Astura (dalla preistoria all’epoca romana)

In preparazione della giornata di interpretazione ecomuseale presso l’Astura prevista per domenica 27 settembre, riportiamo alcune annotazioni di Francesco Tetro, referente scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino.

Nell’antichità il toponimo “Astura” si riferiva al fiume di Satricum; veniva chiamato così, insieme ad un’isola, da Plinio; “Stura” da Festo, “Storas” da Strabone, “Isturas” e “Istura” negli Itinerari. “Astura” è stato collegato con il termine greco “Asterìas” (airone) e con “Astir”, “Astur”, l’alleato di Enea ricordato da Virgilio nell’Eneide. Alla foce del fiume si costruì il porto di Satricum con banchine e ormeggi, da lì si poteva raggiungere l’entroterra fino all’importante centro volsco e agli accertati e consistenti resti di insediamenti precedenti (databili a partire dal XIV sec.).

Ma la presenza dell’uomo nella zona risale a decine di migliaia di anni prima; infatti sui rilievi debolmente ondulati, prospicienti il Canale delle Acque Alte, resti di antiche dune e terrazzi fluviali inquadrabili nel Pleistocene Pontino, si è rinvenuta una notevole quantità di oggetti (raschiatoi, piccole punte, bulini, grattatoi, lame, etc.) appartenenti a due facies ben distinte del Paleolitico medio (tipologia musteriana) e superiore (tipologia gravettiana finale): sono quello che rimane di stazioni all’aperto. Gli oggetti attualmente in fasi di studio sono stati raccolti sui terrazzi di un remoto corso d’acqua ed appartengono all’attività di cacciatori neandertaliani, che in cerca di selvaggina si fermarono sulla sommità delle antiche dune e vi insediarono i loro accampamenti. I musteriani prima, gli aurignaziani e altri gruppi del Paleolitico superiore in seguito, frequentarono quindi la regione.

Per un’immagine complessiva degli stanziamenti nell’area pontina è utile una visita al Museo Pigorini di Roma, che espone reperti dalla Preistoria alla Protostoria, oltre che plastici e sezioni-campione del terreno originale con evidenziati gli strati, la cronologia e una ricca documentazione di reperti.

La rada compresa tra il Castello di Astura e la Torre di Foce Verde, protetta dai venti settentrionali ed occidentali, con la foce del fiume offriva le migliori condizioni naturali per un ormeggio sicuro. Per la risalita della via d’acqua sicuramente si utilizzava il sistema del traino fino al centro più importante: Satricum. È facile comprendere come lungo tutto il corso del fiume, che corrisponde alla direttrice Colli Albani-Monti Lepini-Mare, si attestassero i primi insediamenti stabili legati proprio a tale penetrazione. Ma la guerra latina e la distruzione di Satricum fa decadere l’importanza dell’ancoraggio da un punto di vista commerciale, anche se nell’età imperiale il porto è una tappa consueta nei viaggi marittini, come attestano Svetonio e Plinio, accennando ai viaggi di Augusto, di Tiberio e di Caligola.

Successivamente un secondo porto costituirà la dotazione della villa costruita dopo il 45 a.C. sull’insula. La villa, erroneamente attribuita a Cicerone, passò a parte di un praedium (proprietà fondiaria) imperiale (la presenza di un porto di notevoli dimensioni lo proverebbe) e venne coivolta, probabilmente sotto Claudio, nel progetto più generale di ristrutturazione dei porti esistenti.

Cicerone aveva una villa non ancora identificata sulla costa: si ha infatti notizia di un suo soggiorno dopo la morte della figlia Tulliola, e che nel 43 a.C. da lì si imbarcò per Formia.

