Mostra “Voci dalle acque” (descrizione)

Dal mese di giugno 2021 è possibile visitare presso la sala delle esposizioni temporanee del Museo della Terra Pontina di Latina la mostra “Voci dalle acque”, curata da Chiara Barbato, storica dell’arte e referente scientifico dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino.

La mostra consiste in dieci pannelli didattici che offrono coordinate essenziali per la comprensione del paesaggio delle acque in Agro Pontino. Il tema viene sviluppato da angolazioni differenti – cartografia, storia, archeologia, economia, mestieri, religione, arti etc. – e illustrato da immagini che ne rendono immediatamente percepibili i contenuti. La prima parte del percorso è volta a illustrare quel peculiare rapporto che il territorio ha instaurato fin dall’antichità con l’acqua e la necessità di regolamentare la rete idrica a fronte di una naturale tendenza della pianura all’impaludamento. L’acqua è stata sempre un bene fondamentale per le civiltà del passato: lungo gli antichi sistemi di comunicazione fluviale sono nati i primitivi insediamenti stanziali e si sono sviluppate le prime forme di economia. In funzione dell’uso e del controllo della risorsa idrica le popolazioni hanno lottato contro potenziali rivali, localizzato le attività produttive, realizzato grandi opere d’ingegneria. Si riportano gli esempi concreti della città di Satricum, sorta nel IX secolo a.C. nelle vicinanze dell’Astura, e di una via d’acqua interna, parallela all’Appia, il famoso Decennovium citato nella V Satira di Orazio. Una riflessione a parte ha meritato il ruolo dell’acqua in età romana, all’epoca degli imperatori, che scelsero splendide residenze sulla costa pontina per trascorrere periodi di riposo e villeggiatura, senza dimenticare, tuttavia, l’aspetto produttivo: le ville marittime erano sempre completate da una serie di vasche per l’allevamento ittico, le famose peschiere.

Anche dopo il tramonto dell’impero e con l’estendersi delle aree paludose e malariche nel corso del Medioevo, le poche fragili sacche di civiltà attestate in Agro Pontino continuarono a sopravvivere in funzione dell’acqua, come nel caso di Ninfa e di Castrum Concae. Non poteva mancare, nel racconto affidato ai pannelli, la ricostruzione delle vicende delle varie bonifiche che furono tentate dal XVI secolo in poi, ricordando l’importante iniziativa di Pio VI e arrivando, infine, alla celebrata epopea della “redenzione della terra” compiuta sotto il regime fascista.

L’ultima parte della mostra mira a sottolineare gli aspetti più propriamente culturali, antropologici ed etnografici legati all’acqua. Ogni popolo ha attribuito significati sacri e simbolici alla pioggia, alle sorgenti, al mare, ai fiumi e ai laghi e ha costruito intorno al prezioso liquido, dall’antichità pagana all’avvento del Cristianesimo, un insieme di credenze, riti e tradizioni, in parte ancora oggi in uso anche nei paesi lepini. L’acqua è stata, infine, costante elemento d’ispirazione artistica e letteraria e il pannello conclusivo è proprio dedicato alla rievocazione di alcune opere d’arte e di pagine scritte da illustri testimoni che attraversarono il nostro territorio, rimanendone spesso affascinati.

La mostra Voci dalle acque è itinerante e sarà proposta nei prossimi mesi nei diversi centri di interpretazione/documentazione dell’Ecomuseo. L’allestimento, pensato in un’ottica dinamica, consente l’elaborazione di diverse trame narrative in funzione di differenti spazi espositivi e/o specifici eventi culturali. I dieci pannelli didattici saranno posti di volta in volta in dialogo con un secondo livello espositivo, di natura oggettuale o multimediale (fotografie, documenti sonori, filmati etc.), e con un terzo livello, composto dalla presenza viva di informatori locali e persone-risorsa. L’allestimento per il Museo della Terra Pontina è stato predisposto da Chiara Barbato e Antonio Saccoccio, coordinatore tecnico-scientifico dell’Ecomuseo, con la collaborazione della direttrice del Museo Manuela Francesconi.

La mostra didattica è parte del percorso che l’Ecomuseo porta avanti come ente accreditato nell’Organizzazione Museale della Regione Lazio.

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