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Gemona del Friuli: seminario “L’inventario partecipativo” (11-12/06/2013)
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- Sesta Giornata di Studi sulla Triplice Cinta (Sonnino, 14 agosto 2022) 9 agosto 2022
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- “Conoscere e riconoscere i paesaggi invisibili. Per un approccio pedagogico comunitario” (Pontinia, 12 giugno 2022) 10 giugno 2022
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Nuovi modelli di sviluppo comunitario (ebook – Quaderni dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino)
https://www.bookrepublic.it/book/9788898298143-nuovi-modelli-di-sviluppo-comunitario-per-gli-ecomusei-in-italia/?tl=1
Archivio dell'autore: agropontinoecomuseo
Blocchi rompi-flutti preparati per la foce del Rio Martino (fotografia storica)
Pubblicato in Ecomuseo dell'Agro Pontino
Contrassegnato da tag fotografia, fotografie storiche, Francesco Tetro, Libera Università della Terra e dei Popoli, Rio Martino
L’annessione al Regno d’Italia di Sonnino e delle province romane (plebiscito del 2 ottobre 1870)
“Dichiariamo la nostra unione al Regno d’Italia sotto il governo monarchico costituzionale del Re VITTORIO EMANUELE II e de’ suoi Successori”.
Alle ore 10 antimeridiane del 2 ottobre 1870 si aprirono i seggi e le operazioni di voto durarono tutta la giornata. I cittadini di Sonnino segnando a scrutinio segreto il Sì o il No su una scheda stampata decisero il futuro del paese nel Regno d’Italia. Tutti i sonninesi di sesso maschile che avevano compiuto il ventunesimo anno di età, domiciliati nel comune e che si trovavano nel godimento dei diritti civili, furono ammessi al voto. Furono esclusi i condannati per frode, furto, bancarotta e falsità, ed anche coloro dichiarati falliti per sentenza.
A garantire il voto a tutti nel comune furono formate le liste dei cittadini chiamati a votare. Sembra incredibile, ma il destino di appartenere all’Italia fu deciso da un voto libero e segreto. Ciascuno votò dichiarando il suo nome che venne annotato in un’apposita lista da uno dei membri componenti l’ufficio o dal segretario del seggio. Le regole del voto furono le stesse delle nostre consultazioni referendarie per cui è possibile affermare che sono 150 anni che i cittadini delle nostre contrade votano nel rispetto di regole sicuramente democratiche. A garanzia del voto ordinato il Presidente di ciascun seggio fu incaricato del mantenimento dell’ordine pubblico, a sua disposizione aveva a disposizione la guardia cittadina e nessuna forza armata poteva essere collocata nella sala della votazione senza la richiesta dello stesso Presidente.
Chiuso lo scrutinio, fu eseguito pubblicamente lo spoglio dei voti, facendo risultare l’esito della votazione in un apposito verbale firmato dai membri presenti nell’ufficio di Presidenza. A Sonnino votarono in 234 su 263 aventi diritto, i No furono solamente 2 mentre i Sì, che misero fine alla millenaria storia delle Terre di Confine, furono 232. I verbali con i risultati parziali furono portati dai sonninesi Stefano Tucci e Luigi Grenga alla Giunta Provinciale di Governo di Frosinone, dove in seduta pubblica fu fatto lo spoglio generale e proclamato il risultato. Nella provincia di Frosinone su 32.288 inscritti nelle liste elettorali, i votanti furono 25.964. Votarono Sì in 25.645, votarono No solo in 319.
Giuseppe Lattanzi
Pubblicato in Ecomuseo dell'Agro Pontino
Contrassegnato da tag Pino Lattanzi, regno d'Italia, Sonnino, storia, Terre di confine
Sonnino celebra i 150 anni dall’ingresso nel Regno d’Italia con un convegno presso il Museo delle Terre di Confine
Venerdì 2 ottobre alle ore 18, presso la Sala delle Torce del Museo delle Terre di Confine di Sonnino, un convegno celebrerà i 150 anni dell’ingresso del Comune di Sonnino nel Regno d’Italia. Interverranno il sindaco Luciano De Angelis, la Dott.ssa Maria Teresa Olivieri, il prof. Giuseppe Lattanzi, la prof.ssa Elisabetta Grenga.

