Archivi categoria: Ecomuseo dell’Agro Pontino

Riparo Roberto e Chiesa della Madonna dell’Appoggio (video con drone Mavic air 2)

Riprese del Riparo Roberto e della Chiesa della Madonna dell’Appoggio (Sezze – LT), realizzate con drone Mavic air 2. Riprese e montaggio di Roberto Vallecoccia per l’Ecomuseo dell’Agro Pontino e l’Associazione Memoria Storica di Sezze.
Riparo Roberto fu scoperto dall’antropologo Marcello Zei e prende il nome dal figlio dello studioso. All’interno disegni a carboncino raffiguranti cervide e figure antropomorfe.
I ruderi della Chiesa della Madonna dell’Appoggio sono in stato di totale abbandono. All’interno tracce di un affresco raffigurante una Madonna con Bambino.

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Notte europea dei ricercatori: “L’utilizzo delle erbe tra alimentazione e cura”

Conversazioni pontine: Felice Cipriani

(Antonio Saccoccio) Buongiorno Dott. Cipriani, lei è l’autore de “Lo strano delitto di don Cesare”, con la prefazione di don Luigi Ciotti. Da dove è nato il suo interesse per don Cesare Boschin e la torbida vicenda della sua uccisione?

(Felice Cipriani) Era l’estate del 2015 e mi trovavo in vacanza a Sappada. Ogni mattina mi recavo dal giornalaio per acquistare un quotidiano. Una mattina, appena entrato notai sul bancone del negozio un libro che parlava di bonifica pontina. Interessato e studioso della bonifica, acquistai il libro. La sera nel leggerlo noto che c’è un capitolo riguardante l’uccisione, avvenuta nel 1995, di un sacerdote parroco di Borgo Montello: Don Cesare Boschin. La cosa oltre che a rattristarmi m’incuriosisce, anche per i temi ambientali che sono connessi a quest’omicidio. Una volta tornato a Roma mi riprometto di saperne di più e inizio le ricerche, i viaggi e le visite a Borgo Montello.

(A.S.) Don Cesare veniva dal Veneto e si era integrato alla perfezione in Agro Pontino. Qual era il suo rapporto con la comunità locale?

(F.C.) La Comunità originariamente e storicamente è veneta. Nel corso degli anni si sono aggiunti gruppi provenienti dalla Tunisia, quando questo Paese ha recuperato l’indipendenza e per gli italiani lo spazio si era ristretto. Poi sono arrivati profughi dall’Istria e… camorristi, ma la caratterizzazione veneta è rimasta. Don Cesare era un parroco che viveva intensamente con i parrocchiani. Girava per le campagne con la sua Fiat 127, portava il settimanale “Famiglia Cristiana”, si fermava a parlare, prendere un caffè e l’inverno alle famiglie più bisognose portava calzettoni, maglioni. Ha aiutato molti giovani all’avviamento al lavoro nelle fabbriche durante gli anni Sessanta e Settanta che non mancavano in provincia.

(A.S.) Quali sono state le fonti che ha utilizzato per il suo libro? Ha trovato persone disponibili ad aiutarla in questa sua ricerca?

(F.C.) Ovviamente quanto scrisse la stampa locale nel periodo dell’omicidio, documenti delle pubbliche amministrazioni e testimoni. Sì, ho trovato amici di Don Cesare e parrocchiani di Borgo Montello, che mi hanno detto tante cose che sono state utili per il libro che ho scritto.

(A.S.) Don Cesare, la discarica, il comitato di Borgo Montello. Cos’ha scoperto e cosa resta da scoprire?

