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Conversazioni pontine: Massimo Porcelli

Massimo Porcelli è l’autore del libro Mia indimenticabile Consorte… Dall’epistolario di un soldato di Bassiano – La Grande Guerra dei Bassianesi, che nell’ultimo anno è stato presentato in decine di occasioni in numerosi Comuni dell’Agro Pontino. Approfittiamo della sua disponibilità per una conversazione sul tema.

(Antonio Saccoccio) Buongiorno, a cosa è dovuto, a suo avviso, questo grande interesse per il suo libro?

(Massimo Porcelli) Credo che sia la combinazione di una molteplicità di elementi che provo a descrivere, partendo da una preliminare considerazione. Il potenziale lettore, cioè colui che si avvicina al libro non conoscendone ancora il contenuto, ritengo sia attratto dal titolo. “Mia indimenticabile Consorte…”. Se ci si sofferma a riflettere un attimo, è un saluto particolare, se vogliamo inusuale ma pregno di sentimenti. Ed è l’esordio con il quale Antonio, mio Nonno e – come ho scritto in copertina – co-autore del libro, inizia una delle lettere che scrive dalla “zona di guerra” alla moglie Erminia.
Da questa frase scaturiscono gli altri elementi che il lettore poi scopre nel libro: i sentimenti che emergono vividi, le vicende di una Comunità – uomini, donne e bambini – e di un territorio, quello che si estende tra i monti Lepini e la pianura pontina, nel quale oggi noi viviamo ma di cui, in molti casi, non conosciamo ciò che era poco più di cento anni orsono. E come le vicende di questa Comunità e di questo territorio s’intreccino e si relazionino con quelle nazionali, connesse con la Grande Guerra, alla quale parteciparono migliaia di uomini dei paesi che si affacciavano sulla palude pontina: Bassiano, ma in egual misura Sezze, Norma, Sermoneta e via elencando.
Svariate centinaia di loro non fecero ritorno, lasciando vuoti incolmabili nelle famiglie.
È una Storia che ci appartiene, di cui ritengo si debba mantenere vivo il ricordo o diffonderne la conoscenza.
L’interesse verso il libro ritengo sia dato proprio da chi coglie questi aspetti e ne condivide lo spirito.

Antonio Porcelli, Lettera dal fronte alla moglie Erminia

(A.S.) Com’è nata realmente l’idea del libro? Ci sono di mezzo delle lettere inviate dal fronte, ma cosa è scattato dentro di lei per portarla a una ricerca tanto lunga?

(M.P.) Ha utilizzato il termine appropriato: scattare! È proprio avvenuto come lo scatto di una molla quando ho “scoperto”, sul finire del 2014, una dozzina di lettere che mio padre custodiva, scritte da suo padre Antonio – mio nonno quindi – dalla “zona di guerra” nel periodo che va dal 7 aprile 1916 al 16 ottobre 1917.
Lettere contenenti non solo gli usuali saluti o le notizie sulle proprie condizioni di salute ma una diretta cronaca delle condizioni di allora, delle speranze riposte alle notizie su conferenze di pace e dello sconforto per le drammatiche vicende della guerra, degli ideali socialisti che emergono nonostante siano in qualche modo necessariamente camuffati per non incorrere nelle sanzioni della censura militare.
Di queste lettere, purtroppo poche se si considera che erano l’unico mezzo mediante il quale venivano mantenuti i contatti con i familiari lontani e che un’altra parte – che era custodita dalla sorella di mio padre – è stata distrutta, stupiscono la ricchezza dei contenuti, le capacità espressive e la bellezza della calligrafia.
Caratteristiche che possono meravigliare se si considera che appartengono ad un “pastore”, questa la professione dichiarata da Antonio, la cui cultura scolastica era limitata dalle condizioni dell’epoca ma anelante, per sé e per la propria Comunità, alla conquista di uno status migliore. Aver rinvenuto documenti attestanti che mio nonno Antonio era stato il promotore della costruzione nel 1913 della capanna-scuola nel Quarto di San Donato è stata un’ulteriore scoperta che mi ha emozionato ancor di più, stimolandomi ad ampliare il campo di studio.
Mi sono quindi convinto che questo “patrimonio” non poteva rimanere circoscritto alla famiglia ma andava bensì ampliato e condiviso… ed è nato il libro!