Pubblicato in Ecomuseo dell'Agro Pontino
Contrassegnato da tag Museo Terre di Confine, Pino Lattanzi, regno d'Italia, Sonnino, storia
Giornate Europee del Patrimonio 2020 (presso il Museo della Terra Pontina, Centro d’Interpretazione dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino)

Sabato 26 e domenica 27
settembre si celebrano in Italia le GEP – Giornate Europee del Patrimonio
(European Heritage Days), la più estesa e partecipata manifestazione
culturale d’Europa. Visite guidate, aperture straordinarie, iniziative
digitali saranno organizzate nei musei e nei luoghi della cultura, seguendo
il tema “Imparare per la vita”.
Il tema
“Imparare per la vita” è lo slogan scelto dal MiBACT,
prendendo spunto da quello proposto dal Consiglio d’Europa
“Heritage and Education – Learning for Life”, per richiamare i
benefici che derivano dalla esperienza culturale e
dalla trasmissione delle conoscenze nella moderna società.
La proposta, infatti, è quella di riflettere sul ruolo che la
formazione ha avuto, e continua ad avere, nel passaggio di
informazioni, conoscenze e competenze alle nuove generazioni, e
sul valore che il sapere tradizionale può assumere in rapporto
alle inedite sfide del presente e al crescente peso della moderna
tecnologia. E ciò tenendo conto tanto degli elementi di intrinseca
specificità dei diversi contesti territoriali quanto dell’importanza
che saperi, tradizioni, esperienze locali hanno avuto, a vario
livello, nella creazione di un patrimonio culturale riconosciuto e
condiviso.
In questa prospettiva i luoghi della cultura sono chiamati a
giocare un ruolo di primo piano, essendo il patrimonio storico-artistico veicolo di conoscenza del passato, di riflessione
sull’attualità, di ispirazione per il futuro. Particolare significato
assumono le iniziative proposte dai musei sulla base di un
percorso condiviso con le comunità e gli enti depositari delle
tradizioni e dei saperi locali, ma anche le attività organizzate in
sinergia con le scuole e le università, volte a costruire un nuovo
racconto museale che tenga conto delle attuali esigenze formative
e, al contempo, delle istanze di conoscenza espresse dalle nuove
generazioni.
Pubblicato in Ecomuseo dell'Agro Pontino
Contrassegnato da tag Giornate Europee del Patrimonio, Museo della Terra Pontina, patrimonio culturale
Astura (dal X secolo all’età moderna)
Continuiamo la preparazione della giornata di interpretazione ecomuseale presso l’Astura, prevista per domenica 27 settembre, con altre annotazioni di Francesco Tetro, referente scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino.
Documenti di S. Alessio all’Aventino, datati tra il X e il XII sec., nel dare i confini della proprietà, nominano i ruderi, la via pubblica dell’insediamento medioevale attestato presso il fiume, l’isola, il porto, la peschiera, la Chiesa di S. Maria e Salvatore, il terreno coltivato, seminato per 30 moggi tra l’isola, la pineta e l’abitato stesso.
L’isola e le sue dipendenze vennero confermate a S. Alessio da Ottone III imp. (996), per poi passare, nel XIII sec., ai Conti di Tuscolo. Risale probabilmente a questa epoca la prima fortificazione dei luoghi, resa necessaria per il controllo della costa, date le frequenti incursioni dei pirati saraceni e data la posizione strategica, l’importanza dei luoghi stessi per il commercio marittimo e l’esistenza, fin dall’alto medioevo, di un piccolo borgo, che si era andato sviluppando sul fiume, attorno agli ormeggi, e che dal fiume prese il nome.
Per realizzare questa prima rudimentale fortificazione certamente si usò, come fondazione e come reimpiego, il materiale da costruzione proveniente dai numerosi ruderi allora ancora certamente ben conservati.
