Due piatti millenari: le làccane e i crostoli (Adriana Vitali Veronese)

Làccane o lacne – làcchene – laine – làcchena (quanti nomi per la stessa pasta!)

Dal latino “laganum” e “lagana”, al plurale (cioè lasagne). Con questo nome si indica una pasta di antica origine, fatta in casa impastando acqua e farina di grano duro. Già i Romani conoscevano le lasagne e le gustavano preparate in modi diversi. Entravano orgogliose nella preparazione di gustosi primi piatti. Le ricorda Orazio nelle sue Satire: “A sera… torno a casa, ai miei porri, ai miei ceci e al mio “Catinus lagani” (pasticcio di lagane)…” Era un cibo molto simile alle attuali lasagne al forno: pasta a strati alternati a farciture varie (ricotta, formaggio, salsiccia, fegatelli, uova sode, verdure), irrorata da un sugo semiliquido per favorire la cottura della pasta. M. Cristina, una mia amica rocchigiana, chiama “le sagne” il pasticcio di pasta fresca all’uovo, condito con ottimo ragù e formaggio grattuggiato. [La stessa pasta delle “lagane”, tagliata a nastri, fritta e addolcita con il miele, era per i Romani un dolce molto apprezzato: il “crustulum”, croccante e dorato era particolarmente gradito ai bambini. Ancora oggi, alcuni dolci carnevaleschi della tradizione veneta conservano il nome di “crostoli”, con l’unica variante d’essere addolciti con lo zucchero invece che con il miele]

(Adriana Vitali Veronese)

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