Della statio romana di Astura sulla Severiana si ha notizia dalla Tabula Peutingeriana, che riporta anche la distanza dalle altre stationes: sette miglia da quella di Antium e nove da quella di Clostris. Lunga tale strada, così chiamata perché sotto i Severi vennero selciati e razionalizzati tratti di viabilità precedente, si attestarono, solo nel tratto Anzio-Astura, una quindicina di ville costiere. Il percorso lungo il mare della Severiana è comunemente accettato e la cartografia antica (G.B. Cingolani, 1692 e G.F. Ameti 1693) mostra una via che ha lo stesso percorso dell’attuale Via Litoranea. Lo stagno parallelo alla Via Severiana e quindi alla duna tra l’Astura e la Torre di Foce Verde, costituendo la prosecuzione del Lago di Fogliano, ricostruibile dalle curve di livello e dalle quote, con andamento provato anche dalla natura geologica del terreno, venne utilizzato certamente come tratto naturale della Fossa Augusta. Il nome di tale fossa è convenzionale, ma corrisponde ad una lunga tradizione ed è perciò accettato da tutti i topografi. Progettata da Nerone, razionalizzava probabilmente strutture di età repubblicana e mettendo in comunicazione i laghi costieri tra loro, dava alle navi un percorso interno, permettendo di evitare la pericolosa navigazione esterna al largo del Promontorio del Circeo.

Paola de Paolis – Francesco Tetro, La Via Severiana. Da Astura a Torre Paola, Regione Lazio Ente Provinciale per il Turismo Latina, 1986

Giornata Europea del Paesaggio (Rete Ecomusei del Trentino)

L’Ecomuseo dell’Agro Pontino parteciperà alla Giornata Europea del Paesaggio 2020 organizzata dalla Rete Ecomusei del Trentino.

Sono trascorsi 20 anni dalla sottoscrizione della Convenzione Europea del Paesaggio e per celebrare la ricorrenza la Rete degli Ecomusei del Trentino, con il sostegno del Servizio Attività Culturali PAT e il coordinamento scientifico di step – Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, propongono per il 16 settembre una giornata di confronto con e tra le realtà ecomuseali.
Relazioni di Luca Mori (filosofo e formatore) e Annibale Salsa (antropologo).

Conoscere l’Ecomuseo: Circeo e Palmarola

Sabato 5 e domanica 6 settembre, nell’ambito delle attività educative “Conoscere l’Ecomuseo”, un gruppo di circa 20 persone si sono imbarcati presso il porto di San Felice Circeo su due gommoni alla scoperta delle grotte del Circeo e dei tesori dell’isola di Palmarola. L’interpretazione è stata affidata alla prof.ssa Paola Ansuini, che da decenni studia quei luoghi. Oltre ad abituali frequentatori delle iniziative dell’Ecomuseo, erano presenti anche referenti e collaboratori dell’Ecomuseo (Prof. Mauro Iberite, Dott. Ernesto Migliori) e il dirigente della Regione Lazio Diego Mantero, archeologo.

Sabaudia, Museo del Mare e della Costa: visita e presentazione del processo ecomuseale

Sabato 5 settembre presso il Museo del Mare e della Costa di Sabaudia si sono ritrovati diversi protagonisti del processo ecomuseale in Agro Pontino. Da Enrico Forte, consigliere regionale promotore della legge sugli Ecomusei nel 2013, ai dirigenti regionali (Diego Mantero), ai coordinatori, referenti scientifici e responsabili dell’Ecomuseo (Mauro Iberite, Ernesto Migliori, Antonio Saccoccio, Angelo Valerio), a diversi esponenti delle comunità (Giuseppe Lattanzi, Roberto Vallecoccia) e delle associazioni pontine (Onda, Pangea, Memoria Storica di Sezze, Libera Università della Terra e dei Popoli etc.). Dopo una visita al Museo del Mare e della Costa, sede del Centro di Interpretazione locale dell’Ecomuseo, condotta da Paola Ansuini e Giulia Sirgiovanni nel pieno rispetto delle norme anti-covid, si è discusso in particolare del processo di sviluppo locale che è al centro delle azioni ecomuseali. La visione più ricca di prospettive future resta quella del “Paesaggio delle acque e della bonifica”, da anni individuata come chiave di lettura del territorio. Su questo si è registrato ampio consenso da parte degli intervenuti e ci si è dati appuntamento al prossimo incontro programmatico, previsto per il 25 ottobre a Pontinia.