Nel 1166 l’abitato di Astura compare nel trattato di navigazione tra Genova e Roma come residenza dei Balivi genovesi (la carica di “Balivo” è legata ad una rappresentanza amministrativa, molto prossima a quella dell’esattore, del pubblico ufficiale) e nel 1193 appare dei Frangipane; e la prima testimonianza del castello è appunto di questo periodo. Nel 1268 Giovanni Frangipane, come è noto, consegnò a Pietro di Lavena, ammiraglio di Carlo d’Angiò, Corradino di Svevia che aveva cercato asilo, con pochi compagni e dopo la sconfitta di Tagliacozzo, ad Astura, sperando qui di imbarcarsi e portarsi in salvo. La conseguenza del tradimento fu la distruzione di Astura ad opera di una flotta aragonese (1286). Un atto dell’Archivio Caetani testimonia che l’anno dopo, riedificato il castello, gli abitanti si vendettero ai Frangipane.
Da questo momento le testimonianze indicano i vari passaggi di proprietà:
1301: i Frangipane cedevano metà di Astura a Pietro Caetani e questi, nel 1304 la rivendeva a Pietro di Landolfo Frangipane.
1328: Astura appare di Angelo Malabranca, cancelliere di Roma, e, in seguito ad un attacco dei seguaci di Ludovico il Bavaro, viene incendiata; quindi appare posseduta in parti uguali da Giovanni Conti e dallo stesso Angelo Malabranca.
1335: Margherita Colonna (moglie di Giovanni Conti) vendeva la sua metà di Astura all’Ospedale di S. Spirito di Sassia.
1367: L’Ospedale cedeva la metà di Astura agli Orsini, che in seguito ne acquistavano la parte restante.
1383: Astura era ancora un centro abitato di notevole importanza, come è testimoniato tra l’altro dall’assegno attribuitole nell’elenco del sale, che è superiore a quello di Albano.
1426: Antonio Colonna cedeva in permuta agli Orsini Sarno e Palma, ricevendo da loro in cambio Nettuno e Astura.
1594: È di questo anno un atto di vendita di Nettuno e Anzio a Clemente VIII. Nell’atto si nomina anche Astura “cum turri ac porto Asturae”.
1602: Nel portolano di Bartolomeno Crescenzio si nota Astura “con stanze per barche”, segno che il porto era ancora parzialmente utilizzabile.
Da questo momento la torre è destinata, come il Castello di Nettuno, e quindi adeguatamente armata e curata, alla difesa della costa dagli attacchi dei pirati. Ci sono molte testimonianze dell’attività di difesa della Torre di Astura attraverso documenti dei comandanti militari: a volte come vedetta (Foce Verde e Fogliano, pur già previste, ancora non erano realizzate), altre come punto di vera e propria difesa, armata com’era di cannone, e ancora come rifugio per navi inseguite dai pirati.
Il possesso dei luoghi da parte dei Frangipane segna probabilmente il passaggio dalla Torre originaria, sorta sui resti di epoca romana (perschiera e recinto che in periodo medioevale dovevano avere più altezza e consistenza), ad una vera e propria opera di fortificazione, in seguito ulteriormente ampliata. Un ponte in legno permetteva l’accesso al Castello ed un ponte levatoio, o una passerella, lo isolava.
La torre, posta in maniera decentrata rispetto al recinto, spostata verso il mare e con le sue mura di notevole spessore costituiva un baluardo sicuro. La forma in pianta della torre, originariamente quadrata, appare pentagonale in una ricostruzione del XIV sec., in quanto più adatta al tiro incrociato, mentre l’aspetto attuale è dovuto probabilmente ai Colonna e alla necessità di munire ulteriormente il Castello, per metterlo in grado di resistere alle invasioni turche. Per questo la merlatura originaria venne inglobata in un innalzamento delle pareti e le vecchie strutture furono rese più spesse, soprattutto alla base. La torre perse così il suo aspetto visivamente preminente rispetto al complesso. Inoltre l’ingresso al Castello venne spostato su un fianco, attraverso un lungo ponte originariamente ligneo ed in seguito (come appare oggi) in muratura.
Tra la fine del XVIII sec. e gli inizi del XIX sec. venne innalzato un ponte che il Catasto Gregoriano riporta sul fiume Cavata, intendendo per Cavata l’Astura riscavato in un punto di confluenza con un ramo del Moscarello.
Il ponte non risulta completo, forse perché già rovinato o forse perché la parte centrale era realizzata con materiale amovibile, per permettere il passaggio delle imbarcazioni. Restano del “ponte della Cavata diruto” fin dal 1819 consistenti ruderi nell’area vincolata a servitù militare forse in coincidenza di un tratto della via Severiana. Il complesso, posto sull’argine sinistro, è visibile dalla riva destra dell’Astura fino alla foce […] attraverso un percorso obbligato e recintato all’interno del Poligono di Tiro.