(F.C.) Il delitto è connesso con la discarica, una delle più grandi d’Italia, una vergogna nazionale. Su questa discarica è emerso il ruolo della malavita organizzata, come la camorra. Non è chiaro il ruolo delle nostre Istituzioni, perché nonostante le denunce dei cittadini e le informative di Carmine Schiavone del clan Casalesi, lo Stato inteso in Regione, Agenzia Regionale per l’Ambiente e Forze dell’Ordine non ha mai effettuato gli scavi giusti per ritrovare i fusti con sostanze chimiche i cui luoghi furono segnalati dallo steso Schiavone. Perché? La scoperta più sconcertante è stata quella che nel corso delle indagini non furono ascoltate le persone più vicine al parroco e che abitavano vicino la canonica. Perché? Don Cesare negli ultimi giorni prima di morire era molto preoccupato e aveva paura. Così confessò a persone a lui vicine. Si è cercato di capire perché aveva paura?  Sono stati controllati gli atti relativi alle compravendite dei terreni per l’individuazione dei reali proprietari delle attività imprenditoriali ubicate a ridosso della discarica stessa e se fosse corrisposta al vero la notizia secondo cui si sarebbe voluto realizzare nella stessa zona di Borgo Montello un mega-inceneritore per rifiuti urbani e speciali? Il mio libro è servito a far riaprire le indagini che però sono state frustrate dal fatto che la Procura aveva distrutto i reperti. Perché?

Don Cesare Boschin (1975)

(A.S.) Infine, è importante anche sapere chi è l’autore del libro su don Boschin. Chi è Felice Cipriani, quali i suoi interessi? Lei, maentino di nascita, è molto interessato a tutto quello che riguarda la memoria e l’Agro Pontino. Può dirci qualcosa in più?

(F.C.) I miei interessi sono legati all’ambiente e alla Memoria. Credo, di essere stato il primo a organizzare, nella capitale, come segretario del Comitato di uno dei più disastrati quartieri di Roma, urbanisticamente parlando, quello di Cinecittà, una manifestazione per il “Verde” nel lontano 1970. Sono stato tra i fondatori degli “Amici del Tevere”, dell’Associazione “Amici dei Monti Lepini”, Comitato Ambiente Sperlonga, L’Altritalia Ambiente. Per tanti anni la mia attività giornalistica e non solo mi ha portato a occuparmi di questioni internazionali e di Paesi come Russia, Cambogia, Cile e quelli del Medio Oriente. Abbandonato il lavoro dipendente, ho iniziato a scrivere libri sulla Memoria e sul recupero di storie di persone che avevano meritato ed erano state dimenticate dalla storiografia. Non sto a elencare le storie e i titoli dei libri, posso dire che il mio impegno ha contribuito alla concessione di medaglia d’oro al Merito Civile alla Memoria, alla riabilitazione di contadini condannati nel 1881 ingiustamente e alla riapertura di indagini come nel caso di Don Cesare Boschin. Poi mi sono concesso qualche licenza spericolata, scrivendo su San Tommaso D’Aquino e le sue presenze a Maenza. In merito all’Agro pontino posso dire di averlo considerato sino a trent’anni fa uno degli angoli più belli d’Italia e mi sono speso per salvaguardarlo sotto vari vesti. Ho contribuito a recuperare e salvare dalla distruzione i progetti di Sabaudia e con amici architetti organizzarne una mostra a Londra presso la Facoltà di Architettura. Di questa città ho parlato in convegni nazionali quando era difficile parlare dell’architettura fascista. Ho denunciato sui giornali la pericolosità della Pontina, la tentata navigazione del lago di Paola, il porto turistico a Lago Lungo, la porcilaia a Sonnino. Per ultimo a un convegno del 1980/81 promosso dal comune di Latina sulla “città stellare” con l’architetto Paolo Portoghesi denunciai le infiltrazioni della malavita nelle attività turistico-commerciali nella provincia.

Felice Cipriani (2019)

(A.S.) Lei ha qualche proposta per il presente e il futuro dell’Agro Pontino?

(F.C.) Ricucire la città di Latina con i borghi, non con il cemento ma attraverso attività connesse con la cultura, mostre, concerti, teatro, agroalimentare, mercati km zero e non centri commerciali e poi corridoi verdi che raccontino la storia e preservino qualcuno dei “poderi”. Realizzare il treno metropolitano da Roma a Latina città, migliorare la condizione e la sicurezza della Pontina e farne una superstrada con tre corsie da Spinaceto a Pomezia. Tutelare le architetture delle città di fondazione e dei borghi. Adoperarsi per creare una Facoltà di Architettura a Sabaudia e fare di Latina una città dei congressi. Promuovere uno studio serio sull’utilizzo dell’acqua per fini agricoli e scongiurare che ci sia negli anni a venire una salinizzazione delle acque dell’Agro Pontino. Lavorare per una maggiore sussidiarietà e complementarietà tra i centri Lepini e l’Agro pontino… che mi sembra un po’ difficile vista l’aria che tira in termini di capacità progettuale della classe politica e delle pubbliche amministrazioni. Bisogna saper sognare, sperare e credere fermamente che i sogni si possano realizzare.