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L’Ecomuseo dell’Agro Pontino e il paesaggio delle acque: dal Circeo a Palmarola

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Il paesaggio preistorico delle acque: Sabaudia, Museo del Mare e della Costa

Dove nasce Via Epitaffio

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Percorrendo la via Appia, all’altezza dell’incrocio con la via che conduce da Latina a Latina Scalo, si nota un’edicola di marmo sormontata da un timpano triangolare (per metà distrutto). Sulla lastra di marmo è riportata un’iscrizione in cui si legge il nome del papa Pio VI, la data MDCCLXXXVI (1786), il nome del “prefetto delle strade” Francesco Mantica e si fa riferimento ad alcuni lavori di bonifica dell’area. Questo è il testo completo dell’iscrizione:

EX AVCTORITATE PII VI PONT. MAX. APPIAE TRACTVS AD PISSINARIAM QVEM AQUAE STAGNANTES INTERRVPERANT PONTIBVS IVNCTVS AGGERIBVS MVNITVS ANNO MDCCLXXXVI CVRATORE FRANCISCO MANTICA PRAEF. VIAR.

All’incrocio andando verso Latina la strada prende il nome, proprio a causa dell’iscrizione ricordata, di Via Epitaffio, che giunge fino a Corso Giacomo Matteotti; procedendo verso Latina Scalo abbiamo invece Via della Stazione.

Giungemmo all’Epitaffio. E’ una piccola opera muraria sul margine della strada su cui è applicata una lapide che ricorda la bonifica di Pio VI. Poco avanti a noi i grossi caseggiati di Tor Tre Ponti a tinta molto viva per la recente pioggia. Subito dopo l’Epitaffio, il bivio per il Quadrato. A destra riserve verdeggianti con molto bestiame allo stato brado, in mezzo a cui si agitavano pavoncelle, storni, pivieri e taccole; a sinistra un folto pioppeto e, al di là, capi acquitrinosi. (Vincenzo Rossetti, “Dalle paludi a Littoria. Diario di un medico. 1926-1936″)

Lago Muti: sopralluogo e recupero

Giovedì 18 giugno 2020 è stato effettuato un sopralluogo al lago Muti (Sezze). Erano presenti Giorgio Stagnaro (Direttore operativo di Acqualatina), Antonio Di Prospero (Vicesindaco del Comune di Sezze), Giancarlo Siddera (Assessore al patrimonio, all’ambiente e alle attività produttive del Comune di Sezze), Diego Mantero (Dirigente presso la Direzione regionale Capitale naturale, Parchi e Aree Protette della Regione Lazio), Roberto Vallecoccia (Presidente dell’Associazione Memoria Storica di Sezze), Antonio Saccoccio (Coordinatore tecnico scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino), Antonio Pisterzi (Responsabile Rapporti con la Pubblica Amministrazione di Acqualatina), Roberto Petrocelli (Acqualatina). Obiettivo dell’incontro: mettere in campo le strategie migliori per recuperare, gestire e valorizzare il sito.

Dal 2011 l’Associazione Memoria Storica di Sezze inizia a collaborare con il vecchio direttore di Acqualatina Andrea Lanuzza e l’amministrazione Campoli per portare all’antico splendore l’area. Dal 2019 il progetto di valorizzazione è sostenuto anche dall’Ecomuseo dell’Agro Pontino, che, avendo tra i propri principali obiettivi lo sviluppo locale autosostenibile, guarda con grande attenzione al recupero di una zona di grande rilievo storico, naturalistico ed energetico. Da qualche mese, grazie all’interessamento della Regione Lazio, e in particolare di Ernesto Migliori (Responsabile settore Tutela e Valorizzazione dei paesaggi naturali e della geodiversità per la Regione Lazio e per l’Ecomuseo dell’Agro Pontino), del dirigente Diego Mantero, dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino e dell’Ass. Memoria Storica di Sezze, si è avviato l’iter per inserire la zona umida tra i Monumenti Naturali del Lazio.

Il lago Muti prende il nome, come il vicino lago Pani, dai suoi vecchi proprietari e si può osservare in una curva del tratto dismesso della strada regionale 156.

