L’origine della località “Chiesuola” e la non più esistente chiesa di S. Carlo di Piscinara (di Francesco Tetro)

Ripubblichiamo l’articolo L’origine della località “Chiesuola” e la non più esistente chiesa di S. Carlo di Piscinara di Francesco Tetro, pubblicato l’11 febbraio 2008 sul quotidiano “Il Tempo” nella rubrica “Latina da vivere”. Tetro è referente scientifico per l’Ecomuseo dell’Agro Pontino e responsabile, con Antonio Saccoccio, del Centro Studi dell’Ecomuseo sito presso la Libera Università della Terra dei Popoli (Pontinia).

L’incrocio tra le strade La Cava, Chiesuola e Congiunte Destre, attraversato dal Collettore delle Acque Medie e un tempo da un ramo del tristemente noto Fosso Fuga degli Ebrei, è più conosciuto come La Chiesuola, intorno al quale si aggregarono durante la Bonifica una decina di abitazioni, una scuola e una chiesa. La località non diventò però mai un Borgo per lo scoppio del 2° conflitto mondiale; è noto però che avrebbe dovuto chiamarsi Borgo Tagliamento, in memoria dei sacri fiumi italiani, teatro della prima guerra mondiale, come avvenne per Borgo Isonzo e per Borgo Piave nelle località rispettivamente di Casale Antonini e Passo Barabino. Il toponimo Chiesuola però ricorda, non già la piccola chiesa posta attualmente all’incrocio citato, ma un’antica chiesa, ormai non più esistente, dedicata a S. Carlo da Sezze che, nei documenti antichi e nella cartografia sette-ottocentesca, viene indicata come S. Carlo di Piscinara dei Caetani. Furono infatti proprio i Caetani ad edificare questa piccola pieve e sono noti anche la data, il nome del Duca che la fece costruire e la ragione: Gaetano Francesco Caetani (1656-1716), nel 1691, per un voto che fece a S. Carlo da Sezze, per essersi salvato da un temporale, grazie al riparo offertogli da un’ imponente quercia. Quel sito abbandonato e spogliato di tutti i suoi arredi sacri, a causa del decreto napoleonico di confisca, che come rudere, anche consistente, rimase a testimoniare l’antico culto, negli anni Trenta venne completamente trasformato, grazie anche alla costruzione di una decauville che ad anello (da cui deriva il nome di una strada della località) trasportava da Monticchio il pietrisco necessario a realizzare le massicciate delle nuove strade di bonifica. Dell’antica strada, forse romana, percorsa dal Duca Caetani, che proveniva dalla via Appia, di cui nei campi spesso compare qualche basolo, non c’è più traccia, ma il luogo dove attualmente sono degli impianti sportivi coincide con il sito dell’antico culto di S. Carlo da Sezze. Ma il Caetani fu famoso soprattutto per ben altra ragione: la congiura contro il re di Napoli. Gaetano Francesco, che sposò Costanza, la pronipote di Urbano VIII e figlia di Maffeo Barberini, dal 1702 rinnegò i sentimenti filospagnoli che avevano caratterizzato la famiglia e fu parte attiva nella congiura contro Filippo V, che la casa d’Austria intendeva rovesciare dal trono del Regno di Napoli. Aderendo al progetto di congiura, Gaetano Francesco Caetani radunò a Sermoneta grosse truppe di banditi e di sgherri, un temibile esercito che fu spedito alla volta di Napoli in aiuto dei congiurati. Le cose però non andarono per il verso giusto e Filippo V, scoperta la congiura, condannò il Caetani alla pena capitale e alla confisca dei beni di Caserta (più tardi i Caetani furono costretti a vendere a prezzo politico il loro feudo napoletano sul quale poi verrà costruita la famosa Reggia), mentre il papa lo privò di Sermoneta e lo mise al bando. Papa Clemente XI, ovviamente filospagnolo, pare volesse addirittura distruggere la rocca sermonetana con un esercito di velletrani e di sezzesi, ma non riuscì nell’intento e si dovette accontentare dell’esilio del Caetani. Questi, dopo aver affidato i propri beni ai Barberini, i parenti acquisiti, si rifugiò ovviamente a Vienna con il figlio Michelangelo e con un piccolo seguito di fedelissimi sermonetani e solo nel 1711 potè finalmente lasciare l’esilio e rientrare nel pieno possesso dei suoi beni.

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