Archivi categoria: Ecomuseo dell’Agro Pontino

Via Crucis lungo la via del Truglio (Tor Tre Ponti, 31 marzo 2014)

Lunedì 31 marzo, alle ore 20.00, la comunità residente lungo la via del Truglio a Tor Tre Ponti, aderente alla parrocchia di S. Paolo Apostolo, si è riunita per la Via Crucis. Circa 70 tra uomini, donne, giovani e anziani hanno percorso l’intera via del Truglio fermandosi alle 15 stazioni previste e alternandosi alla lettura dei passi biblici. Padre Luigi, poco più che quarantenne e subentrato da poco a Padre Giorgio, ha guidato con entusiasmo la processione, facendosi precedere e affiancare costantemente da un’ampia croce luminosa. La comunità ha seguito e partecipato al rito con l’ausilio di un libello contenente i testi della Via Crucis con le meditazioni di Carlo Maria Martini.

Assai suggestivo il paesaggio al buio illuminato soltanto dalla luce della croce, di una fiaccola portata a mano, di piccoli ceri e delle stelle, accompagnato da canti e preghiere corali.

La comunità residente in via del Truglio per tutta la giornata ha allestito le 15 stazioni presso i giardini delle singole abitazioni, dando prova di coesione e volontà di condivisione.

Al termine della Via Crucis, gran parte della comunità si è riunita all’interno di una casa, per mangiare, bere e dialogare insieme.

ImmagineUna delle stazioni della Via Crucis, appena allestita durante il pomeriggio

 

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Don Luigi, da qualche mese alla guida della parrocchia di San Paolo

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Festa della polenta a Tor Tre Ponti con Jo Menaturo da Bassiano

Il gruppo Jo Menaturo, invitato a Tor Tre Ponti in occasione della festa della polenta presso la Chiesa di San Paolo, si esibisce allegramente e senza ricevere compenso in denaro (a loro basta essere sfamati quando arriva l’ora di pranzo). Notevole la freschezza timbrica e canora dei componenti del gruppo di Bassiano, composto quasi totalmente da bassianesi (tranne un simpatico inserimento napoletano). Gli strumenti musicali, molti dei quali in legno, sono costruiti dagli stessi componenti del gruppo. L’esibizione è quasi sempre in circolo, con al centro un “mammoccetto” di 11 anni che suona il cuticù e canta rispondendo agli altri. Tra pochi anni spetterà probabilmente a lui tramandare il repertorio  del suo paese. Anche se ci urla nelle orecchie: “So’ rocchiciano!” (di Roccagorga).

Stracolmo il piazzale che ospita la festa. Alla fine saranno serviti 500 pasti. Una piccola parte della comunità bassianese e gran parte della comunità di Tor Tre Ponti (almeno per metà costituita da coloni veneti) per un giorno festeggiano insieme. E c’è pure un frate comunista che regala benedizioni a destra e a manca. Proprio nel piazzale della Chiesa…

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Due piatti millenari: le làccane e i crostoli (Adriana Vitali Veronese)

Làccane o lacne – làcchene – laine – làcchena (quanti nomi per la stessa pasta!)

Dal latino “laganum” e “lagana”, al plurale (cioè lasagne). Con questo nome si indica una pasta di antica origine, fatta in casa impastando acqua e farina di grano duro. Già i Romani conoscevano le lasagne e le gustavano preparate in modi diversi. Entravano orgogliose nella preparazione di gustosi primi piatti. Le ricorda Orazio nelle sue Satire: “A sera… torno a casa, ai miei porri, ai miei ceci e al mio “Catinus lagani” (pasticcio di lagane)…” Era un cibo molto simile alle attuali lasagne al forno: pasta a strati alternati a farciture varie (ricotta, formaggio, salsiccia, fegatelli, uova sode, verdure), irrorata da un sugo semiliquido per favorire la cottura della pasta. M. Cristina, una mia amica rocchigiana, chiama “le sagne” il pasticcio di pasta fresca all’uovo, condito con ottimo ragù e formaggio grattuggiato. [La stessa pasta delle “lagane”, tagliata a nastri, fritta e addolcita con il miele, era per i Romani un dolce molto apprezzato: il “crustulum”, croccante e dorato era particolarmente gradito ai bambini. Ancora oggi, alcuni dolci carnevaleschi della tradizione veneta conservano il nome di “crostoli”, con l’unica variante d’essere addolciti con lo zucchero invece che con il miele]

(Adriana Vitali Veronese)

L’Ecomuseo dell’Agro Pontino incontra l’Ecomuseo del Litorale Romano

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Adriana Vitali Veronese racconta i suoi primi 80 anni all’Ecomuseo dell’Agro Pontino