Il sopralluogo inizia aprendo faticosamente un varco tra arbusti, rovi e canne, a testimonianza dell’attuale stato di abbandono del sito. Si intravede il lago Muti parzialmente coperto da ninfee; giunti all’impianto, ci accoglie un grosso cervone (pasturavacche) che si sta insinuando lentamente sotto un ponticello di legno, a pochi centimetri dall’acqua. Si entra nell’impianto guidati da Roberto Petrocelli. Si notano subito le ampie vasche di carico e più in basso le turbine del vecchio impianto idroelettrico, non più in funzione.

Le due macine furono in funzione fino al 1911, anno in cui il nuovo progetto della Società Elettrica Laziale fu affidato a Raffaele Lenner, progetto che a causa della guerra venne portato a termine solo nel 1922. Quindi Sezze nel 1922 aveva a disposizione 40Kw elettrici più acqua fornita dalle pompe a pistoni. L’impianto per la produzione di energia elettrica fu impiegato per l’illuminazione di molti edifici della città di Sezze prima di essere abbandonato (anni Settanta).

Si prosegue la visita degli altri locali interni, tutto sommato in buone condizioni, in cui si trovano anche alcuni arredi mai utilizzati. Questi locali e gli arredi saranno utili in futuro per le attività di ricerca ed educative, che si intende avviare una volta recuperato il sito.

Tornati all’aperto, Roberto Vallecoccia fornisce informazioni sulla zona umida circostante, che comprende anche il più esteso lago Pani e presenta un notevole interesse naturalistico dal punto di vista botanico (ninfee, calle, luppolo etc.) e avifaunistico (gruccione, martin pescatore, airone reale e airone cenerino, biancone).

In seguito è iniziato il confronto tra i partecipanti sui prossimi passi da intraprendere per il recupero dell’area. L’amministrazione comunale, la Regione Lazio e Acqualatina sono intenzionati a recuperare l’area esterna e i locali interni. Dello stesso avviso sono l’Ass. Memoria Storica e l’Ecomuseo. Il Comune di Sezze si è impegnato a rendere agibile la zona esterna per poi consegnarla in gestione all’Ass. Memoria Storica di Sezze. La Regione Lazio, nelle persone di Ernesto Migliori e Diego Mantero, proseguirà lo studio avviato per inserire la zona umida tra i Monumenti Naturali del Lazio. Si avvicina il momento in cui l’area dei laghi Muti e Pani tornerà all’antico splendore.

Antonio Saccoccio

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“Norba, la Roccaforte nel Pontino” (suite per banda di Matteo Di Prospero)

Norma, paese dei Lepini, anfiteatro naturale affacciato sulla pianura Pontina, è parte del progetto  Ecomuseo dell’Agro Pontino e del suo Centro di Documentazione Storico Locale ubicato presso la Biblioteca Civica “ Avv. Angelo Tomassini”.

Giuseppe Cerina, giornalista del Tempo, la descriveva così: “Comune che segna il limite delle aspirazioni  tra la pianura e la montagna, dove si vanno affermando le nuove leve dei vari capitani di una industria turistica alla portata di tutti”.

Norma e il Parco Archeologico dell’Antica Norba restituiscono oggi il fermo immagine della città  repubblicana del I secolo a. C. La sua roccaforte a nido d’ aquila, esempio maestoso di mura poligonali tra le più belle del Lazio, fu distrutta nella guerra civile tra Mario e Silla nell’81 a.C.  La dodicesima colonia romana di diritto latino è stata riportata alla luce per volere delle diverse amministrazioni succedutesi nel tempo e grazie allo studio e al lavoro di scavo della Professoressa Stefania Quilici Gigli e della sua squadra di archeologi guidati dalla Dottoressa Stefania Ferrante.  Norba è così riemersa dalle ceneri del tempo per raccontare con le sue guide la vita, i costumi, le domus luoghi della quotidianità e quelli della vita pubblica, i templi, il foro, le terme, le scenografiche architetture sintesi del genio civile e militare, tratto distintivo di Roma, l’orgoglio di essere Civitas (CI – VIS, quando i confini, il territorio, la tua cultura e la tua città difesi, giacciono in quiete, QUI – ES).