(A.S.) La ringrazio davvero per la sua disponibilità. Le sue parole agiranno certamente da pungolo per le nuove generazioni.

A Sabaudia l’Ecomuseo entra nelle aule scolastiche

Oggi si è svolto il primo di sei incontri on line rivolti agli studenti delle scuole di Sabaudia per conoscere la vegetazione che caratterizza il paesaggio dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino. Due operatori sul campo si sono collegati con la scuola e hanno interagito con i bambini grazie alla LIM (lavagna interattiva multimediale). Prima del collegamento ogni alunno ha ricevuto un pacchetto con le foglie di alcune delle piante che hanno poi scoperto tramite la visita guidata virtuale. In questo modo bambini e ragazzi hanno potuto vedere da vicino, toccare, odorare le foglie e, contemporaneamente,  rispondere alle sollecitazioni degli operatori e fare domande e richieste a loro volta. Oggi hanno fatto la loro visita virtuale i bambini delle classi seconde delle scuole primarie, nei prossimi giorni saranno coinvolti anche i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado. Le scuole coinvolte nelle attività sono l’Istituto Comprensivo Orsolino Cencelli e l’Istituto Omnicomprensivo Giulio Cesare.

Sopralluogo con drone al Riparo Roberto

Questa mattina Roberto Vallecoccia ha effettuato fotografie e riprese video del Riparo Roberto e della Grotta Jolanda con un drone professionale Mavic air 2 decollato dal versante opposto a circa 400 metri dal riparo. Il Mavic air 2 fa riprese a fotografie e riprese a 4 e 8 k. Per Vallecoccia, non nuovo a questo tipo di riprese sul territorio lepino e pontino, l’utilizzo dei droni permette di effettuare sopralluoghi in zone impervie e rocciose riducendo al minimo l’impatto sul territorio.
Riparo Roberto e Grotta Jolanda furono scoperte dall’antropologo Marcello Zei e prendono il nome rispettivamente dal figlio e dalla moglie dello studioso.
Il video è in fase di montaggio, sarà disponibile nei prossimi giorni.
Roberto Vallecoccia è referente dell’antenna di Sezze dell’Ecomuseo e presidente dell’associazione Memoria Storica di Sezze.

Antonio Ventre, casaro pontino

Qualche scatto effettuato durante le riprese presso il Caseificio Feudo. Antonio Ventre, casaro da oltre cinquant’anni, è stato immortalato nel momento della filatura della cagliata. In pochi minuti dalla cagliata triturata vengono fuori decine di nodini, trecce, mozzarelle, scamorze di bufala.

Il documentario sarà disponibile da novembre sul canale youtube dell’Ecomuseo.

Blocchi rompi-flutti preparati per la foce del Rio Martino (fotografia storica)

I blocchi rompi-flutti preparati per la foce del Rio Martino (indicazione riportata sul retro della fotografia). Primavera del 1933 (sul retro)
Dall’Archivio Fotografico Digitale della Libera Università della Terra e dei Popoli.
Provenienza e proprietà: Archivio del XX secolo (Latina).

L’annessione al Regno d’Italia di Sonnino e delle province romane (plebiscito del 2 ottobre 1870)

“Dichiariamo la nostra unione al Regno d’Italia sotto il governo monarchico costituzionale del Re VITTORIO EMANUELE II e de’ suoi Successori”.