Paola De Paolis – Francesco Tetro, La Via Severiana. Da Astura a Torre Paola, Regione Lazio Ente Provinciale per il Turismo Latina, 1986, pp. 4-10
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Astura (dalla preistoria all’epoca romana)
In preparazione della giornata di interpretazione ecomuseale presso l’Astura prevista per domenica 27 settembre, riportiamo alcune annotazioni di Francesco Tetro, referente scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino.
Nell’antichità il toponimo “Astura” si riferiva al fiume di Satricum; veniva chiamato così, insieme ad un’isola, da Plinio; “Stura” da Festo, “Storas” da Strabone, “Isturas” e “Istura” negli Itinerari. “Astura” è stato collegato con il termine greco “Asterìas” (airone) e con “Astir”, “Astur”, l’alleato di Enea ricordato da Virgilio nell’Eneide. Alla foce del fiume si costruì il porto di Satricum con banchine e ormeggi, da lì si poteva raggiungere l’entroterra fino all’importante centro volsco e agli accertati e consistenti resti di insediamenti precedenti (databili a partire dal XIV sec.).
Ma la presenza dell’uomo nella zona risale a decine di migliaia di anni prima; infatti sui rilievi debolmente ondulati, prospicienti il Canale delle Acque Alte, resti di antiche dune e terrazzi fluviali inquadrabili nel Pleistocene Pontino, si è rinvenuta una notevole quantità di oggetti (raschiatoi, piccole punte, bulini, grattatoi, lame, etc.) appartenenti a due facies ben distinte del Paleolitico medio (tipologia musteriana) e superiore (tipologia gravettiana finale): sono quello che rimane di stazioni all’aperto. Gli oggetti attualmente in fasi di studio sono stati raccolti sui terrazzi di un remoto corso d’acqua ed appartengono all’attività di cacciatori neandertaliani, che in cerca di selvaggina si fermarono sulla sommità delle antiche dune e vi insediarono i loro accampamenti. I musteriani prima, gli aurignaziani e altri gruppi del Paleolitico superiore in seguito, frequentarono quindi la regione.
Per un’immagine complessiva degli stanziamenti nell’area pontina è utile una visita al Museo Pigorini di Roma, che espone reperti dalla Preistoria alla Protostoria, oltre che plastici e sezioni-campione del terreno originale con evidenziati gli strati, la cronologia e una ricca documentazione di reperti.
La rada compresa tra il Castello di Astura e la Torre di Foce Verde, protetta dai venti settentrionali ed occidentali, con la foce del fiume offriva le migliori condizioni naturali per un ormeggio sicuro. Per la risalita della via d’acqua sicuramente si utilizzava il sistema del traino fino al centro più importante: Satricum. È facile comprendere come lungo tutto il corso del fiume, che corrisponde alla direttrice Colli Albani-Monti Lepini-Mare, si attestassero i primi insediamenti stabili legati proprio a tale penetrazione. Ma la guerra latina e la distruzione di Satricum fa decadere l’importanza dell’ancoraggio da un punto di vista commerciale, anche se nell’età imperiale il porto è una tappa consueta nei viaggi marittini, come attestano Svetonio e Plinio, accennando ai viaggi di Augusto, di Tiberio e di Caligola.
Successivamente un secondo porto costituirà la dotazione della villa costruita dopo il 45 a.C. sull’insula. La villa, erroneamente attribuita a Cicerone, passò a parte di un praedium (proprietà fondiaria) imperiale (la presenza di un porto di notevoli dimensioni lo proverebbe) e venne coivolta, probabilmente sotto Claudio, nel progetto più generale di ristrutturazione dei porti esistenti.
Cicerone aveva una villa non ancora identificata sulla costa: si ha infatti notizia di un suo soggiorno dopo la morte della figlia Tulliola, e che nel 43 a.C. da lì si imbarcò per Formia.