Io sono una giovane ottantenne. Incominciamo così, perché il prossimo anno compirò 80 anni. Sono nata qui, in questa città. Non risulto nata a Littoria, per il semplice motivo che non c’era l’ospedale e mia madre è dovuta andare a Velletri, perché gravitava tutto su Velletri. Però, nata lì, arrivata qui. Con Velletri nulla a che spartire, perché sono di origine tosco-veneta. Mio padre è venuto diciottenne a Littoria, da Pisa, da Villa Saletta, casa molto bella, Spirito d’avventura. Prende la bicicletta e naturalmente con la disapprovazione dei genitori viene in bicicletta qui, appena bonificato il territorio. Mia madre, veneta, di Treviso, arrivata con il gruppo familiare da Treviso, il primo gruppo di trevisani, perché a mio nonno, ex combattente della grande guerra, nell’opera nazionale combattenti, avevano assegnato un podere. Mio nonno aveva combattuto su vari fronti, conobbe il re, felicissimo “io ho conosciuto il re, mi ha stretto la mano”. Mio nonno radunò la famiglia, piuttosto numerosa, due maschi già sposati, due scapoli, le nuore, mia madre e la sorella. Una famigliola. E vennero giù. Scesero a Cisterna di Roma, perché non c’era ancora la stazione di Littoria. E, come raccontano nelle fantasie (che non sono proprio fantasie), ognuno scese con quel po’ di bagaglio che poteva portare. Mia madre, bella veneta, bella treccia dietro la nuca, capelli lunghi, portava sotto il braccio l’antica sveglia dei bisnonni, che ho ancora a casa funzionante. Ammirazione di tutti gli autoctoni, ancora magari con le pelli ovine sulle cosce e le ciocie ai piedi, le donne con i gonnoni lunghi e il fazzolettone in testa… Mia madre suscitò subito scandalo, scese in tailleur attillato, gonna a ginocchio, mostrava le gambe, fazzolettino di pizzo nel taschino, scarpine con il cinturino, le calze trasparenti, la borsetta in tinta con le scarpe. Suscitò meraviglia e scandalo: “Chi è questa? Come osa?”. I giovanotti incuriositi. Mio padre si innamorò di mia madre. Per farla breve, si conobbero e si sposarono. E sono nata io, nel 1935. E tutta la mia vita io l’ho trascorsa qui, in questo territorio. Ho visto crescere la città, ho visto costruire i palazzi. Mi affacciavo al terrazzo, al quartiere Nicolosi, perché non era che c’era molto in quella zona…

(Adriana Vitali Veronese, Latina, 24 Febbraio 2014)

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Pescare con la bilancina nei canali pontini

Immagine Ci fermiamo a parlare un quarto d’ora con questo signore di 75-80 anni, mentre sta pescando, in uno dei canali presso Torre Astura, con il bilancino (o quadratello). Il bilancino viene infatti utilizzato per la pesca itinerante sulle sponde dei fiumi o dei canali. La pesca a bilancia molto probabilmente è un’evoluzione della pesca con il più piccolo bilancino, che presenta il lato di misura solitamente inferiore al metro e mezzo e con maglie piuttosto larghe.

Questo signore afferma di essere “fissato” per la pesca. Esce di casa ogni giorno e anche di notte per andare a pescare sui bordi dei canali con la bilancina. “Ma di notte c’è brutta gente in giro ed esco sempre meno”. Esco spesso perché “se resto a casa mi viene sempre appetito e non smetto mai di mangiare”. Ci racconta che è da una mezzora che non tira su nulla. Pesca abitualmente spigole (del peso di mezzo chilo e un chilo, ma a volte fino anche ai 4-5 chili), gobbi (persici sole), cefali. Una volta persino un rombo. Passa le ore così, calando e tirando su il bilancino, con estrema pazienza. Normalmente ributta nel canale i pesci piccoli, come ci mostra quando tira su la rete con due pesci di qualche centinaio di grammi. Uno dei due pesci è rimasto impigliato nella rete, si dibatte ma non riesce a riprendere la via dell’acqua. Allora il nostro pescatore tira su il bilancino, prende il pesce tra le mani, lo disimpiglia dalla rete, lo libera nel canale. Operazione che ripete decine di volte al giorno.

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Mimma Negrosini Lucci: dagli anni Trenta nel podere di Tor Tre Ponti

Io ricordo ciò che mio padre mi raccontava, perché io della palude non ricordo nulla, sono arrivata nel 1932.