Alle ore 10 antimeridiane del 2 ottobre 1870 si aprirono i seggi e le operazioni di voto durarono tutta la giornata. I cittadini di Sonnino segnando a scrutinio segreto il Sì o il No su una scheda stampata decisero il futuro del paese nel Regno d’Italia. Tutti i sonninesi di sesso maschile che avevano compiuto il ventunesimo anno di età, domiciliati nel comune e che si trovavano nel godimento dei diritti civili, furono ammessi al voto. Furono esclusi i condannati per frode, furto, bancarotta e falsità, ed anche coloro dichiarati falliti per sentenza.
A garantire il voto a tutti nel comune furono formate le liste dei cittadini chiamati a votare. Sembra incredibile, ma il destino di appartenere all’Italia fu deciso da un voto libero e segreto. Ciascuno votò dichiarando il suo nome che venne annotato in un’apposita lista da uno dei membri componenti l’ufficio o dal segretario del seggio. Le regole del voto furono le stesse delle nostre consultazioni referendarie per cui è possibile affermare che sono 150 anni che i cittadini delle nostre contrade votano nel rispetto di regole sicuramente democratiche. A garanzia del voto ordinato il Presidente di ciascun seggio fu incaricato del mantenimento dell’ordine pubblico, a sua disposizione aveva a disposizione la guardia cittadina e nessuna forza armata poteva essere collocata nella sala della votazione senza la richiesta dello stesso Presidente.
Chiuso lo scrutinio, fu eseguito pubblicamente lo spoglio dei voti, facendo risultare l’esito della votazione in un apposito verbale firmato dai membri presenti nell’ufficio di Presidenza. A Sonnino votarono in 234 su 263 aventi diritto, i No furono solamente 2 mentre i Sì, che misero fine alla millenaria storia delle Terre di Confine, furono 232. I verbali con i risultati parziali furono portati dai sonninesi Stefano Tucci e Luigi Grenga alla Giunta Provinciale di Governo di Frosinone, dove in seduta pubblica fu fatto lo spoglio generale e proclamato il risultato. Nella provincia di Frosinone su 32.288 inscritti nelle liste elettorali, i votanti furono 25.964. Votarono Sì in 25.645, votarono No solo in 319.

Giuseppe Lattanzi

Sonnino celebra i 150 anni dall’ingresso nel Regno d’Italia con un convegno presso il Museo delle Terre di Confine

Venerdì 2 ottobre alle ore 18, presso la Sala delle Torce del Museo delle Terre di Confine di Sonnino, un convegno celebrerà i 150 anni dell’ingresso del Comune di Sonnino nel Regno d’Italia. Interverranno il sindaco Luciano De Angelis, la Dott.ssa Maria Teresa Olivieri, il prof. Giuseppe Lattanzi, la prof.ssa Elisabetta Grenga.

Giornate Europee del Patrimonio 2020 (presso il Museo della Terra Pontina, Centro d’Interpretazione dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino)

Sabato 26 e domenica 27
settembre si celebrano in Italia le GEP – Giornate Europee del Patrimonio
(European Heritage Days), la più estesa e partecipata manifestazione
culturale d’Europa. Visite guidate, aperture straordinarie, iniziative
digitali saranno organizzate nei musei e nei luoghi della cultura, seguendo
il tema “Imparare per la vita”.
Il tema
“Imparare per la vita” è lo slogan scelto dal MiBACT,
prendendo spunto da quello proposto dal Consiglio d’Europa
“Heritage and Education – Learning for Life”, per richiamare i
benefici che derivano dalla esperienza culturale e
dalla trasmissione delle conoscenze nella moderna società.
La proposta, infatti, è quella di riflettere sul ruolo che la
formazione ha avuto, e continua ad avere, nel passaggio di
informazioni, conoscenze e competenze alle nuove generazioni, e
sul valore che il sapere tradizionale può assumere in rapporto
alle inedite sfide del presente e al crescente peso della moderna
tecnologia. E ciò tenendo conto tanto degli elementi di intrinseca
specificità dei diversi contesti territoriali quanto dell’importanza
che saperi, tradizioni, esperienze locali hanno avuto, a vario
livello, nella creazione di un patrimonio culturale riconosciuto e
condiviso.
In questa prospettiva i luoghi della cultura sono chiamati a
giocare un ruolo di primo piano, essendo il patrimonio storico-artistico veicolo di conoscenza del passato, di riflessione
sull’attualità, di ispirazione per il futuro. Particolare significato
assumono le iniziative proposte dai musei sulla base di un
percorso condiviso con le comunità e gli enti depositari delle
tradizioni e dei saperi locali, ma anche le attività organizzate in
sinergia con le scuole e le università, volte a costruire un nuovo
racconto museale che tenga conto delle attuali esigenze formative
e, al contempo, delle istanze di conoscenza espresse dalle nuove
generazioni.