sarà popolato dall’incessante interpretazione plastica delle creature che popolano da secoli quel paesaggio; i cavalli al galoppo sfrenato o curvi ad abbeverarsi, i bufali lenti, il nervoso puledro, i tori accosciati e le placide mandrie su cui vigila il silenzioso buttero avvolto nel mantello e nel silenzio della palude (Conca dei bufali, 1910; Il buttero, 1918-1919).
La mostra mette inoltre costantemente a confronto le due direzioni operative: il lavoro di ideatore di arredi per le abitazioni private, iniziato con le vetrate artistiche negli anni dieci e portato avanti nei due decenni successivi con la progettazione di mobili, stoffe, ceramiche, piccoli bronzi (Tavolo dei timoni, 1912; Le curiose, stipo 1923) e la dimensione pubblica dell’artista capace d’interpretare nella grande scultura e nella pittura monumentale le aspirazioni di autorappresentazione del regime fascista, impegnato in grandi imprese collettive (la bonifica delle Paludi, la progettazione delle città nuove, l’edificazione di palazzi pubblici in tutta Italia). Dalle sculture monumentali per esterni ai cicli pittorici e scultorei ideati per Littoria (Latina) e per il territorio pontino, fino alla progettazione integrata (di pitture parietali, stucchi e arredi mobili per il Palazzo dell’Acquedotto di Bari nel 1931-1932), proseguendo fino agli anni del secondo dopoguerra, emerge il profilo di un grande artista, attivissimo fino all’ultimo e sempre fedele ad un’idea dell’arte nutrita di alte idealità ma anche concepita come servizio prestato alla collettività; un protagonista della prima metà del secolo passato che riconosce nel lavoro per il teatro, al quale si è dedicato per tutta la vita (illustrato dalle fotografie e dalle splendide maquette allestite nel Casino Nobile), l’espressione più completa e comunicativa di quell’idea di arte totale – d’ispirazione wagneriana – sulla quale ha modellato per decenni il suo lavoro.
Il catalogo, a cura di Silvana Editoriale, conterrà saggi dei curatori Daniela Fonti e Francesco Tetro e di Giovanna Alatri, Francesca Maria Bonetti, Alberta Campitelli, Carlo Fabrizio Carli, Monica Centanni, Anna Maria Damigella, Daniela De Angelis, Elena Longo, Nadia Marchioni.
Ufficio Stampa Csc vision
Via di Ripetta, 22 – 00186 Roma
sara.torquati@cscvision.com
347 579 8854

SCHEDA INFO

Titolo mostra Duilio Cambellotti. Mito, sogno e realtà

Luogo Musei di Villa Torlonia, via Nomentana 70, Roma

Apertura al pubblico 6 giugno – 11 novembre 2018

Inaugurazione martedì 5 giugno ore 18.00

Orario Da martedì a domenica ore 9.00-19.00
La biglietteria chiude 45 minuti prima
Giorni di chiusura: lunedì
La biglietteria è presso il Casino Nobile

Biglietti Biglietto Casino Nobile e Mostra presso il Casino dei Principi
€ 8,00 biglietto intero per i residenti a Roma; € 7,00 biglietto ridotto per i residenti a Roma; € 9,00 biglietto intero per i non residenti a Roma; € 8,00 biglietto ridotto per i non residenti a Roma;

Biglietto unico integrato Casina delle Civette, Casino Nobile e Mostra presso il Casino dei Principi
€ 10,00 biglietto “integrato” intero per i residenti a Roma; € 8,00 biglietto “integrato” ridotto per i residenti a Roma; € 11,00 biglietto “integrato” intero per i non residenti a Roma; € 9,00 biglietto “integrato” ridotto per i non residenti a Roma;

Rimane invariato il costo del biglietto per la Casina delle Civette:
€ 5,00 biglietto intero per i residenti a Roma; € 4,00 biglietto ridotto per i residenti a Roma; € 6,00 biglietto intero per i non residenti a Roma; € 5,00 biglietto ridotto per i non residenti a Roma;

Ingresso con biglietto gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali; Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti di Roma; Civico Museo “Duilio Cambellotti” di Latina

Promossa da A cura di Daniela Fonti, Francesco Tetro

Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)
www.museivillatorlonia.itwww.museiincomune.it

Servizi museali Zètema Progetto Cultura

SPONSOR SISTEMA MUSEI CIVICI

Con il contributo tecnico di Ferrovie dello Stato Italiane

Servizi di vigilanza Unisecur srl

Organizzazione mostra GALLERIA RUSSO
In collaborazione Fondazione Cultura e Arte
Con il contributo tecnico di MEF; Agenzia Telesia S.p.A, Ciù Ciù Winery
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Via Alibert, 20, 00187 Roma
tel. +39 066789949
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