(A.S.) Quali sono state le fonti che ha utilizzato per il suo libro?

(M.P.) Ho proceduto raccogliendo vari documenti, provenienti da più archivi, esaminandoli come se dovessi comporre un puzzle, cercando di collocarli nella loro giusta posizione.
Naturalmente, gli elementi di partenza sono state le lettere e alcuni documenti che già mio padre aveva acquisito in passato, anche grazie all’interesse di un mio cugino che ho scoperto essere appassionato ricercatore delle passate vicende familiari.
A questi ed a molte foto, altrettanto originali così come le lettere, presenti nell’album di famiglia, si sono andati man mano ad aggiungere i documenti matricolari degli uomini di Bassiano coinvolti nella Grande Guerra, rintracciati nell’archivio di Stato di Latina. Si tratta di 721 nominativi appartenenti alle classi di leva che vanno da quella dei nati nel 1875 a quelli della classe 1900, l’ultima chiamata alle armi per la guerra.
A questi ho associato le liste di leva, anch’esse presenti presso l’archivio di Stato, dalle quali si ricava l’esito della visita di arruolamento. Non tutti i giovani che vennero chiamati alle armi furono infatti arruolati: molti furono i non idonei: per difetto di statura o perché affetti da gravi carenze costituzionali (oligoemia, malaria). Molti altri risultarono nel frattempo emigrati all’estero venendo dichiarati renitenti e poi, con la guerra in corso, disertori.
Altra fonte importante d’informazioni sono stati i registri dello stato civile custoditi dal Comune di Bassiano così come è stato utile far più volte visita nel cimitero di Bassiano, soffermandomi avanti a quelle lapidi di coloro che avevano vissuto in quel periodo.
Infine, ma assolutamente rilevanti, si sono rivelati i molteplici siti presenti in rete, molti dei quali con importanti banche dati. In questa vasta attività di ricerca mi sono anche imbattuto in alcuni siti contenenti dati imprecisi che ho potuto far correggere.

(A.S.) Ci racconta il momento più emozionante della sua ricerca? Una lettera in particolare? Un documento con una notizia insperata?

(M.P.) Non è facile rispondere. O meglio… tanti sarebbero i momenti in cui la scoperta di un particolare, di una notizia o l’acquisizione di una foto, mi hanno consentito di inquadrare con più precisione la storia che man mano ricostruivo. Tuttavia, voglio riportare due casi particolari. Il primo è la notizia contenuta nella lettera che mio nonno Antonio scrive alla moglie il 16 ottobre 1917. Può considerarsi l’ultima scritta da Antonio prima della sua scomparsa, avvenuta in combattimento 11 giorni dopo su Dosso Faiti, il 27 ottobre. In questa lettera Antonio apprende che la moglie Erminia è incinta. Sarebbe il loro terzo figlio, ma dalle mie ricerche non è emersa nessuna nascita conseguente e devo presumere che la gravidanza non sia giunta a compimento.
L’altro episodio si riferisce, invece, alle modalità del decesso di uno dei Soldati di Bassiano. Nell’Albo d’Oro dei Caduti questi risulta deceduto in un ospedale da campo a seguito di ferite riportate in combattimento, ma questa informazione mi risultava incoerente con l’atto di morte registrato a Bassiano, in cui la causa di morte risulta attribuita a fratture multiple alle costole, emotorace e asfissia.
Il… mistero ha avuto risposta quando ho trovato il ruolo matricolare nel quale era riportato, seppur sinteticamente, l’episodio che ne aveva determinato la morte: il militare, Sergente del 20° reggimento Artiglieria da Campagna, viene sbalzato a terra dal cavallo sul quale si trovava, imbizzarritosi al sopraggiungere di un autocarro, venendo da questi travolto!

Diolinda Morelli, 1915

(A.S.) Le fotografie… ce ne sono di sorprendenti nel volume. Che provenienza hanno?