Della statio romana di Astura sulla Severiana si ha notizia dalla Tabula Peutingeriana, che riporta anche la distanza dalle altre stationes: sette miglia da quella di Antium e nove da quella di Clostris. Lunga tale strada, così chiamata perché sotto i Severi vennero selciati e razionalizzati tratti di viabilità precedente, si attestarono, solo nel tratto Anzio-Astura, una quindicina di ville costiere. Il percorso lungo il mare della Severiana è comunemente accettato e la cartografia antica (G.B. Cingolani, 1692 e G.F. Ameti 1693) mostra una via che ha lo stesso percorso dell’attuale Via Litoranea. Lo stagno parallelo alla Via Severiana e quindi alla duna tra l’Astura e la Torre di Foce Verde, costituendo la prosecuzione del Lago di Fogliano, ricostruibile dalle curve di livello e dalle quote, con andamento provato anche dalla natura geologica del terreno, venne utilizzato certamente come tratto naturale della Fossa Augusta. Il nome di tale fossa è convenzionale, ma corrisponde ad una lunga tradizione ed è perciò accettato da tutti i topografi. Progettata da Nerone, razionalizzava probabilmente strutture di età repubblicana e mettendo in comunicazione i laghi costieri tra loro, dava alle navi un percorso interno, permettendo di evitare la pericolosa navigazione esterna al largo del Promontorio del Circeo.
Paola de Paolis – Francesco Tetro, La Via Severiana. Da Astura a Torre Paola, Regione Lazio Ente Provinciale per il Turismo Latina, 1986

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Giornata Europea del Paesaggio (Rete Ecomusei del Trentino)
L’Ecomuseo dell’Agro Pontino parteciperà alla Giornata Europea del Paesaggio 2020 organizzata dalla Rete Ecomusei del Trentino.
Sono trascorsi 20 anni dalla sottoscrizione della Convenzione Europea del Paesaggio e per celebrare la ricorrenza la Rete degli Ecomusei del Trentino, con il sostegno del Servizio Attività Culturali PAT e il coordinamento scientifico di step – Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio, propongono per il 16 settembre una giornata di confronto con e tra le realtà ecomuseali.
Relazioni di Luca Mori (filosofo e formatore) e Annibale Salsa (antropologo).


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Conoscere l’Ecomuseo: Circeo e Palmarola
Sabato 5 e domanica 6 settembre, nell’ambito delle attività educative “Conoscere l’Ecomuseo”, un gruppo di circa 20 persone si sono imbarcati presso il porto di San Felice Circeo su due gommoni alla scoperta delle grotte del Circeo e dei tesori dell’isola di Palmarola. L’interpretazione è stata affidata alla prof.ssa Paola Ansuini, che da decenni studia quei luoghi. Oltre ad abituali frequentatori delle iniziative dell’Ecomuseo, erano presenti anche referenti e collaboratori dell’Ecomuseo (Prof. Mauro Iberite, Dott. Ernesto Migliori) e il dirigente della Regione Lazio Diego Mantero, archeologo.









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Sabaudia, Museo del Mare e della Costa: visita e presentazione del processo ecomuseale
Sabato 5 settembre presso il Museo del Mare e della Costa di Sabaudia si sono ritrovati diversi protagonisti del processo ecomuseale in Agro Pontino. Da Enrico Forte, consigliere regionale promotore della legge sugli Ecomusei nel 2013, ai dirigenti regionali (Diego Mantero), ai coordinatori, referenti scientifici e responsabili dell’Ecomuseo (Mauro Iberite, Ernesto Migliori, Antonio Saccoccio, Angelo Valerio), a diversi esponenti delle comunità (Giuseppe Lattanzi, Roberto Vallecoccia) e delle associazioni pontine (Onda, Pangea, Memoria Storica di Sezze, Libera Università della Terra e dei Popoli etc.). Dopo una visita al Museo del Mare e della Costa, sede del Centro di Interpretazione locale dell’Ecomuseo, condotta da Paola Ansuini e Giulia Sirgiovanni nel pieno rispetto delle norme anti-covid, si è discusso in particolare del processo di sviluppo locale che è al centro delle azioni ecomuseali. La visione più ricca di prospettive future resta quella del “Paesaggio delle acque e della bonifica”, da anni individuata come chiave di lettura del territorio. Su questo si è registrato ampio consenso da parte degli intervenuti e ci si è dati appuntamento al prossimo incontro programmatico, previsto per il 25 ottobre a Pontinia.









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