Ed è proprio in questo territorio dove la terra è specchio del cielo, paradigma della vita a misura d’uomo regolata da solstizi ed equinozi, orologi stellari, che nasce la giovane promessa nella musica Matteo Di Prospero, compositore della suite per banda “Norba, la Roccaforte nel Pontino”, grazie alla quale fa rivivere l’incedere delle legioni, il passo cadenzato dei soldati, i suoni profondi della  furia della battaglia, il divampare dell’incendio, la solennità della fine di questa città. Sulle note di questa composizione vi lasciamo in una passeggiata virtuale… Norba Città del Sole vi aspetta.

Elisabetta Zaralli

 

 

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Matteo Di Prospero nasce a Latina il 29 aprile 2001. Frequenta il Liceo Classico “Dante Alighieri” di Latina. Studia nella classe di strumenti a percussione del Maestro Carlo Di Blasi presso il Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone, pianoforte e composizione con il Maestro Giovanni Monti. Segue corsi di direzione per orchestra di fiati con il Maestro Fulvio Creux e ha frequentato il corso di musica liturgica con il Maestro Marco Di Lenola. Ha al suo attivo una serie di concerti ed esibizioni in veste di strumentista e direttore.

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Sonnino: inaugurazione del Centro di Interpretazione locale

Sabato 29 febbraio l’Ecomuseo dell’Agro Pontino ha inaugurato il Centro di Interpretazione locale di Sonnino presso il Museo Terre di Confine.
Il pomeriggio è iniziato con una visita del centro storico di Sonnino a cura di Maurizia De Angelis, referente locale dell’Ecomuseo. Partiti da Piazza Garibaldi, i visitatori hanno varcato la Portella, una delle cinque porte del centro, e hanno attraversato la zona denominata Isola Castello sostando presso la Chiesa di San Michele Arcangelo, in stile gotico-cistercense. Si è poi percorso l’antica Via di Mezzo, giungendo alla porta di San Giovanni; quindi, scendendo per vicolo Doralice, si è passati in via Giacomo Antonelli, la seconda arteria principale del centro storico,  in direzione Porta Riore, per giungere infine al Museo Terre Confine.

Alle 16 Massimo Porcelli ha presentato con il suo volume “Mia indimenticabile Consorte… La Grande Guerra dei Bassianesi”, in cui sono raccontate le vicende di Antonio Porcelli, partito per il fronte durante la Prima Guerra Mondiale insieme a tre fratelli.

In seguito ha preso la parola Giuseppe Lattanzi, responsabile scientifico del centro di interpretazione locale di Sonnino, che ha tenuto una conferenza dal titolo “I Terminalia: la festa dei confini dai romani ai sonninesi”,  accompagnata da importanti testimonianze documentarie e fotografiche.

È quindi intervenuto l’assessore Gianni Celani, che ha portato i saluti del sindaco Luciano De Angelis e ha consegnato agli ospiti presenti significative torce sonninesi.

L’ultima parte della giornata è stata dedicata al processo ecomuseale. Il promotore dell’Ecomuseo Angelo Valerio e il coordinatore tecnico-scientifico Antonio Saccoccio hanno spiegato in cosa consiste l’idea di sviluppo comunitario portata avanti da ormai 15 anni in Agro Pontino. Sonnino è un’antenna importante per l’Ecomuseo, perché funge da punto di riferimento per tutto il versante degli Ausoni.

Si è parlato anche dell’inventario partecipato, avviato nel Comune grazie alla partecipazione attiva e attenta di molti cittadini e al prezioso coordinamento della referente locale dell’Ecomuseo Maurizia De Angelis. Si è approfittato del pubblico presente in sala per distribuire nuovamente il questionario elaborato dall’Ecomuseo. Sono quindi intervenuti Francesco Tetro, storico dell’arte e autore di molti studi sull’Agro Pontino, e Giulia Sirgiovanni, direttore scientifico dell’antenna ecomuseale di Sabaudia.

La giornata si è chiusa con una cena a base di prodotti locali (zuppa di fagioli, pane e olio), momento in cui la comunità sonninese ha dimostrato di conservare un sincero spirito conviviale.  Vini ancora una volta gentilmente offerti dall’azienda Casale del Giglio.

L’evento si è svolto prima del diffondersi al centro-sud del contagio del Covid-19 e prima che venissero presi provvedimenti restrittivi da parte del Governo.

Fotografie di Candido Paglia