(M.P.) Il libro contiene numerose fotografie, in parte rinvenute in famiglia, altre rese disponibili da persone che, appreso delle ricerche che stavo svolgendo e della finalità, mi hanno generosamente consentito di riprodurle. Le foto riportano i nominativi di chi ha contribuito in tal modo. È stata una mia precisa volontà quella di affiancare al racconto, lì dov’era possibile, anche le pertinenti immagini affinché il lettore, osservando i ritratti ed i particolari dei volti, degli abiti, dei paesaggi raffigurati, potesse meglio partecipare al racconto di quelle vicende.
In particolare i ritratti degli uomini in uniforme, inviate alle famiglie, e delle donne che a propria volta le inviavano ai propri uomini al fronte, fidanzati o mariti, “parlano” del carattere e dei sentimenti di quella Comunità.
Da ogni foto si possono trarre, con un minimo di attenzione, ulteriori elementi d’informazione. Riporto ad esempio il foto-ritratto di Settimio Porcelli, uno dei fratelli di mio nonno Antonio, prigioniero di guerra degli austro-ungarici. L’immagine, emblematica, lo ritrae in una “scenografia” allestita in uno studio fotografico in cui il prigioniero di guerra Settimio, in uniforme del Regio Esercito ma priva di fregi e mostrine, è quasi sovrastato da una statua raffigurante un’aquila che, nell’araldica, simboleggia l’Austria imperiale.
Un messaggio di propaganda bellica!

Settimio Porcelli – Cartolina da prigionia

(A.S.) Scrivere un libro come il suo ha significato incrociare la storia d’Italia, ma anche la vita di numerose famiglie. Con la possibilità di stabilire relazioni nuove con altri membri della nostra comunità. La possibilità di vivificare un intero tessuto comunitario. Cosa ci può dire in merito?

(M.P.) È stato anche questo un obbiettivo che speravo di conseguire e credo di esserci riuscito.
I molteplici riscontri e attestati da parte di coloro che hanno letto il libro me ne danno conferma. Nei ringraziamenti che riporto all’inizio del libro, d’altronde, mi rivolgo con queste parole proprio al “Lettore” che, soffermandosi sulle foto e da queste incuriosito e sollecitato, procederà alla lettura facendo così ri-vivere le persone in esso raccontate.
Le vicende raccontate nel libro, tutte frutto di documentati riscontri, non erano mai state narrate, erano ignote ai Cittadini di Bassiano e, in moltissimi casi, ignote anche ai familiari discendenti da quei Personaggi in esso descritti.

La loro storia, così raccontata, diviene una parte della storia d’Italia.

(A.S.) Una domanda sull’autore. Chi è Massimo Porcelli, quali i suoi interessi? Lei, nato a Latina da genitori bassianesi, è molto interessato a tutto quello che riguarda l’Agro Pontino. Può dirci qualcosa in più di lei?

(M.P.) Sono nato a Latina da genitori bassianesi e bassianesi sono anche gli avi, almeno fin dal 1700, epoca di cui ho potuto trovare riscontri.
Ho intrapreso la carriera militare in Marina, Corpo delle Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, cessando dal servizio attivo nel 2015 con il grado di Contrammiraglio.
Un trascorso che, in qualche modo, mi ha agevolato nello svolgimento delle ricerche storiche poi descritte nel libro. E quanto rinvenuto in queste ricerche mi ha fatto scoprire storie e vicende di ciò che era il territorio pontino ai primi del ‘900, quand’era la palude che molti tutt’oggi considerano erroneamente fosse disabitata.
Era invece territorio – almeno nella zona che comprende Fogliano e l’allora denominato Quarto di San Donato – per gran parte dell’anno popolato, dalla Famiglia Caetani e dal personale al loro servizio e dalla Comunità di Bassiano, costituita da circa 80 famiglie. Queste conoscenze, che prima ignoravo, mi hanno indotto a considerare con maggior interesse la storia dell’intero territorio pontino e lepino, che ritengo necessario far conoscere quanto più possibile anche, e specialmente, alle giovani generazioni, convinto che così potranno apprezzarlo ed amarlo ancor di più.

Giovanni Battista Porcelli, 1918

(A.S.) Per concludere, lei ha qualche proposta per il presente e il futuro dell’Agro Pontino?