Mio padre viveva nella palude. Avevano bestiame: cavalli, mucche… Andavano alle fiere e guadagnavano qualche soldino per vivere. Una vita tranquilla, serena. Non si pretendevano tante cose. […] Mangiavano la polenta. Mangiavano molta caccia. VIvevano di caccia. Tant’è vero che la vendevano pure. Ogni settimana passava uno che ritirava questa caccia e la portava a Roma. […]

Io già da bambina avevo il mio ruolo in questa famiglia, perché  dovevo governare i conigli, i polli… Mamma e papà avevano il bestiamo. Quando sono diventata un pochino più grande, nel ’44, subito dopo la guerra, avevo 12 anni, dovevo governare 50 mucche: due stalle più il recinto. Però si faceva come una cosa normale, lavorare non era una fatica. La mattina ti alzavi, io non ho mai munto una mucca, perché quello lo faceva papà. Il lavoro è stato sempre per me una soddisfazione, non un peso. […]

Il podere aveva il bestiame, il grano, granturco. Non avevamo ortaggi allora. […] Noi eravamo tre persone, io, mamma e papà. Poi, nel ’53, mio marito è venuto a vivere qua.

VIcino a me c’era una famiglia che aveva 7 figli. Con tutti questi bambini si giocava, erano tutti allegri, uniti… Non era come adesso che ci si mette dentro casa… C’era anche il momento in cui si giocavo, Io mi ricordo la sera, quando si era finito tutto, che si era cenato, sul ponte, fuori, tutti i bambini, poi venivano altri vicini, si stava là, si vedevano le stelle, si facevano tante cose, cose belle. Si era di una serenità unica. Non c’era da pensare ad altro. Si vedeva al momento. Si era contenti e sereni.

Noi eravamo di Sermoneta. Io sono nata a Sermoneta, poi siamo venuti qui. La strada, ci si riuniva. Adesso non ci si conosce più, ma prima eravamo tutti uniti. […] Molte famiglie venivano dall’Alta Italia. Sulla mia strada era tutta Università di Sermoneta. Dall’Altra strada, invece, era l’Opera Nazionale Combattenti. E poi una cosa: mia madre, che aveva fatto la quinta elementare a quei tempi, leggeva. La sera questi ragazzi, anche questi dell’Opera nazionale, se c’era un libro, un romanzo, lo portavano a mia madre, e mia madre leggeva in continuazione. Noi tutti attorno a questo tavolo ad ascoltare mia madre che leggeva. […]

Abbiamo vissuto con i tedeschi in casa per una settimana. Noi tutti in una stanza sopra. Si faceva da mangiare con un fornelletto e un po’ di carbone. I tedeschi stavano sotto e in una camera sopra. […] Non hanno toccato niente, ci hanno trattato benissimo, nella nostra stanza non sono mai venuti. Però poi papà disse “così non è possibile, dobbiamo andare via”. E siamo andati via.

Questo mio zio, fratello di mamma, che non ha mai avuto bambini… Sono andati in tribunale e hanno fatto un’adozione e ho dovuto aggiungere un cognomei. […] Io ho due cognomi. Mi chiamo Negrosini, che è mio padre, Lucci, che è mio zio e Guglielmina di nome. Però mi chiamano Mimma, perché per Guglielmina non mi conosce nessuno. Tant’è vero tante volte arriva la posta: “Signora, ma lei da quando abita qua?”. “Ma io ci sono nata qui”. “Non la conosce nessuno”. Perché Guglielmina non esiste, solo sui documenti. Per tutta la zona sono Mimma.

(Mimma Negrosini Lucci, Tor Tre Ponti, 31 Gennaio 2014)

ImmagineIl ponte sul canale fa da ingresso al podere

ImmagineIl podere con vista sui monti Volsci

ImmagineUna caratteristica che rende unico il podere: le galline che vivono sugli alberi

ImmagineL’originale porta in legno del podere, ancora al suo posto.

ImmagineGuglielmina (Mimma) Negrosini Lucci: in questo podere dagli anni Trenta ad oggi

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Norma (LT), workshop nazionale degli ecomusei (13-15 dicembre 2013): le comunità lepino-pontine

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Bruno Guarnacci, Assessore al Bilancio e allo Sviluppo Economico

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Andrea Dell’Omo, Assessore al Turismo

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Felice Calvani (Sermoneta / Tor Tre Ponti) sulla cultura dell’alimentazione nell’agro pontino e sui monti lepini

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Teresa Riva per l’Associazione Opera di S. Angelo a Monte Mirteto, Norma

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Rino Garlant per l’Associazione Amici di Bella Farnia, Sabaudia

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Agostina Iacomini, presidente Associazione Domusculta

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Giuseppe Onorati (Ass. Domusculta) sul dialetto normiciano

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Fabio Massimo Filippi (Associazione culturale Norbensis)

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Associazione culturale Norbensis: Filumena

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Norma (LT), workshop nazionale degli ecomusei (13-15 dicembre 2013): visita all’Antica Norba

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Vincenzo Pinti (Gruppo Archeologico Norba) introduce gli operatori ecomuseali al percorso di visita dell’Antica Norba.

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Il paesaggio delle acque e della bonifica dal colle dell’Antica Norba.

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Norma (LT), workshop nazionale degli ecomusei (13-15 dicembre 2013): pranzo lepino-pontino e tavolo di lavoro comunitario

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