“I poderi erano tutti uguali”

I poderi erano tutti uguali. O meglio, in realtà la parola podere significherebbe l’intero terreno assegnato ad ogni famiglia di coloni, che variava da dieci a quindici o anche venti ettari di terra, a seconda della fertilità e della possibilità d’irrigazione. Ma noi da subito abbiamo cominciato a chiamare “podere” il casale dove abitavamo; neanche la stalla – che pure era attaccata – o i fienili o i magazzini, ma proprio la casa. Quello era il podere perché sopra – sul fronte che dà verso la strada – su di un angolo al secondo piano, scritto a lettere alte di pietra, c’era: “O.N.C. – Podere n. 517″ – Anno X E.F.“.
O.N.C. vuol dire Opera nazionale combattenti e Anno X dell’Era Fascista vuol dire 1932, dieci anni dalla marcia su Roma, inizio di un’era millenaria che non doveva finire più. Prima c’era stato il mondo di prima, con il disordine, l’ingiustizia e il disprezzo dell’Italia da parte di tutti; adesso s’era aperta un’era nuova, dove il nome di Roma avrebbe trionfato e imposto la sua pace su tutto il mondo. O almeno questo era quello che dicevamo orgogliosi. Sul casale c’era scritto “podere” a lettere di pietra bianca, ripeto – belle grandi sull’intonaco celeste – e quindi noi i casali li abbiamo chiamati allora e per sempre “poderi”.

Il nostro stava – come sta tuttora – sulla Parallela Sinistra, la strada che costeggia parallelamente il Canale Mussolini nel tratto che da ponte Marchi attraversa l’Appia prima e la Provinciale poi. […]

I poderi – ossia i casali – erano tutti celesti. A due piani. Col tetto a due falde e capriate di legno. Tegole rosse alla marsigliese. Grondaie per la raccolta dell’acqua e discendenti. Sopra il tetto il comignolo grosso – tondo – in cemento prefabbricato, uguale per tutti. Le finestre nuove di zecca erano verniciate di verde e non avevano persiane ma, all’esterno, zanzariere – reti metalliche a maglia finissima che impedivano l’accesso agli insetti – poi i vetri e dietro, all’interno, gli “scuri” di legno verniciati chiari, pannelli che richiusi non lasciavano filtrare la luce.

[tratto da Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, 2010, pp. 205-206]

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