(M.P.) Domanda impegnativa a cui, in parte, ritengo di aver dato riposta pocanzi. Tutti coloro che operano sul territorio, siano essi pubblici amministratori, dirigenti di aziende o di attività economiche, dirigenti e operatori scolastici, dovrebbero curare e sviluppare iniziative per far conoscere la storia e la ricchezza di questo territorio così che ognuno, ad ogni livello e nell’ambito delle proprie possibilità, si faccia a propria volta promotore delle sua valorizzazione e protezione.
Non è opera agevole ma neanche impossibile ed ho avuto modo di entrare in relazione, in questi ultimi tempi promuovendo il mio libro, con molte realtà e sensibilità che operano in tal senso.
Anche l’occasione di questa intervista, di cui vi ringrazio, ritengo possa concorrere in qualche modo a operare in tal senso.

(A.S.) La ringraziamo per la disponibilità. Crediamo anche noi che queste sue parole potranno essere molto utili alla valorizzazione del nostro territorio.

Sonnino: inaugurazione del Centro di Interpretazione locale

Sabato 29 febbraio l’Ecomuseo dell’Agro Pontino ha inaugurato il Centro di Interpretazione locale di Sonnino presso il Museo Terre di Confine.
Il pomeriggio è iniziato con una visita del centro storico di Sonnino a cura di Maurizia De Angelis, referente locale dell’Ecomuseo. Partiti da Piazza Garibaldi, i visitatori hanno varcato la Portella, una delle cinque porte del centro, e hanno attraversato la zona denominata Isola Castello sostando presso la Chiesa di San Michele Arcangelo, in stile gotico-cistercense. Si è poi percorso l’antica Via di Mezzo, giungendo alla porta di San Giovanni; quindi, scendendo per vicolo Doralice, si è passati in via Giacomo Antonelli, la seconda arteria principale del centro storico,  in direzione Porta Riore, per giungere infine al Museo Terre Confine.

Alle 16 Massimo Porcelli ha presentato con il suo volume “Mia indimenticabile Consorte… La Grande Guerra dei Bassianesi”, in cui sono raccontate le vicende di Antonio Porcelli, partito per il fronte durante la Prima Guerra Mondiale insieme a tre fratelli.

In seguito ha preso la parola Giuseppe Lattanzi, responsabile scientifico del centro di interpretazione locale di Sonnino, che ha tenuto una conferenza dal titolo “I Terminalia: la festa dei confini dai romani ai sonninesi”,  accompagnata da importanti testimonianze documentarie e fotografiche.

È quindi intervenuto l’assessore Gianni Celani, che ha portato i saluti del sindaco Luciano De Angelis e ha consegnato agli ospiti presenti significative torce sonninesi.

L’ultima parte della giornata è stata dedicata al processo ecomuseale. Il promotore dell’Ecomuseo Angelo Valerio e il coordinatore tecnico-scientifico Antonio Saccoccio hanno spiegato in cosa consiste l’idea di sviluppo comunitario portata avanti da ormai 15 anni in Agro Pontino. Sonnino è un’antenna importante per l’Ecomuseo, perché funge da punto di riferimento per tutto il versante degli Ausoni.

Si è parlato anche dell’inventario partecipato, avviato nel Comune grazie alla partecipazione attiva e attenta di molti cittadini e al prezioso coordinamento della referente locale dell’Ecomuseo Maurizia De Angelis. Si è approfittato del pubblico presente in sala per distribuire nuovamente il questionario elaborato dall’Ecomuseo. Sono quindi intervenuti Francesco Tetro, storico dell’arte e autore di molti studi sull’Agro Pontino, e Giulia Sirgiovanni, direttore scientifico dell’antenna ecomuseale di Sabaudia.

La giornata si è chiusa con una cena a base di prodotti locali (zuppa di fagioli, pane e olio), momento in cui la comunità sonninese ha dimostrato di conservare un sincero spirito conviviale.  Vini ancora una volta gentilmente offerti dall’azienda Casale del Giglio.

L’evento si è svolto prima del diffondersi al centro-sud del contagio del Covid-19 e prima che venissero presi provvedimenti restrittivi da parte del Governo.

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Terminalia, festa dei confini. Inaugurazione del Centro di Interpretazione di Sonnino

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